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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo I - Parte III PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- L’onore che mi fate, Re Leandro, CLXXIX della dinastia di Neothes il saggio, nell’affidarmi l’educazione di vostro figlio è immenso – in qualità di Paladino non aveva l’obbligo di chinarsi di fronte al Re, ma quella leggera flessione della testa la considerò un atto dovuto alla carica e all’età dell’uomo, nonché alla sua indubbia figura morale – Spero, maestà, che la Forza della Ragione mi dia l’energia giusta per assolvere il compito. Da parte mia cercherò di esserne all’altezza. –
- Sirwilm, un cavaliere par vostro non può che superare questa ennesima prova. – anche un Re può sentirsi in dovere di rendere omaggio ad un grande uomo e chinare a sua volta leggermente la testa in segno di risposta all’omaggio – Sono arrivate al nostro orecchio mirabolanti notizie sul vostro conto. Siamo sicuri della vostra riuscita. –
- Troppo buono, maestà. –
Questo colloquio si svolgeva nell’austera sala di Pianofelice ai confini della Grande Pianura nel versante opposto a quello delle Trincee Oscure, dove gli elfi stavano contrastando le forze della Tenebra.
- Scusate, maestà, cosa avete deciso rispetto all’incombente minaccia delle forze della tenebra sul vostro Impero? Perdonate di nuovo il mio intromettermi, ma credo che dobbiate prendere posizione in aiuto della Luce. –
- Sirwilm, non è per paura delle forze nemiche che attualmente non vogliamo intervenire con i nostri eserciti in questa contesa. E’ per timore delle conseguenze in termini di vite umane che veniamo frenati dal prendere una posizione decisa. Voi lo sapete benissimo, e non può essere altrimenti, che i nostri cuori battono al momento con le forze degli elfi che difendono le Trincee Oscure. Ma l’amore per il nostro popolo ci impedisce un intervento, ameno di autorità. Duro è il compito del capo, caro Sirwilm. –
-Spero soltanto che la Vostra maestà non debba rimpiangere il non aver contrastato orchi e principi demoni al fianco degli elfi e di averlo dovuto fare in seguito da solo.-
- Speriamo. –


Sirwilm aveva fatto l’ennesimo tentativo, infruttifero, di coinvolgere le forze umane nella lotta. Era deluso, ma non riusciva a non capire… e forse apprezzare… l’atteggiamento di re Leandro: era quello di un capo che amava profondamente i suoi sudditi. Passato il momento di stizza, si mise ad analizzare quella austera sala del trono che così fedelmente rispecchiava la personalità del re… e quindi della sua intera dinastia essendo rimasta immutata nei secoli.
Un sobrio scanno di legno dominava, con assoluta discrezione ma inequivocabilmente, da una pedana una grande sala con i soffitti a volta. Lungo le pareti vi erano gli scanni che nella Grande Adunanza ospitavano i rappresentanti delle province dell’Impero Umano. Mentre al di sopra dello scanno torreggiava una imponente aquila di bronzo, al di sopra dei seggi erano fissate le insegne delle province che erano anche, in tempi bellici, le bandiere di guerra dei vari eserciti dell’Impero.

“Quattordici provincie, quattordici armate” pensò Sirwilm “ quello da potere mettere in campo ora, sarebbe il più imponente esercito che l’Umanità abbia mai visto. Spade, archi, balestre e catapulte della migliore qualità costruite dai migliori fabbri artigiani di Tirion, la capitale del Regno. Basterebbe la metà di tutto ciò per rispedire la Tenebra là da dove è venuta in unione con le forze degli elfi e dei nani”

Al centro della sala la rappresentazione della Terra con l’immenso mare che circondava le due grandi masse continentali divise tra loro da quell’esiguo canale largo solo un centinaio di miglia e che veniva solcato continuamente dai convogli navali commerciali e militari.

La grande passatoia centrale ricordava agli ospiti della sala le grandi vittorie del Regno nelle sue innumerevoli guerre dalla sua costituzione ai giorni attuali. I più grandi artisti e gli artigiani tessitori avevano rappresentato battaglie terrestri e battaglie navali, combattute contro ogni tipo di avversari, fossero essi uomini o dragi o elfi o nani o orchi o principi demoni.

