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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo VIII - Parte IV PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Qui vi devo lasciare, altezza e consigliere e gentile madamigella. Il mio posto è insieme agli altri Paladini al centro della battaglia. – Sirwilm prese congedo dal gruppo per rientrare al suo posto - Non temete, signori, sapremo ben comportarci. Molto sangue nemico verrà versato da queste parti, ne potete essere certi. I Paladini hanno motivo di dare il meglio di loro stessi… al di là di quanto voi possiate pensare. Per la Terra, per l’amore che portiamo a questo pianeta, per i debiti di riconoscenza contratti con tutta questa gente, per l’onore di qualcosa che non è qui ma abbiamo l’onore di rappresentare. No, non fateci domande a cui sia io che Diego non possiamo rispondere… almeno in questo momento. Verrà sicuramente il momento in cui capirete di cosa mai stesse sproloquiando il vostro istruttore ed amico, principe Augusto e madamigella Inge. Non oggi… non oggi, adesso è il momento di far parlare le armi. Consigliere Xyfs, non cercate di capire; è troppo anche per voi. Vi affido piuttosto questi due, possa la vostra saggezza di drago prevenire le loro sicure avventatezze. –
- Per il Supremo potete contarci, cavaliere. Gli amici non si abbandonano mai. –
- Diego, hai sentito? Un drago definisce amici due uomini… è veramente il momento finale di questa lunga interminabile guerra. –
E girati i cavalli i due Paladini si avviarono con calma verso le linee della Guardia.


- Sirwilm, sei riuscito a capire cosa abbiano fatto alla porta? E sopra tutto è ancora utilizzabile? –
- Sì, Diego. Quel drago ha avuto una intuizione incredibile e una sagacia che fa onore alla sua razza. Non solo non ha distrutto la porta, ma semplicemente disattivata. Ma ha fatto in modo che potesse essere di nuovo resa operativa con semplicissimi accorgimenti. Relazionerò te e gli altri appena saremo in posizione e lontano da orecchi indiscreti. Ti dico solo che pur non avendo alcuna competenza di ingegneria spaziale, ha operato come un esperto del settore. Lo definirei un individuo degno di sedere tra i nostri migliori esperti, se avesse la preparazione giusta. Non siamo isolati su questo mondo, Diego. Esiste ancora la possibilità di ricongiungerci con il nostro mondo. –
E spinsero i cavalli a passo più solerte verso i loro compagni.


L’arrivo del gruppo dei due comandanti era atteso dal successivo esercito di Pianofelice. Definire boato l’urlo che li accolse sarebbe poca cosa.
I fanti attendevano nelle loro divise porpora bordate d’oro con una lorica di cuoio che sfrangiava verso il basso come un gonnellino. Avevano spade corte da corpo a corpo e scudi rettangolari. Erano muniti di elmi anch’essi in cuoio con protezioni mascellari. Loriche, scudi ed elmi erano rafforzati ed abbelliti da ornamenti bronzei. Al centro del petto e sullo scudo portavano in rilievo le insegne della provincia: spighe di grano legate che si allargavano a corona. I comandanti delle compagnie erano facilmente individuabili in quanto i loro elmi, come segno del loro rango, avevano una cresta di setola dura color porpora.
L’armatura dei cavalieri differiva poco da quella dei comandanti di compagnia; come segno di riconoscimento, sul davanti degli elmi appena sotto la connessione della cresta di setola recavano i simboli della città di provenienza. Questi, per la gran parte teste di animali, erano riportati anche sul quarto franco degli scudi ovali. Sul lato sinistro posteriore della sella erano fissate due aste da lancio.


Subito dopo gli squadroni di cavalleria dei Pianofelice era schierato l’esercito del Sunland. Da lontano poteva dirsi di scorgere un invaso. Tutti, indistintamente, vestivano semplici tuniche blu scuro con le teste coperte completamente da teli dello stesso colore che lasciavano scoperti solo gli occhi, tutti di un azzurro intenso. La minima parte del naso e le mani scoperte lasciavano intravedere il colore della pelle leggermente scuro. L’assoluto silenzio con cui accolsero il gruppo che li ispezionava venne rotto solo da un rumore, come quello di un forte vento, prodotto dal vorticare delle spade ricurve di cui erano dotati e che avevano alzato ad un cenno dei loro comandanti. Al braccio portavano scudi tondi con disegnato il sole al centro di essi.
I cavalieri vestiti e armati allo stesso modo della fanteria montavano cammelli. Anche essi stazionavano in attesa della battaglia nel silenzio più assoluto, seduti sulla groppa degli animali a loro volta accoccolati sulle zampe.
La loro ferocia era pari solo al loro coraggio. Tra i reduci della battaglia di quaranta anni prima nessuno aveva dimenticato come si fossero gettati contro un numero soverchiante di orchi, che stava aggirando lo schieramento umano, facendone scempio. Questo aveva permesso agli altri eserciti di correggere la posizione in campo e di sconfiggere successivamente il nemico.
“Silenziosi e fedeli” pensò il principe Augusto orgoglioso di quanto vedeva “Pronti a morire per il loro re e il loro onore”.


