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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo III - Parte II PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

Sparsi nella moltitudine, i Paladini cercavano di calmare gli animi dei più esagitati, incorrendo molto spesso in occhiate malevole. Francois, Acuto dei Mestieri, stava aiutando dei biondi cavalieri dello Sturmland ad affilare le loro alabarde-asce da combattimento. Micidiali armi le alabarde-asce dello Sturmland; spaventose a vedersi, estremamente maneggevoli ad usarsi. Gli uomini della lontana provincia montana con un solo colpo riuscivano a tagliare un grosso abete. Nella battaglia di Granpianura era divenuta leggenda l’azione eroica di una compagnia di soldati sturmlandiani che, pur a costo della vita dei suoi componenti, aveva distrutto gran parte delle catapulte orchesche a colpi d’alabarda-ascia.

Ai piedi della Stele della Giustizia, Laurence, Acuto delle Foreste, si accingeva ad iniziare il discorso d’apertura del raduno.

- Fratelli, un attimo di silenzio e di attenzione. In questo momento i rappresentanti del popolo stanno prendendo una decisione definitiva sulla guerra. Forse proprio mentre stiamo parlando arriverà la notizia che stiamo aspettando. Ora dobbiamo solo cercare di organizzarci al meglio per essere d’aiuto e di esempio. I cavalieri alla fine dell’Adunata rientrino immediatamente ai luoghi di residenza. Nel caso che gli eventi volgano come tutti speriamo, si mettano senza indugio alcuno alla guida delle compagnie di pertinenza. Controllino con cura lo stato di preparazione degli uomini loro affidati, specialmente in quelle province in cui l’ultima chiamata alle armi risale addirittura alla battaglia di Granpianura. In questo… se lo potessimo dire… sono più fortunati gli abitanti di Sierra Antigua, Eagle’s Rock e Sturmland che durante questi anni hanno dovuto fronteggiare la continua minaccia delle incursioni orchesche. Ricordino i signori cavalieri l’Antico Codice: noi cavalieri erranti siamo stati, siamo e sempre saremo degli uomini d’onore. Siamo nati innumerevoli anni fà per difendere e diffondere i dettami dell’Antico Codice. Non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo. Fratelli, consolidiamo in noi stessi questa convinzione ripetendo insieme i capisaldi dell’Antico Codice –

La folla divenne improvvisamente muta, poi come se una sola voce si levasse verso il cielo.

Primo. C’è un solo Essere Superiore; esso è il Signore.
Secondo. Un cavaliere errante proteggerà i più deboli.
Terzo. Un cavaliere errante sa che la Giustizia è la sua legge.
Quarto. Un cavaliere errante pone l’onore davanti ad ogni cosa.

Mentre le ultime parole rombavano nell’aria, un falco messaggero si poggiò sulla spalla di Francois. Il Paladino, con una lentezza che ai più parve irritante, estrasse il rotolo di pergamena dall’astuccio posto sulle zampa del falco. Un sorriso apparve sul suo volto, salì ai piedi della Stele e con voce stentorea annunciò alla assemblea.

- Fratelli, sua maestà Re Leandro invia il seguente messaggio:
“La Grande Adunanza ha deciso con voto unanime di intervenire nel conflitto attualmente in corso. Contestualmente noi, Re Leandro di Pianofelice, indiciamo la mobilitazione generale degli effettivi degli eserciti delle province. Gli uomini e le donne mobilitati si rechino immediatamente ai quartieri di guerra. Le milizie cittadine intensifichino i controlli affinché la produzione bellica proceda velocemente e non venga ostacolata da eventuali sabotatori. La legge marziale da questo momento vige in tutto il territorio del Regno. Un particolare appello ai cavalieri erranti, affinché si pongano quanto prima al comando delle compagnie militari. Fidiamo nel loro senso dell’onore affinché l’Antico Codice sia rispettato. Che la Forza della Giustizia accompagni le nostre azioni e che il Signore ci benedica. Firmato Leandro Re.” -

Un solo grido si levò dalla folla lì riunita

- Viva re Leandro, viva l’Antico Codice, viva l’Umanità –

Francois alzò gli occhi dalla pergamena e si rivolse all’Adunata.

