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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo IV - Parte II PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- So che non dovrei essere proprio io a dirlo, né tantomeno giunga alle tue orecchie come offesa, ma siamo sicuri di non andare a cadere in qualche trappola umana, Venerabile Ydzz? –

I due draghi stavano volando ad una quota di poca sicurezza e verso una destinazione del tutto sconosciuta a Xyfs. Dalla sua esperienza di sauro disobbediente sembrava che fossero diretti verso o il Sunland o il Weisswald. Non osava chiedere di più. Il consigliere Ydzz lo aveva praticamente sequestrato alla partenza e non aveva risposto altro che un sibilo indispettito e poco amichevole quando si era permesso di chiedere qual fosse la loro meta. Di fatto aveva interrotto una tradizione infinita non chiamando a raccolta il Consiglio per ratificare il parere della Adunata della Razza e per ragguagliarlo sull’incontro con i centurioni dell’esercito draconiano. Con una fretta sorprendente si era precipitato all’uscita del Palazzo prima e della città sotterranea poi, volando addirittura entro la stessa (contravvenendo così ai suoi stessi ordini), invitandolo perentoriamente a seguirlo. Una fretta e una mancanza di rispetto delle tradizioni molto somigliante a quella di un comune homo. Eppure il venerabile Ydzz era il custode della tradizione! “Ma la situazione è di una gravità che neppure io non solo possa capire, ma neppure immaginare?”.
Xyfs, rassegnato agli eventi, quasi oggetto degli stessi e non protagonista, era combattuto tra due pensieri. Da un lato era rapito dal paesaggio che rapidamente andava passando sotto le sue ali, campi coltivati, lande verdi o sabbiose, colline che ingentilivano il paesaggio grazie ad una strana grazia che spezzava la monotonia delle pianure, stupende montagne (alcune con le cime imbiancate) che si stagliavano possenti ma anche minacciose sui lati della loro corsa, fiumi sinuosi, laghi dalle più svariate dimensioni, boschi dalle folte cime impenetrabili dei loro alberi. Il tutto lo portò ad una considerazione “Stupendo, sono orgoglioso di essere di questo pianeta!”. Quasi a risposta del suo pensiero gli rimbombò in testa un “Giusto!”. Ebbe un attimo di incertezza, ma l’altro pensiero premeva nella sua mente. Stava ammirando in cuor suo la vitalità del vecchio compagno. Non aveva mai cessato di spingerlo con l’esempio alla corsa, non aveva mai dato cenni di stanchezza quando lui stesso si sentiva sfinito. Questo riportò in prima linea il dubbio che in lui, inconsciamente andava sempre crescendo. “Tanta precipitazione, non sacrifica la prudenza?.

- Non è più tempo di essere prudenti questo. Ora bisogna agire! –

Xyfs rimase sorpreso, quasi terrorizzato. Non era certamente l’eventuale pericolo a cui andavano incontro che lo intimoriva, né tantomeno il significato dietro quelle parole… guerra. Lo terrorizzava il pensiero di ciò che poteva aver capito: il vecchio drago aveva il potere di leggere nelle menti? Decise per la sua salute mentale di accantonare il problema ad un altro momento e continuò il volo. Sarebbe stato differente se avesse potuto scorgere nella scarsissima luce il ghigno soddisfatto di colui che sentiva essere il suo maestro e mentore? Già l’incipiente buio. Le ombre della notte avevano rapidamente preso il sopravvento e la luna non sarebbe salita in cielo a rischiarare la notte ancora per molte ore. Questo pensare non lasciava comunque del tutto tranquillo il giovane drago. “Sarà anche il tempo di non aver più prudenza e di agire, ma un proiettile lanciato da una catapulta umano avrebbe fatto sicuramente lo stesso male”.

Ydzz sogghignò al coperto di quell’oscurità, amica dei draghi...