I suoi ragionamenti furono infranti dal clamore che proveniva dalle file delle compagnie dello Chateaux du Lac. I soldati della provincia avevano inscenato una sorta di balletto propiziatorio all’avvicinarsi dei sette.
“I soliti giocherelloni” pensarono gli umani del gruppo e in principal modo il giovane principe, ricordando i giorni in cui aveva soggiornato dalle loro parti in visita ufficiale “Speriamo solo che non trascendano come loro solito.”
La situazione era al momento troppo grave per le solite trasgressioni, ma la loro giovialità fece comunque contrasto con l’austero silenzio dei guerrieri del Sunland.
- Non farti fuorviare dalla loro allegria, sono dei gran combattenti – si rivolse ad Inge che guardava perplessa quelle pantomime chiaramente allusive.
- Sapranno morire con il sorriso sul volto – la voce possente di Xyfs si sentì alle loro spalle e Augusto guardò con rinnovata ammirazione il suo recente compagno. Sembrava conoscere molte cose.
I guerrieri dello Chateaux du Lac vestivano lunghe tuniche bianche che coprivano la protezione delle maglie di ferro. Sul davanti della tunica portavano la raffigurazione di una torre a simbolo della provincia. Armati di spade seghettate e di mazze di ferro, portavano calotte di ferro e scudi sbarrati gialli e neri.
La cavalleria, oltre ad una corazza sul busto, era armata di falcioni e portava elmi con vistosi pennacchi variopinti. Gli scudi completamente gialli portavano al centro gli stemmi delle città di provenienza.

Accanto a loro l’altro spazio vuoto a ricordo della mancanza dell’esercito dello Sturmland.
- Chissà come se la staranno cavando nello Sturmland? – Inge espresse ad alta voce il pensiero di tutti – Quanto sarebbero serviti oggi! –
- Già – fu il laconico commento del drago.
- Hai ragione, mia cara. Mio padre mi ha raccontato più volte dei loro atti di coraggio durante l’ultima campagna contro i nemici dell’Umanità… - disse il principe e subito si gelò; gli sturmlandiani avevano avuto di fronte le centurie dragoniane - …oh, scusami amico… ho parlato senza riflettere –
- Secoli di incomprensione sono difficili da accantonare. – chiuse il discorso il consigliere.
La necessità di rispondere agli evviva dei soldati di Puerto Alto evitò ulteriori imbarazzati commenti a tutti.
Nessuno tra i guerrieri di questa provincia poteva dimenticare di fronte ad Inge che donna Letitia, sua madre, era stata la più bella donna della loro terra. In cuor loro con quelle grida rendevano omaggio a madre e figlia contemporaneamente. Inge non aveva alcunché da invidiare a sua madre.
Gli effettivi dei vari reggimenti vestivano casacche verde mare e su di esse era disegnato un ippocampo coronato simbolo di Puerto Alto. Armati di strane spade da abbordaggio, che tradivano la loro provenienza di gente di mare, in capo portavano elmi con visiera fissa con protezioni posteriori molto a punta. Gli scudi dello stesso colore delle casacche avevano al centro l’ippocampo coronato.
I cavalieri indossavano corazze bordate d’oro come in oro era il simbolo della provincia sul petto. Armati di spade a striscia, portavano scudi identici a quelli della fanteria. Gli elmi erano integrali con calata mobile a punta di passero.

