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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo IV - Parte I PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

La sala dei ricevimenti del governatore Helgg era sontuosa, specchio della ricchezza della Provincia del Weissland. Ricchezza dovuta essenzialmente al monopolio del mercato dei tessuti che la stessa deteneva nel Regno. La particolare fortuna, che la sorte aveva loro destinato, del clima e dell’ambiente che risultavano ideali per l’allevamento del baco da seta, unita alla particolare perizia, ingigantitasi con gli anni, dei suoi artigiani nella lavorazione di quella particolare materia prima, e in seguito anche di altre, avevano portato ricchezza e benessere in quella popolazione.
La dimostrazione di questo era in quella sala e in chi la stava vivendo per quel particolare ricevimento. I pavimenti e le pareti erano rivestiti in legno di Chateaux du Lac, di gran valore ed intarsiato. Enormi lampadari di cristallo del Sunland rifrangevano la luce di centinaia di candele in maniera che ogni angolo della sala fosse illuminato a giorno. Il tavolo imbandito per il banchetto ospitava ogni genere di vivande e bevande, provenienti da ogni angolo della Terra. Al centro un enorme cinghiale guarnito attendeva che i convitati dessero inizio al pasto. Dame e cavalieri, nei più sontuosi e preziosi abiti abiti da cerimonia attendevano l’arrivo del padrone di casa e del suo regale ospite. Le sarte delle Dame avevano per l’occasione dato sfogo alla loro fantasia e … si vedeva. Letteralmente si vedeva perché ad impreziosire i già preziosi tessuti erano comparse guarnizioni di gemme provenienti dal Puy des Gemmes. Il tutto con gusto e senza inutile e pacchiana ostentazione, ma solo un cieco non avrebbe potuto vedere e capire la preziosità di simili impreziosimenti e delle parure.

La presenza dell’erede al trono aveva raggiunto lo scopo che si era prefissa. Il prestigio della casa reale era, se ce ne fosse stato bisogno, aumentato a dismisura. Non c’era una casa nella capitale in cui non si fosse parlato dell’arrivo del giovane principe. Chi lo avesse potuto vedere narrava agli altri come fosse di bell’aspetto (qualche fanciulla diceva bellissimo accompagnando con sospiri eloquenti la frase) e come avesse uno sguardo fiero e deciso (e in questo caso erano i fratelli a fare eco alle sorelle) velato da un’ombra chiaramente derivante dall’attuale situazione del Regno. E così il piccolo incidente del bosco aveva assunto un aspetto romantico-eroico e creato una situazione ulteriormente favorevole.

I servitori della casa, nelle sgargianti livree color porpora, attendevano sui lati della sala di iniziare a servire. Un’orchestra di liuti e flauti intratteneva gli ospiti.

Dalla grande porta in fondo alla sala entrarono il governatore Helgg e il principe Augusto, seguiti dalla moglie del governatore e da Sirwilm.
In un superbo contrasto gli abiti dei due ospiti erano di una severa semplicità. Sirwilm indossava un corsetto di daino su una camicia di seta, verde come i pantaloni. Una collana d’oro, con un medaglione traforato rappresentante delle montagne, era l’unica concessione all’eleganza frivola (ma se qualche attento osservatore avesse posto attenzione anche ad un altro medaglione al momento presente in sala, avrebbe notato delle strane affinità). Questo bastava, però, a far risaltare il suo atteggiamento quasi regale, qualcuno avrebbe detto addirittura elfico.
Il principe, d’altro canto, indossava una semplice casacca di broccato bianco bordata in oro e argento mithril, come in oro e mithril era il ricamo dello stemma della sua casa: un’aquila con le ali spiegate che reggeva tra i suoi artigli la Terra (simbolo della supremazia, ma nel contempo della protezione, che la casa reale esercitava sul mondo).

Il gruppo era a metà della sala e stava salutando i convenuti, quando il governatore ebbe un gesto di disappunto.

- Cosa succede mio buon Helgg? Cosa vi ha improvvisamente contrariato? – al principe non era sfuggito l’adombrarsi del suo ospite.

- Altezza, mi accorgo solo ora dell’assenza di mia figlia Inge. Come al solito è in un imperdonabile ritardo. Questa volta ha superato ogni limite; la punirò come merita, lai e il suo istruttore Diego. –

Appena finito di parlare, non poté fare a meno di voltarsi al rumore che giungeva dal fondo della sala alle sue spalle.
Spalancando le porte e correndo verso il gruppo, non certo con eccessiva grazia muliebre, avanzava una bellissima giovane in uno stupendo abito bianco. Dal gruppo dei convitati si staccò un elegante cavaliere che iniziò a seguirla non senza un certo affanno.

- Scusate il mio ritardo, gentili ospiti. Ma… ah, ah voi! – esclamò la fanciulla inginocchiandosi profondamente al cospetto del principe. – Le mie scuse sono ora doppie e comprendono ovviamente il mio comportamento di questa mattina. E le mie scuse anche a Diego per averlo creduto capace di una bugia diplomatica. –

- Come…, cosa sta succedendo? Cosa non so? Questa mattina? Offese a sua altezza...? - il governatore era nella più completa confusione.

- Nulla di cui preoccuparsi, mio buon Helgg. Non posso comunque perdonarvi di avermi celato sino ad adesso la più affascinante meraviglia del Weissland. – la voce del principe risuonò nell’improvviso silenzio della sala. Solo i due Paladini, grazie ai loro poteri, vi scoprirono qualcosa di diverso. La loro fu un’occhiata di sollievo e di gioia.

In un crescente imbarazzo dovuto all’ignoranza dei fatti, il governatore accompagnò i suoi ospiti al tavolo d’onore loro riservato. In cuor suo si riprometteva di fare un vero e proprio interrogatorio a sua figlia e al suo aio Diego. Non potevano davvero metterlo in una tale situazione di imbarazzo per avergli celato notizie. Sistemati gli ospiti al tavolo con la cura di un diplomatico provetto non senza un improvviso dubbio se la sua scelta di mettere figlia e principe accanto fosse, dopo quanto successo, quella corretta, diede un segno ai domestici affinché il banchetto avesse inizio. Poi si guardò intorno con un meritato orgoglio per vedere il frutto del suo certosino lavoro e sorrise. Poi, giacché uno diplomatico non lo è solo di nome, notò forse unico in quella sala e con sorpresa che lo stupendo medaglione, raffigurante un’onda marina, che faceva bella mostra di sé al collo di Diego, aveva una strana rassomiglianza nella corona con quello di Sirwilm. “Saranno stati ambedue allievi della stessa scuola in corsi e anni diversi” cercò di interpretare il brav’uomo, ma non capiva perché, ma quella risposta non gli sembrava essere quella giusta. Alzò le spalle e torno al banchetto “Ma pensate voi con tutto quello che bolle in pentola se mi devo mettere a cercare una soluzione alla somiglianza di due medaglioni”.
Helgg… Helgg, mai abbandonare una ricerca se si è intrapresa. Il frutto finale potrebbe essere sorprendente ed esserti di aiuto in ulteriori analisi!

 
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