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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo V - Parte I PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Allora, Inge, tu sai cosa fosse Thera? –

Il brivido che correva lungo la schiena della giovane non era certo di freddo. Il fuoco riscaldava l’intera casina di caccia e lì davanti ad esso il tepore era bellissimo. O bellissima era la situazione? Le fiamme creavano una soffusa luce complice che proiettava le loro figure sulle varie pareti che li circondavano. O era complice la semioscurità che le nascondeva? Il principe, seduto a terra con le spalle poggiate alla maliziosa dormeuse posta di fronte al fuoco, teneva tra le sue braccia e le sue gambe la giovane anch’essa rivolta verso il fuoco. Non necessari a nascondere alcunché di imperfetto dei loro corpi giovani, i vestiti erano, più o meno ordinatamente, poggiati lì intorno. Le mani dei due erano saldamente incrociate sul davanti. Destra con sinistra e sinistra con destra, l’una coppia all’altezza dei seni di lei, l’altra all’altezza del suo pube. I polpastrelli dei pollici sembravano avere vita propria; quelli di lei sfioravano voluttuosamente i dorsi delle mani di lui, come a comandare il movimento di quelli di lui intenti a cercare gli ostacoli al loro procedere lungo i seni di lei per uno, lungo quella sorta di collinette per l’altro. E Inge sentiva che quei pollici sembravano animati di vita propria perché viaggiavano nella loro ricerca quasi autonomamente, guidati non certo, in quel caso, da una grande esperienza ma dall’istinto. Il mento di lui poggiava sul collo di lei. Quel respiro, tornato delicato, dietro l’orecchio le faceva provare sensazioni mai sperimentate perché, forse, questa volta erano condite di un nuovo sentimento. Il muoversi delle labbra di lui, nel formulare la domanda per cercare di colmare l’unica lacuna lasciata in sospeso dalla serata, sul suo collo spinsero per un attimo Inge in una condizione trascendente la consueta dimensione del piacere. Si volse repentinamente… sciolse il legame di quelle mani che stava adorando… ritornò ad avvinghiare con le sue gambe la schiena di lui… trovò il punto di ancoraggio e sospirò la sua soddisfazione alzando contemporaneamente il mento poggiandolo sul naso di lui. Godette per un attimo della nuova posizione. Poi ritornò a guardarlo negli occhi e ne colse il riflesso beffardo. Giusto per entrambi… nessuna falsa pudicizia… pensò e cominciò a guardarsi, per la prima volta da quando quella fase dell’incontro era iniziata, intorno.

I draghi erano ripartiti in silenzio così come erano arrivati.
I due cavalieri istruttori, questa volta, erano stati per così dire pregati dai due giovani di mettersi di guardia di fronte alla porta di quell’edificio e di non disturbare per cose meno che gravissime.
Augusto guardava quella donna che lo aveva avvinghiato con un occhio carico di affetto, però non sottovalutava quel non so che di misterioso che era in lei. La strana intimità col drago più vecchio, quell’allusione finale ad un segreto in comune. Già sopra tutto quell’allusione di quel drago. Neanche i due cavalieri sembravano saperne qualcosa di quella fantomatica Thera. La loro era stata una reazione assolutamente di ignoranza. Differente quella di Inge; lui l’aveva chiaramente sentita fremere contro la sua spalla.
Le braccia di lei andarono dietro le spalle di lui per abbracciarlo come a far sì che i loro corpi fossero il più a contatto possibile. Lui questa volta non cedette completamente al desiderio, anche se il corpo sembrava animato di volontà propria, ma prese, seppur delicatamente lei per i capelli costringendola a rialzare lo sguardo verso il suo. Lei lo guardò. L’altra mano di lui discese sui capezzoli di lei e cominciò a stringerli rendendoli turgidi.

