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di Angelo De Silvestri
La sala di riunione del Cerchio Segreto non era particolarmente luminosa quella sera. D’altronde i Paladini si erano riuniti d’emergenza e, nel caso, altri erano i problemi che non quelli di apprezzare le bellezze che la sala poteva offrire in un momento come quello. Il problema fondamentale che li aveva portati a riunirsi poteva sembrare solo una questione etica, ma avrebbe potuto scatenare una vera catastrofe per la Terra: quali tecnologie usare nella prossima battaglia? Quello che gli uomini e i draghi conoscevano come l’Antico Codice dell’Onore era soltanto un codice di comportamento standardizzato creato dai due Imperi maggiori dell’Universo sui vari pianeti dove si svolgevano le loro battaglie. In base a questo codice di comportamento era assolutamente vietato fare uso di tecnologie che non fossero già utilizzate nei pianeti stessi. Questo era un imperativo categorico al quale anche il peggior delinquente galattico si atteneva scrupolosamente. Il dilemma dei Paladini era quello se usare o meno le lame laser di cui custodivano gelosamente gli esemplari nel profondo del palazzo del Cerchio Segreto e se utilizzare alcune loro facoltà che avrebbero alleviato i danni provocati da eventuali ferite loro e dei loro alleati. Se avessero usato armi, e quant’altro potesse essere considerato proibito, avrebbero scatenato l’uso di qualunque tipo di tecnologia che l’avversario possedesse lì o altrove. Questo non poteva essere sopportato in termini di forza dalle armate terrestri, già di per sé in numero minore rispetto al nemico, anche se armi similari fossero state messe a disposizione delle truppe nel tempo necessario all’uso ma sopra tutto alla assimilazione. No, impossibile… i loro alleati sarebbero stati non solo spazzati via da armi per gli stessi inimmaginabili, ma a nulla sarebbe valso il valore del singolo quando la tecnologia era così impari. Il Cerchio era abbastanza diviso ed in imbarazzo nel decidere, ma un intervento dell’Acuto delle Pianure Kalamin li indusse a decidere in piena libertà di coscienza per l’uso. - Acuti, come possiamo avere dubbi di sorta sull’uso delle lame laser o delle facoltà di guarigione quando chi per primo sta violando il codice di comportamento è proprio il nemico. Questi sta infatti utilizzando in maniera decisamente anomala le porte spazio-temporali per rifornire di ulteriori individui e materiali il suo esercito qui dislocato. Io ritengo il nostro uno scrupolo eccessivo e quindi passo alla proposta di utilizzare ciò che abbiamo. A parer mio nessuno ci verrà a fare osservare una eventuale anomalia di comportamento. – Incassata con soddisfazione la approvazione dei suoi compagni, l’elfo si accinse ad aprire la porta delle stanze sotterranee dove le lame laser erano custodite. - Non nego un certa emozione al riaprire queste stanze dopo tanti secoli – Gli altri elfi sorridevano per nascondere lo stesso sentimento, ma tutti ritornarono seri in un tempo infinitesimale. Forse lo stesso pensiero stava occupando le menti di tutti: erano gli ultimi soldati della Luce a fronteggiare le Orde della Tenebra sulla Terra.
Il crepitio dei laser si diffuse nelle stanze. Quelle armi non tradivano, migliaia di anni di inattività non ne avevano intaccato l’affidabilità. Funzionavano come se, invece di quella moltitudine di anni di inazione, avessero appena finito il loro compito sul campo di battaglia. L’averle di nuovo impugnate fu come una scossa di adrenalina per gli elfi; parte delle preoccupazioni scomparvero e il sorriso tornò sui loro volti. - Di nuovo insieme – stava dicendo Diego, come se la lama fosse un vecchio amico ritrovato. - Diego come giustificheremo davanti alle truppe il possesso e l’uso di queste armi? – gli domandò l’Acuto degli Uccelli improvvisamente dubbioso circa il comportamento umano a fronte delle novità. - Già, ecco un particolare di non poca importanza. L’intelligenza degli umani, ma sopra tutto dei draghi direi, non è poca cosa e tanta grazia e fortuna risulterà quantomeno dubbia. Propongo di accennare prima ad una sorta di regalo da parte di un fantomatico reparto di Maghi prima di ritirarsi attraverso i Cancelli Luminosi, poi attendere che le armi e le facoltà dimostrino la loro importanza in battaglia. Questo produrrà immediatamente un’assuefazione al loro uso perché il fatto che saranno entrambe preziose durante gli scontri farà dimenticare agli altri tanti perché e per come… - - Ottimo, credo proprio che sia la strategia giusta. In battaglia interessa quanti nemici metti fuori uso, non come hai fatto a metterceli. Ottimo, Diego! -
