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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo III - Parte IV PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

Il giovane principe Augusto subito dopo la Grande Adunanza aveva ricevuto l’ordine dal padre di recarsi in visita nelle province con il duplice scopo di controllare l’andamento della mobilitazione e di significare come la casa reale fosse vicina al popolo nel momento del pericolo. Inutile dire che la sua visita aveva entusiasmato le popolazioni locali che rimanevano rapite di fronte alla grazia e alla personalità del giovane principe. Superfluo dire che le giovani masse femminili erano almeno entusiaste della sua presenza accanto a loro. “Bel giovane, cordiale e competente” era il commento più diffuso tra le giovani in armi o impegnate negli approvvigionamenti.
Insieme a lui viaggiavano il suo istruttore Sirwilm e un paio di fedelissimi servitori. Non era quello il momento di stupire i sudditi con la ricchezza o con l’ostentazione, ma con una spartana severità, aveva pensato re Leandro. Quindi due servitori, ancorché abilissimi uomini d’arme, e il suo istruttore erano più che sufficienti per una scorta reale.

Il gruppo di cavalieri si avvicinava con andatura sostenuta a Wondergaten, capitale della provincia del Weisswald. La foresta che stavano attraversando era di una inusitata bellezza e di una incredibile unicità. Immensi alberi di gelso bianco facevano da tetto al gruppo. Tra le foglie migliaia di piccoli bozzoli bianchi davano la sensazione che bianchi fossero quegli alberi.
- Sirwilm, cosa sono quelle escrescenze bianche tra le foglie. Sono forse il sintomo di una malattia perniciosa per questi stupendi alberi?-
- Ah, ah, ah… scusate se rido ad una vostra domanda altezza. La risposta ad essa la portate indosso, principe. Quelli sono i bachi … i bachi da seta e il frutto finale del loro lavoro sono le vesti di seta che usate portare. E’ per questo che la provincia si chiama così. La presenza di un così grande numero di bachi, che forniscono seta a tutta l’Umanità e non solo, andava ricordata a chi di questa provincia non è. –
- Ah, capisco. Scusate se le mie domande vi sembrano stupide, Sirwilm, ma questa è praticamente la prima volta che esco da Pianofelice … sicuramente la prima da solo. –
- Scusato, la curiosità non sempre è un difetto, a volte è stimolo per la conoscenza. –

Era la stagione della fioritura, quella in cui la natura si sveglia dal lungo letargo, quella in cui tornando a vivere vuole come urlare al mondo che la circonda di essere di nuovo viva e di essere felice di esserlo. Il sottobosco era rado, quasi curato. Negli ampi spazi tra i cespugli, l’erba verde della stagione del risveglio ospitava decine di fiori dai più bei colori. Il principe Augusto era quasi eccitato, mai aveva visto un assortimento di colori così stupendi… neppure nei giardini di Pianofelice. Lì vi era senza dubbio una varietà infinita di piante, curate da decine di addetti, ma era l’accostamento, peraltro naturale, di quelli che vedeva in quel momento che lo sorprendeva. Era come se l’intera gamma dell’iride fosse rappresentata, ma ciò che più colpiva erano quei colori indefiniti, sfumature di colori più usuali, come se, ancora in nuce, non avessero deciso pienamente cosa scegliere. Le chiome degli alberi rivaleggiavano con l’erba del sottobosco per ordine e bellezza. Tra le foglie nuove, appena nate, spuntavano germogli e i primi fiori anch’essi di un candore impressionante. La luce del sole creava prismi luminosi tra i rami e le foglie come tra le più belle gemme.

- Sirwilm, è tutta così bella la Terra che un giorno governerò? Come un uomo non può trovare l’ultima oncia di energia in sé stesso per difenderla sino alla morte? Sirwilm, oggi una nuova forza è in me. –

- Calma, mio giovin signore. L’entusiasmo non è sempre un bene. Molto spesso cela una propensione all’incoscienza, così come l’eccessiva prudenza masconde a volte la codardia. –

Un malcelato sguardo di insofferenza apparve sul volto del principe, ma il susseguirsi di paesaggi da sogno lo distrasse ben presto dal rimbrotto del suo maestro.
Ecco un ruscello che, fatto un piccolo salto tra alcune rocce, formava un piccolo laghetto in cui galleggiavano alcune ninfee tra le quali si nascondevano rane in attesa (ed in agguato) che insetti alati si posassero su di esse per farne il loro pasto.
“E’ vero la Natura cela sempre insidie per chi si lascia distrarre” pensava il giovane rattristandosene, ma ben presto fu attirato dal canto degli uccelli proveniente dal folto proveniente dai folto rami del bosco.

Mentre la piccola compagnia avanzava sul sentiero principale, da un viottolo laterale si udì il rumore di cavalli al galoppo e in meno di un attimo la strada fu invasa dalla polvere degli animali di due cavalieri che portavano le insegne del Weisswald.
La reazione del principe e del suo seguito fu immediata. Con la velocità del fulmine i quattro estrassero le spade e con quella della devozione i due servitori si posero tra il loro principe ed il pericolo.

Dalla nuvola di polvere una voce possente si affrettò a dire

- Pace nel nome dell’Antico Codice. Le nostre mani non impugnano armi. Chi siete e cosa fate nel Weisswald in questi tempi oscuri? –

- Siamo cavalieri sulla strada di Wondergarten. E sono proprio i tempi e il vostro modo di presentarvi che ci hanno indotto a porre mano alle armi. – replicò il principe Augusto con tono che a mala pena nascondeva il suo vero lignaggio.

- Ed è per questo che vi nascondete dietro i vostri amici? – la voce argentina del secondo cavaliere arrivò come una stilettata.

- Il Codice non ammette l’insulto – urlò il principe avanzando spada alla mano dopo aver scansato violentemente i due servitori.

Il cavaliere anziano e Sirwilm si posero con la velocità del pensiero tra i contendenti.

- Perdonate il mio giovane compagno, che ancora non sa discerne la devota azione di due servitori da un atto di codardia – il commento del cavaliere tradiva una esperienza invidiabile.
Il suo compagno con una alzata di spalle volse il cavallo ed al galoppo proseguì per Wondergarten.


- Acuto dei Mestieri, questa volta ho temuto il peggio –
- Acuto delle Rocce, non riesco a frenare la lingua del mio disceplo. –

I due Paladini chiudevano il piccolo gruppo diretto verso la città. Davanti a tutti un letteralmente infuriato Principe Augusto che aveva deciso di non parlare con alcuno e che aveva ormai dimenticato la bellezza della natura. Nella sua mente persisteva il volto efebico del giovane che lo aveva insultato.
C’era qualcosa di strano che non coincideva in lui: era infuriato per l’offesa subita, ma sentiva quasi di non portare rancore nei confronti di quell’incredibile impertinente. E questo lo faceva infuriare ancora di più.
“Cosa è che mi impedisce una giusta ira?”

Con questa domanda senza risposta nella mente, spronava il suo cavallo come se lo svolgere l’incarico avuto potesse coprire l’onta subita.

 
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