- Non proprio, principe –
- Ancora principe? –
- Oh, va bene! Grazie – disse con voce improvvisamente timida. Non era quindi una concubina momentanea, una sgualdrina, una avventura di un giorno per il suo principe ma forse qualcosa di più ? - …mi sta… no mi stai confondendo. Thera è qualcosa che mi ricorda l’infanzia, quando andavo a fare visita ai nonni materni a Puerto Securo. Mi ero innamorata dei racconti di un vecchio pescatore che si chiamava Josè, se mi ricordo bene… ma mi ricordo molto bene – e questo lo disse con uno sguardo deciso – Gli altri lo prendevano spesso in giro dicendo che Josè era un poco loco che nel loro dialetto significa matto. – ella ebbe la sensazione che la pressione della mano del principe sul suo collo questa volta significasse assenso e protezione; per una frazione di secondo ne fu estasiata ma continuò senza fermarsi… alcune sensazioni si devono trattenere – Ma qualunque cosa fosse Josè a me non importava. Sedevo su una cassetta da pesce vuota di fronte alla sua barca mentre lui riparava le reti e mi narrava…

“Siamo rimasti in pochi a tramandare la storia di Thera

Ognuno di noi, che abbiamo portato nei secoli questo segreto, ha giurato di tramandarla ad un suo figlio… quello che avrebbe ritenuto il più degno. Io sono Josè il loco e purtroppo non ne ho avuti perché nessuna donna ha voluto condividere con me il suo giaciglio. Ormai pensavo che un altro Conservatore avrebbe dovuto venir meno al suo compito, ma poi ho incontrato te e, allora, io scelgo te piccola Inge. I tuoi occhi mi dicono che sei la persona giusta perché tu hai un’anima buona e gli occhi la esprimono tutta.” –

- Dimenticò di dire: di stupendo aspetto. –
- Basta! o finirò per confondermi. Augusto, ti prego intervieni solo alla fine del racconto! – la sua voce era decisa.
“Bene” pensò il principe. Ed Inge ricominciò la sua storia con lo sguardo perso nei ricordi ed una voce quasi ispirata.
- “Una sola cosa ti chiedo… anzi pretendo: giura di tramandare quanto ti narrerò ad un tuo figlio se ne avrai… ma tu piccola Inge ne avrai sono sicuro…”. Figuriamoci se non assentii. Diedi immediatamente il mio incondizionato sì. Ero piccola, Augusto, ma non tanto da non essere coinvolta dall’idea di andare ad essere parte in qualcosa di veramente importante… qualcosa di segreto oltretutto… qualcosa che sarebbe stata solo mia e… forse un giorno… di qualcuno che sarebbe stata parte di me… il mio uomo… mio figlio… qualcuno che io… Inge… avrei creduto essere all’altezza del compito. Il vecchio con aria solenne mi guardò negli occhi e disse “Ora ripeti insieme a me. Io, Inge, futura Conservatrice del Segreto di Thera giuro di non rivelare ad alcuno che non sia a parer mio degno quanto apprenderò. Nessuna pressione sia fisica che mentale avrà il sopravvento su questo mio giuramento. Colui a cui lo rilvelerò dovrà impegnarsi a tramandare, a sua volta, il Segreto a chi sarà degno. E tutto questo nei secoli sino a quando tornerà il momento del ritorno a Thera”. Augusto, pensa cosa mai può essere sobbalzato in me, quando il drago anziano ha pronunciato le ultime parole della formula. Poi ho pensato che avesse letto anche questo nella mia mente. Ma ho pensato che l’esclamazione fosse stata pronunciata con un tono estremamente convinto e spontaneo. Oh quanti dubbi! –

- Cosa? Leggere nella mente? Come? Perché? Oh Signore, cerca di non confondere anche me. Una cosa per volta. Ora Thera. – e le mani del principe abbandonarono i seni su cui si erano prima soffermate.

- Sì, forse hai ragione. Ma prima giura sul tuo onore di attenerti anche tu al giuramento –

- Senza la tua sollecitazione, l’avevo fatto in cuor mio, per il tuo onore. –

 
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