- Fratelli, il re ci chiama. Sapete cosa fare. Che il Signore ci assista!” –




Nella stanza più protetta del Palazzo di Governo, il Consiglio Segreto della Razza era in seduta. Un sottile sibilo (l’equivalente del silenzio umano) era l’unico rumore udibile nella stanza, così come il ritmico movimento della palpebra interna era l’unico movimento percettibile nella stessa. I sette draghi stavano meditando sulle notizie provenienti dalla superficie. Nella loro immobilità sembravano quasi parte dell’arredamento della stanza. Questa era eptagonale; ognuno di loro con la propria massa imponente copriva una delle pareti. Su di esse erano incisi dei monogrammi che andavano a rappresentare i sette protettorati dipendenti dai sette saggi. Erano scritti nella particolare scrittura cuneiforme incrociata della Razza. Al centro della sala, in particolare similitudine con quella dell’Adunanza Umana, la rappresentazione della Terra con le sue due masse continentali divise dal braccio di mare interno. Al centro si levava una fiamma rappresentante la Forza della Ragione. Davanti alle pedane, dove i membri del Consiglio Segreto erano assisi, la trascrizione nella loro lingua del primo articolo dell’Antico Codice: “C’è un solo Essere Superiore: esso è il Supremo”.

Il venerabile Ydzz era stato come al solito, e come si conveniva, estremamente laconico, ma il tono della sua voce aveva tradito, nonostante tutto una leggera apprensione. Tutti avevano potuto vedere la sua lingua sibilare più volte del tutto involontariamente. Segno questo di un inequivocabile nervosismo, niente affatto normale in un sauro di provata esperienza come lui era.

C’era qualcosa in questa ennesima crisi sulla Terra di diverso. Ai draghi, nella loro immensa saggezza, non sfuggiva che questa poteva essere la crisi definitiva. Nessuno di loro (e la misericordia del Supremo li manteneva in vita per molti secoli) ricordava di aver saputo mai di un simile esercito. Al contrario degli uomini erano ben coscienti delle forze della Tenebra che si andavano ammassando al di là della foresta di Landimar. Non erano stati solo i rapporti del giovane Xyfs, con le dolorose notizie sui compagni uccisi a Ur’ql, a rappresentare un senso di tracotanza e sicurezza mai registrato nelle file della Tenebra. Sapevano bene che un compagno sauro che si fosse addentrato nei territori di quegli esseri rischiava quasi sempre di fare quella fine.

- C’è troppa sicurezza, Venerabile Ydzz, tra le truppe della Tenebra. Questa volta i nostri ex alleati ci hanno mentalmente escluso da una possibile vittoria. – rompendo con queste frasi il silenzio, il Venerabile Fzss esternò il dubbio di tutti.
- Stanno pensando di fare della Terra un territorio del loro Impero definitivamente, non più di contrastare sul terreno semplicemente le forze della Luce. – continuò il venerabile Kfzz con lo stesso tono di voce sibilato.
- Seppur accettato il contributo di sangue della razza, non sarebbe loro valutato positivamente, ma a stento sopportato. E poi? – il Venerabile Tshh completò a voce quello che era nella mente di tutti.
- Dura, durissima è l’esistenza del sopportato e confina pericolosamente con quella del servo e dello schiavo. – continuò il Venerabile Yyss.
- L’Antico Codice non permette di servire altri che il Supremo. – la voce del Venerabile Wwzz giunse agli altri molto flebile; egli aveva reclinato il capo verso il basso e fissava l’incisione con il primo articolo del Codice.
- Allora alleiamoci con gli homi e cacciamo via tutti! – fu il grido che proruppe dalla gola di Xyfs.

Qualcosa che somigliava ad un mesto sorriso apparve sui musi dei vecchi draghi.

- L’irruenza del Venerabile Xyfs è la logica conseguenza dell’essere un giovane sauro, ma ha, perlomeno, messo del buonumore tra di noi. – disse comprensivo il vecchio Ydzz – Occorre dire, inoltre, che ha centrato il problema. Invito il Consiglio a riflettere su queste parole, dettate più dal cuore che dalla mente. –

Il Consiglio piombò nel silenzio più assoluto in piena meditazione. Xyfs, per quanto possibile si ritirò nell’ombra. Non voleva che si vedesse il suo imbarazzo. L’accusa di impulsività era di per sé stessa grave, ma ancor più lo sarebbe stata quella di vanagloria. Questi erano sentimenti da homi, non da sauri.


 
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