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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo VII - Parte II PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

Quando I Paladini si gettavano sul nemico, il mulinare delle lame di luce aveva lo stesso effetto delle falci sulle messi in un campo di grano. Braccia, teste, gambe dei componenti l’orda in testa alla colonna nemica volavano da ogni parte e solo la pressione delle truppe che seguivano impediva fuga e panico di orchi e principi demoni investiti da tale cataclisma. Negli spazi così creati dai loro comandanti si gettavano i guerrieri umani continuando ad alimentare la catena di morti nemici ed il panico nelle file degli stessi. Un ulteriore effetto delle repentine azioni dei Paladini, anche se in tutta onestà non voluto, era quello di non lasciare testimoni dell’uso delle lame di luce. Chi ne veniva a contatto, ovvero ne intuiva la natura, veniva falciato dalle stesse o veniva colpito alle spalle e finito dai guerrieri umani, che seguivano, nel disperato ed inutile tentativo di sfuggire il pericolo.
Questa enorme disorganizzazione delle orde era di enorme aiuto alle truppe umane. A volte in seguito a due o tre cariche consecutive, il disordine creato era talmente alto da costringere le forze della Tenebra a fermarsi per riorganizzare le fila. Questo fatto aveva permesso agli uomini di rallentare di molto l’avanzata delle orde, ma il numero degli inseguitori era di almeno dieci volte quello degli inseguiti e qualunque azione di valore non poteva spostare il rapporto di forze. Il risultato finale per gli uomini sembrava essere solo: morire con onore… morire portandosi dietro il maggior numero di nemici possibile… ma pur sempre morire. Comunque l’ordine era ritirarsi in buon ordine e, rallentando il nemico, portarlo all’intersezione del Greenriver con il Tabro.

Infine i Paladini riuscirono a condurre le loro truppe sino alla congiunzione dei due fiumi e senza eccessive perdite. La serie dei valloni stretti era finita e il paesaggio era lì leggermente differente. Al di là dei fiumi iniziava la Grande Pianura; lì le alture spezzavano solo di tanto in tanto la monotonia del terreno pianeggiante e questo era l’ultimo punto in cui le alture erano in buon numero. Le vallate che si aprivano erano ampie e non più strette. Nessuna di esse era adatta alla tattica sino al momento usata dagli umani, né poteva contenerne una ordinata ritirata.
Dopo l’ennesima carica per ritardare l’avanzata nemica (e questa volta di una ferocia quasi disperata), i Paladini si riunirono nella grande valle alla confluenza dei fiumi e ordinarono alle brigate di dividersi in gruppi bilanciati di arcieri, cavalieri e fanti e dirigersi ordinatamente ognuno verso le varie vallate che si aprivano come a raggiera da quella principale.
Questo movimento non era di certo sfuggito al comandante l’avanguardia dell’Orda. Egli aveva sperato per un attimo in un comico e patetico tentativo di quell’esercito di pezzenti ignoranti dell’arte militare di contrastarlo armi alla mano. Poi si era rassegnato a proseguire l’inseguimento tra quelle brulle alture. Ciò lo costrinse a chiamare a raccolta i suoi comandanti per dividere, a sua volta, le forze. A malapena riuscì ad organizzare una divisione equilibrata, i suoi fremevano per precipitarsi a versare il sangue nemico. Per la verità anche lui condivideva questa frenesia; l’idea di essere l’unico vincitore della battaglia di Terraqua lo galvanizzava. Forse qualche altro comandante della Tenebra avrebbe atteso l’arrivo del grosso dell’armata per lanciarsi tra quelle vallate; ma così avrebbe diviso il merito della vittoria con qualcun altro. Lui mai! Un capo orco forse, non un principe demone; e poi cosa potevano quei miserabili primitivi contro la potenza delle sue truppe che avevano già sbaragliato le possenti armate della Luce?

- Avanti senza pietà. Nessun prigioniero! – tuonò ai suoi generali che grugnirono all’unisono in risposta.
- Sangue in onore della Tenebra! –
- Sangue in onore della Tenebra! –

Le orde urlando e al suono di corni e tamburi si lanciarono nelle vallate all’inseguimento degli umani che avevano ottenuto un discreto vantaggio. La loro corsa, comunque, li portò a ridosso delle ultime file di fuggitivi. Mentre i primi stavano per incrociare le spade, gli ultimi penetravano nelle vallate.
Ed in quel momento accadde l’impensabile: le alture ai lati dell’Orda scomparvero ed al loro posto apparvero rilievi più piccoli letteralmente coperti dagli eserciti degli umani. Quelle che erano state le alture ora veleggiavano più alte vomitando palle di fuoco sulle forze della Tenebra.
Mentre cadeva avvolto da quelle fiamme alla testa della sua Orda dove la sua vanagloria l’aveva condotto, il principe demone comandante ancora doveva capire cosa fosse successo.


