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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo I - Parte II PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

Al momento del rapimento di Finarfin, la razza umana era corsa ai ripari affidando il potere ad un uomo, eroe di guerra e grande saggio e, nella speranza che non tradissero la memoria di tanto uomo ai suoi discendenti, Neothes il saggio. Questi aveva creato un gruppo di esperti provenienti dalle varie nazioni allora ancora esistenti. Il gruppo di esperti (questi comunque variabili negli anni) si era voluto chiamare l’Adunanza e le varie nazioni avevano assunto la pomposa denominazione di Province dell’Impero Umano.
Tra i draghi, invece, da sempre spiriti più indipendenti, ma comunque riuniti in una sola nazione, fu il Capo del Consiglio Segreto della Razza che prese decisamente e d’imperio il comando unico. A differenza degli uomini, i draghi (peraltro molto più longevi) non affidarono ad una dinastia le loro sorti, ma erano i membri del Consiglio che di volta in volta, al venir meno del capo precedente, sceglievano tra le loro fila un nuovo comandante supremo.
Quando il cavaliere errante ricevette notizia del suo incarico, la guerra tra Luce e Tenebra era in uno dei periodi più critici. Una grande offensiva dei principi demoni e degli orchi aveva costretto, per la prima volta, l’esercito degli elfi ad abbandonare la foresta di Lothlorien e ad attestarsi a nord di essa nelle trincee oscure, ultimo caposaldo prima della Grande Pianura al di là della quale vivevano gli uomini.
Questo preoccupava non poco il cavaliere, sicuramente più della difficoltà del suo incarico, legata peraltro oltre alla sua perizia alle facoltà di apprendimento del giovane principe che egli conosceva solo di nome. Qualunque fosse l’intelligenza del giovane verso cui cavalcava, una certezza era in lui. Lui era un cavaliere errante.

I cavalieri erranti erano stati creati molto tempo prima di questo periodo, a guerra di invasione già iniziata e dopo il rapimento del generale Finarfin, per tramandare tra gli uomini il senso della Giustizia e difenderlo. In realtà, essi erano stati il frutto della sottile astuzia dell’intelligence delle forze della Luce che aveva “ispirato” il concetto agli allora Re degli uomini. Travestendo abilmente alcuni dei loro più valenti ufficiali e sottoponendoli anche ad una minuziosa operazione di chirurgia plastica che ne aveva se non altro di molto attenuato le fattezze elfiche (in primis sparizione delle orecchie a punta e del taglio orizzontale degli occhi, poi rafforzamento delle masse muscolari delle zone toraciche, delle braccia e del collo, infine rimodellazione delle appendici degli arti sia superiori che inferiori). Certo ad un occhio supercritico non poteva sfuggire l’eleganza del portamento e la grazia elfica, ma… si sa… gli elfi (e le elfe naturalmente) erano dei begli animali e femmine (e maschi) della specie umana potevano aver ceduto al fascino… diciamo… dell’esotico con quel che ne consegue. Da sempre era acclarato che uomini ed elfi erano compatibili negli accoppiamenti. La leggenda non diceva forse che un certo Elrond era stato il miglior alleato del mitico Re Aragorn e gli aveva concesso in sposa la figlia Arwen? Ed Elrond non era forse a sua volta figlio di sangue misto elfo-umano? E allora? Quale mai paura potevano creare degli individui dai lineamenti abbastanza umani ma anche un poco elfici? Anzi, potevano e dovevano incutere consapevolezza di una intelligenza superiore, perché certo gli elfi non erano idioti e gli uomini poi… (pensiero popolare… umano, ovviamente). Durante i secoli successivi, l’intelligence delle forze della Luce aveva fatto in modo che i cavalieri erranti studiassero alcune arti che l’ignoranza degli uomini avrebbe definito poteri magici. Il potere di guarire con l’imposizione delle mani alcuni mali; il potere di indurre a dire la verità guardandolo fisso negli occhi chiunque umano fosse interrogato; il potere di lanciare speciali flussi di energia luminosa durante i combattimenti (quest’ultimo era un abile trucco, creato attraverso la manipolazione del tessuto degli avambracci, ove vennero nascoste alcune speciali armi usate in teatri di guerra più avanzati nella scienza tecnica di distruzione). Poiché nel corso degli anni molti avevano preso a condurre una vita similare e molti ormai erano i cavalieri erranti, questi cavalieri eletti (agli occhi dell’Umanità) vennero fatti chiamare, dall’abilità dei Servizi della Luce, i “Paladini” e furono ammirati, odiati ed invidiati dagli uomini nel corso degli anni. Dall’origine il loro numero fu di dodici; quasi un numero magico per la Terra, infatti 12 erano le ore di luce e 12 quelle di tenebra del giorno durante gli equinozi, 12 erano i mesi dell’anno, 12 le costellazioni zodiacali. Dodici un numero che doveva impregnare la Storia della Terra [NdA. non è certo un errore quella S maiuscola!]
Quegli ufficiali dell’esercito elfo costituivano ovviamente un gruppo segreto. Tra di loro, poiché non si passano invano tanti secoli in una terra, essi veneravano la figura di Finarfin e ne avevano fatto un modello di vita. Dalla sua storia avevano imparato a non esporsi per la causa di quel pianeta più di tanto, ma di tentare di aiutarlo, se non governarlo, dal silenzio della loro segretezza. Ovviamente, a differenza di Finarfin, si sentivano ancora legati al giuramento di fedeltà prestato al loro Impero e per questo si attivavano, ma… nelle loro menti c’era ormai la Terra, le sue genti senzienti, la sua Natura.
Come ogni reparto bellico che si rispetti (e i Paladini lo erano a tutti gli effetti) vigeva una ferrea disciplina e suddivisione dei compiti. Ognuno di loro era preposto alla protezione di un settore di quella civiltà rurale (che altro non era) terrestre. Il reparto, dopo alcuni anni, si autodefinì il “Cerchio”, diviso in quarti ognuno dei quali prese il nome da uno degli elementi fondamentali per la cultura della razza umana: l’Aria, l’Acqua, la Terra, il Fuoco. Ogni elemento era, a sua volta, diviso in tre parti chiamate “Acuti”. Al quarto dell’Elemento Fuoco corrispondevano i Paladini che sopraintendevano gli Acuti delle Messi, delle Greggi e dei Frutti. Al quarto dell’Elemento Aria gli acuti degli Uccelli, delle Arti e dei Mestieri. Al quarto dell’Elemento Acqua gli acuti dei Laghi, dei Fiumi e dei Mari. Al quarto dell’Elemento Terra gli acuti delle Foreste, delle Rocce e delle Pianure.
Essi avevano protetto l‘intera Terra durante quei millenni, a volte, anzi spesso, contravvenendo se non in contrapposizione agli ordini dello stesso Comando Centrale dell’Esercito della Luce. E non è che lì non se ne fossero accorti, ma tra i grandi generali avevano due silenziosi alleati mascherati, il contrammiraglio Olorin e il generale di armata Finarfin.
Colui che stava cavalcando era Sirwilm, Acuto delle Rocce. Il suo, nel Cerchio, era un compito delicatissimo in quanto, essendo demandato al controllo delle rocce, era l’anello di congiunzione tra gli uomini che vivevano in superficie e i draghi che vivevano all’interno delle grotte e delle caverne nella profondità delle montagne. Per questo il Cerchio, in funzione della guerra in corso lo aveva inviato a quel compito. La speranza era quella di un’alleanza tra l’Umanità e l’Universalità Dragoniana.

 
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