Gli occhi di Sirwilm stamparono nella mente le scene della battaglia di Gran Pianura (le altre le conosceva già), in cui l’Umanità da sola aveva sgominato le forze dell’Universalità Dragoniana e degli orchi circa quaranta anni prima. I draghi erano stati decimati; l’esercito degli orchi era stato praticamente annientato e solo poche centurie erano riuscite a fuggire verso i territori sotto il loro controllo (e prima di arrivarci avevano subito ulteriori perdite negli attacchi dei nani in una imboscata presso i Valloni Profondi). Gli stessi uomini avevano subito ingenti perdite e il ricordo di ciò fece sì che nel Paladino aumentasse la comprensione per l’attuale ritrosia del Re a nuovi spargimenti di sangue.

- Comunque Sirwilm, sappiate che questa non è una decisione che possiamo prendere da solo. Per questo abbiamo indetto una Grande Adunanza del Regno per la fine della prossima settimana. Gli araldi hanno già chiamato il popolo a decidere quali debbano essere i suoi rappresentanti e crediamo che proprio oggi negli arenghi delle capitali delle Province si stia votando. Nelle città marittime sono già stati raccolti i voti della flotta militare e di quella mercantile, che come sapete hanno diritto ad essere rappresentate al di là del criterio territoriale. Per quanto ne sappiamo, secondo le notizie pervenuteci a mezzo degli uccelli messaggeri, come al solito i nostri sudditi hanno scelto due grandi uomini: l’ammiraglio Arleo per i militari e il comandante Perto per i mercanti. Uomini di grande equilibrio e di sicura esperienza inj pace e in guerra. –

Re Leandro parlava più a sé stesso che a Sirwilm. Gli occhi fissi sulla passatoia centrale stava pensando alla minaccia della Tenebra, ma ricordava ancora la battaglia di Gran Pianura in cui lo stesso suo padre, Re Tullio CLXXVIII della dinastia di Neothes il saggio, aveva perduto la vita; e il ricordo non lo avrebbe mai abbandonato.

Campi rossi di sangue, campi parzialmente bruciati dal fuoco dei draghi, orribili resti di arti dei combattenti di ogni razza circondavano il luogo dove si stava avviando. Camminava pervaso dalla curiosità, insita in ogni bambino, condotto per mano dal Maestro della Casa. Non capiva come quell’uomo grande e valoroso avesse uno sguardo triste e solo a stento riuscisse a trattenere le lacrime. La battaglia era stata vinta, anche se a prezzo di molte vite, era stata però vinta!
Improvvisamente venne circondato da uno stuolo di guerrieri tristi, ma orgogliosi per la vittoria. Essi alzarono le spade al cielo e pronunciarono solennemente la formula di fedeltà al sovrano:
“Non importa la vittoria se la causa per cui si combatte è quella giusta. E noi combatteremo sempre, la nostra lealtà ti seguirà ovunque!”
Allora capì! In lontananza (ed ancor oggi un singhiozzo alla gola e i suoi occhi si inumidivano di commozione) intravide il corpo di suo padre portato a spalla dai superstiti della Guardia d’Onore. Lungo il cammino veniva onorato dai suoi soldati in ginocchio e con gli elmi in mano.
Il silenzio regnava nella Grande Pianura, nessun uomo e nessun animale osava manifestarsi.

“No, troppo sangue; troppi dolori. Non posso a cuor leggero impegnarli in un nuovo scontro armato”

Mentre i due uomini erano assorti nei loro pensieri, un aitante giovane entrò nella sala con tutta l’irruenza dei suoi venti anni.
Un sorriso di condiscendenza accomunò monarca e paladino: la vitalità del giovane aveva fatto dimenticare loro per un attimo i problemi del momento.

- Principe Augusto, ti presentiamo Sirwilm colui che ti insegnerà ad essere un buon Re, e, quel più conta, un uomo vero. –
- Troppo buono, Maestà; ma è dal Vostro esempio che il Principe ha imparato ad essere Re ed uomo. –
- Avete finito voi di due di elogiarvi a vicenda? Quando inizierò la mia educazione, Sirwilm? Ho voglia di accelerare al massimo i tempi.-
- Ogni Vostro desiderio è un ordine per me. -

 
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