- Damigella Inge, la bellezza e la sobrietà di questo giardino sono seconde soltanto a voi. – appena sentì le sue parole si pentì di averle pronunciate. Erano degne della sagra dell’ovvio e della banalità, nonché dell’idiozia, non solo frutto di una gentilezza di maniera. Anche lei che controllava di sottecchi sembrava pensarla alla stessa maniera se quello era un ghigno di commiserazione. Accidenti, meglio andare avanti con altro – Non potevo immaginare l’abilità dei giardinieri del Weisswald. Dovevo, però, immaginare che in un Paese in cui la natura fosse così rigogliosa, dagli abili artigiani avrebbero potuto plasmarla secondo i criteri umani dell’edonismo. –
- Principe mi mettete in una situazione imbarazzante. Non so se arrossire per i complimenti alla mia gente o per quelli rivolti alla mia persona. La gente del Weisswald ha sempre amato la natura, cercando di ripagarla dei doni che questa le ha sempre elargito. Per quanto riguarda me, solo perché eravate seduto accanto a me a cena, non indulgo nell’idea che abbiate ecceduto nelle libagioni. Ma forse la vostra è una sottile vendetta per l’impertinenza di cui mi sono resa colpevole questa mattina nel bosco. –
- Questa poi è bellissima… quasi quanto voi damigella. Non scappate… sappiate che apprezzo moltissimo anche il vostro spirito… anche se è pungente come stamane. – un’ombra passò sul suo volto; nonostante tutto non aveva ancora dimenticato. Ringraziò la penombra che aveva di certo nascosto quel suo risentimento e si volse a guardare la sua accompagnatrice.
La giovane Inge era seduta nel piccolo patio e alle sue spalle, quasi per caso, un cespuglio di stupende rose rosse incorniciava la sua figura. Il contrasto tra il suo volto, un perfetto ovale dalla carnagione bianca che staccava dalla sua capigliatura corvina, e l’intenso rosso ed il soffuso verde del cespuglio aveva dell’incredibile. Il colore dei suoi capelli, così dissimile da quello della sua gente, tradiva l’eredità genetica della madre, donna Letizia, proveniente dalle calde terre di Puerto Sicuro. Così come la sua snella figura differente dalle pur belle ma massicce donne del Weisswald. Il principe aveva subito notato la bellezza di madre e figlia elevarsi al di sopra di quella delle altre donne del banchetto. Ma dietro quella pelle liscia e delicata si potevano intuire fasce muscolari perfettamente allenate, così come dietro quegli occhi color mare, eredità del padre, si poteva cogliere un’intelligenza non comune. O era forse il nascere di quell’attrazione fisica che sfocia nell’amore che faceva vedere quelle cose ad Augusto? “Una perfetta regina” si sorprese a pensare il giovane.
- Altezza, se continuate a fissarmi così, peraltro senza parlare, finirete con il farmi sentire in un terribile imbarazzo…” – sussurrò Inge che prese a sua volta a studiarlo.
“il principe è un bell’uomo da far perdere la testa... Ma cosa sto mai pensando… Eppure quel corpo da atleta… quello sguardo pulito che sembra non saper mentire… quella voce suadente ancorché ferma… quel suo muoversi regale… quelle sue mani delicate ma forti… mi hanno colpito. Che siano questi i segni dell’amore... quell’amore che tutto stravolge come racconta rapita nei suoi ricordi la mia nutrice… vedere solo i pregi e nascondere a sé stessi i difetti? Se l’amore confonde, io sono particolarmente confusa. Se l’amore riscalda il mio corpo, la mia testa è in fiamme. Come ho potuto oggi definirlo un codardo, un solo sguardo approfondito e capiresti che non sarà mai capace di ciò… un solo sguardo è ti metteresti nelle sue braccia. – questo ultimo pensiero la fece arrossire… e anche lei benedì l’ombra della notte.

- Damigella Inge, scusate la curiosità cosa facevate questa mattina nel bosco? –

- Tornavo dai quartieri di guerra, dove la mia compagnia era in addestramento. Anzi ad onor del vero è… io sono venuta via per poter partecipare al ricevimento di questa sera. Diego, il cavaliere a cui mio padre ha affidato la mia educazione, mi seguiva e guidava fino al Plazzo. –

- Il buon Helgg ha saputo ben scegliere credo. –

- Diego è eccezionale, altezza. – quasi urlò con una voce che non riusciva a nascondere devozione. – Nell’arte del combattimento alla spada è insuperabile… dovreste vedere. –

- Non stento a crederlo, ma non sarete plagiata dal vostro istruttore? – rise il principe divertito da tanto slancio.

- Giammai. – rispose piccata Inge

- Dovrei essere quindi geloso? – a questa affermazione lei ammutolì e abbassò lo sguardo. – Non è di questo che vorrei parlare, damigella. Non so come cominciare, ma voi… -

- Dite, altezza – c’era forse una sottile vena di speranza in quelle parole? Di certo l’attenzione di Inge si fece più acuta.

- Io… - il principe era in un terribile imbarazzo, non pensava mai che esternare quel tipo di sentimenti costasse tanta fatica – insomma… ecco volevo… -

 
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