Le truppe di avanguardia delle Orde della Tenebra spingevano senza soste le forze umane. Masse di orchi e di principi demoni premevano i loro compagni per poter partecipare a quello che si preannunciava come un semplice gioco al massacro. Le truppe umane si ritiravano, ad onor del vero, in maniera abbastanza ordinata, cercando di infliggere il maggior numero di perdite alle orde scatenate. Una continua serie di cariche rallentava gli inseguitori e lasciava sempre ampi vuoti tra le fila nemiche. Al comando di queste cariche si notava sempre un gruppo di cavalieri dalle armature variopinte. Erano i primi a lanciarsi contro il nemico e gli ultimi a ritirarsi. Dove arrivavano loro, i vuoti erano veramente sensibili. Giorno e notte erano sempre in prima fila. I Paladini, perché di essi si trattava, venuti a mancare almeno in parte i motivi di segretezza, avevano indossato le loro insegne sulle armature. Quando gli uomini ebbero cognizione di chi fossero effettivamente, almeno per la falsa verità raccontata da Sirwilm, quei nuovi strani compagni d’armi, una nuova forza aveva rinvigorito le schiere. Il fascino della società segreta, la sicura familiarità di cui la stessa aveva potuto godere con le truppe dei Maghi della Luce viste le armi che erano state loro lasciate in dotazione, l’efficacia delle stesse avevano trasmesso la certezza di avere al proprio fianco uomini eccezionali e con poteri sovrannaturali. Questo aveva prodotto il risultato, non secondario, di come raddoppiare lo spirito combattente, già presente abbondantemente in loro, tutti guerrieri scelti. Le prime cariche per rallentare l’andatura degli inseguitori avevano riscosso successi neppure lontanamente sperati dagli stessi paladini. Colte di sorpresa le prime file nemiche erano state completamente annientate. Questo aveva rallentato di molto le truppe nemiche che avevano dovuto fermarsi per riorganizzare l’assetto dello schieramento per non essere di nuovo sorprese. Gli uomini avevano contato tra di loro solo pochi feriti leggeri che erano stati sanati sul campo dai paladini con l’imposizione delle mani. Questa ulteriore prova di abilità dei loro comandanti e la tacita promessa di immunità dalle ferite leggere, avevano ulteriormente alimentato lo spirito combattivo dei soldati. Per quasi una settimana queste valorose truppe avevano sostenuto il peso di cariche continue. I Paladini avevano suddiviso le loro forze in sei agili brigate. Ognuna, a turno, rimaneva nella retroguardia dello schieramento umano, poi, ad un cenno dei comandanti, si lanciava urlando contro i nemici avanzanti. La natura del terreno, una serie di gole sviluppantesi tra una serie apparentemente infinita di alture, non permetteva alle orde di dispiegarsi nella loro forza e, di contro, permetteva agli umani di colpire quasi in una condizione di parità numerica nello scontro frontale. Il premere delle truppe alle spalle, poi, creava quell’ulteriore confusione nelle orde che veniva sfruttata al meglio dalla abilità tattica dei Paladini stessi. Questi usavano in combattimento il fantomatico dono dei Maghi della Luce. Agli altri combattenti erano in principio sembrato un semplice cilindro da cui scaturiva una sorta di luce e, in verità, in un primo momento nessuno aveva capito che tipo di gran dono fosse mai. Usi a non discutere alcun ordine o informazione proveniente dai superiori, i guerrieri umani avevano comunque in cuor loro guardato con commiserazione quei tubi inutili a forma di elsa di spada. Nessuno aveva notato i due perni posti in cima ad essi e anche se li avessero notati nessuno ne avrebbe capito il motivo della presenza. Curiosa era stata però giudicata quella luce che fuoriusciva dal piccolo cilindro. Era di un bianco mai visto con riflessi di un azzurro intenso. Ancor più curioso era il fatto che la luce fuoriuscente dal cilindro facesse friggere l’aria. Qualcuno, più di spirito degli altri, si era inventato il soprannome di “spiedo luminoso” per quell’aggeggio e tutti ne avevano riso e cominciato a chiamare, tra di loro, così. Poi venne il momento della prima battaglia. Enorme fu la sorpresa di tutti quando si poté capire come quello strano raggio di luce potesse tagliare di netto qualunque metallo di cui fossero fatte spade o scudi o corazze. Al primo momento di sorpresa seguì quello della paura per qualcosa mai vista e così potente. Ma in battaglia, come giustamente aveva profetizzato Diego, di fronte allo scontro frontale inevitabile col nemico la paura deve passare subito e la sorpresa diviene immediatamente gioia di avere a disposizione qualcosa che faccia danni agli altri e ne eviti a noi.
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