- Grande vittoria, consigliere. Ottima, veramente ottima. Il comandante avversario è caduto senza ragionare nella vostra trappola – si compiacque di dire re Leandro al suo alleato.
- Già, senza ragionare. – commentò Ydzz decisamente contrariato – Se avesse atteso qualche rinforzo, se fosse stato più prudente o meno vanaglorioso, avremmo ora di fronte meno nemici. –

La carneficina dell’avanguardia delle forze della Tenebra si era appena compiuta. Non uno di quei tracotanti orchi e principi demoni era sopravvissuto. L’urlo “nessun prigioniero” era stato perfettamente udito da tutti e la reazione era stata proporzionale alla paura che aveva toccato uomini e draghi.
Sia gli uni che gli altri avevano dovuto sopportare quasi venti ore di mimetizzazione. Gli uomini al buio all’interno delle false colline create dall’immobilismo dei draghi tutti intorno a loro. I draghi a combattere con la loro fobia del contatto tra esseri viventi della propria o di altre specie. Il nervosismo era cresciuto di ora in ora e con teso la tensione tra l’altro di doversi fidare degli antichi avversari. Solo l’incoscienza e la tracotanza dei nemici aveva impedito di rendersi conto delle crepe venutesi a creare nelle mimetizzazioni.

- Non potremmo di nuovo usare questo stratagemma, consigliere? – tentò speranzoso il re.
- No, e per due motivi. Il primo è che, anche se il grosso dell’armata nemica è a circa sei ore di marcia da qui e quindi non può aver visto alcunché di ciò che è successo, la presenza dei cadaveri sul campo farà ragionare anche il più incosciente tra i comandanti avversari. Il secondo è che avremmo semmai potuto rimimetizzare almeno le centurie della Razza per un intervento a sorpresa, magari alle spalle, ma la presenza e la fuga di quei topi con le ali che voi homi chiamate pipistrelli e che sono l’equivalente dei vostri falchi messaggeri, avrà già avvisato il comando nemico della nostra alleanza. Qualcuno con un briciolo di intelligenza ci sarà pure stato in quella massa di idioti assetati di sangue e di gloria… purtroppo. –
- Avete ragione. Non ci resta che schierare gli eserciti come già deciso. Faremo suonare i segnali dai nostri araldi, mentre inviamo i falchi messaggeri. Ma prima, se permettete, daremo udienza ai Paladini. Hanno guidato i nemici nella trappola con il minimo delle perdite, anzi ne hanno inflitte gravissime al nemico. Ci è stato riferito che molti dei feriti leggeri sono stati sanati da alcune cure miracolose di loro invenzione durante la ritirata… -
- Continuo a dire che sono preoccupato per l’assenza dei veterani di Sierra Antigua e dello Sturmland. Notizie? – tagliò corto Ydzz interrompendo bruscamente l’inizio della esercitazione epica del re.
- Nulla di nuovo purtroppo – rispose un tornato incupito re Leandro – Le ultime notizie le sapete; stanno snidando, con l’aiuto prezioso dei vostri sauri, le truppe orchesche che si sono asserragliate nella Sierra. Ci sono arrivate notizie anche dalla flotta che ha definitivamente sbaragliato quella pirata alleata della Tenebra, distruggendone i porti di partenza. –
- Peccato non poter contare anche sulle loro forze. Ma come radunarli sparsi per i quattro venti del Mare Piccolo. Anche se… - lasciò la frase a metà e disse qualcosa al drago al suo fianco che si allontanò con solerzia.
- Ydzz, fateci capire qualcosa. Questa sembra essere la vostra guerra personale. –
“Forse non sei lontano dalla verità, homo” pensò Ydzz, poi ad alta voce – Re Leandro, nulla di più impreciso. Solo la fretta mi ha portato a dare l’ordine senza avvisarvi prima. Perdonate e sentite… -

 
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