Erano finalmente arrivati allo schieramento del Riverland. Questo era il più particolare dell’intera Armata umana. La fanteria era formata soltanto da uomini. Essi erano vestiti soltanto di maglia di ferro con un grande mantello blu ed un elmo sempre di ferro ornato con due corni di bue. Erano armati di spade diritte, pugnali alla cintola e grossi scudi circolari ornati da stelle in rilievo.
La cavalleria, che montava bufali d’acqua, era formata completamente da donne. Erano vestite con cotte di maglia di ferro. Esse non portavano scudi o corazze se non sui seni. Le amazzoni del Riverland, armate di spade ricurve, erano famose per le loro cariche che avevano travolto, durante i secoli, in pratica qualunque schieramento nemico. Le loro cavalcature, i bufali, erano addestrate a caricare a testa bassa anche dopo l’eventuale perdita della loro guerriera. Gli avversari avevano imparato, a loro spese, a temere le bandiere dei corvi blu cerchiati di rosso delle amazzoni della provincia.

Se sino ad allora erano stati accolti dalle urla dei soldati e dei loro comandanti, ora arrivati sul lato estremo destro dello schieramento fu un boato che accompagnò l’arrivo del drappello di fronte all’esercito del Weissland. Come in un crescendo sinfonico più il gruppo si avvicinava al centro dello schieramento più il boato si faceva alto; e continuò sino al momento in cui finita l’ispezione i sette si riportarono al centro presso il posto di comando.
I fanti portavano corazze su casacche rosse. I comandanti di compagnia vestivano casacche bianche. Spade corte da corpo a corpo per i fanti, lunghe per i comandanti. Tutti portavano elmi a casco conico con carnaglio e scudi a goccia, fasciati bianchi e verdi con al centro un fiordaliso.
I cavalieri portavano elmi con visiera mobile e carnaglio, una corazza argentea ed erano armati con spade lunghe. Portavano scudi a goccia interamente verdi con il decoro del fiordaliso in alto a sinistra.
Come si furono posizionati al centro dello schieramento del Weissland, i due aiutanti di Xyfs fecero un cenno verso le alture. Con un movimento a seguire, che denunciava una pratica di anni, le centurie dei draghi presero il volo una dietro l’altra e veleggiarono verso il punto dove si erano fermati i comandanti sul campo. Sfilarono per parecchi minuti per andare poi a posizionarsi sopra ogni esercito umano alla sinistra di quella posizione. Come l’ultima centuria ebbe fatto il suo omaggio ai due comandanti e si posizionò sopra l’esercito del Weissland, l’intera Armata cominciò a picchiare le spade sugli scudi e si levò il nuovo grido di guerra degli uomini e dei draghi finalmente uniti per la loro libertà:
- Per sempre, ovunque e comunque. Per la Terra! –

Non pochi tra gli uomini lo stavano urlando con chiari segni di commozione e se quegli strani sibili che provenivano dal cielo sopra di loro non rappresentavano l’esatta traduzione della commozione umana, si disse Augusto, lui non capiva alcunché della psiche di un guerriero.

Dall’alto della collina che dominava il campo di battaglia, Ydzz e re Leandro guardavano la scena ed entrambi stavano pensando la stessa cosa del giovane.
- Ringrazio il Signore di aver potuto assistere a questa scena, Ydzz. –
- Già, anch’io portavo dentro di me questo desiderio, re Leandro. Non posso fare a meno di pensare a Thera… -
- Cosa? Quale altra diavoleria mi nascondete, mio buon amico? –
- Nulla… nulla… re Leandro. E’ solo una storia vecchia, molto vecchia adatta ad un vecchio come sono io -

Al di là delle linee dell’Orda, non erano certo sfuggiti a Nagash i movimenti delle truppe avverse, i gridi di incitamento dei vari reparti, il boato finale quando quegli infidi nativi con le ali si erano posizionati sugli eserciti di quelli senza. Non poteva nascondere certo a sé stesso come per un attimo avesse sperato che quelli con le ali, in memoria di tante battaglie contro quelli senza, piombassero loro contro dall’alto. Ma il fatto avrebbe solo reso più facile la sicura vittoria che la Tenebra si apprestava a cogliere contro quei miserabili. La Tenebra avrebbe quanto prima annoverato un altro mondo nel suo Impero e lo donava a lei lui, Nagash Principe Demone del Caos. Sì, già si vedeva chinarsi… e sì doveva purtroppo farlo, era il cerimoniale… di fronte al grande Melkior II per ricevere le sue congratulazioni per la conquista e l’investitura a sovrano di Terraqua tra l’ammirazione dei più e, sicuramente, l’invidia di molti altri.

 
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