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di Angelo De Silvestri
Il cavaliere errante era stato ingaggiato dal Re per insegnare al figlio l’onore, l’arte di combattere e la forza dei giusti per governare il suo popolo. Egli cavalcava, le armi riposte lungo la sella, attraverso i valloni che da Nord portavano a Gran Burrone. La giornata era calda, ma l’ombrello protettivo, che gli alberi della foresta formavano sopra di lui, rendeva sicuramente gradevole la temperatura. Il cavaliere avanzava pensieroso. Due erano gli argomenti che impegnavano la sua mente: sarò ancora in grado di svolgere il mio compito? Cosa sta succedendo in questo mondo? Alla prima non era certo lui il soggetto più adatto a dare una risposta per quanto riguardava l’altra erano ormai più di diecimila anni che era cominciata la terza guerra della Luce contro l’Oscurità su quelle terre. Tutti o quasi avevano dimenticato come fosse cominciata ma tutti potevano toccare con mano che al momento la Terra era sovrappopolata di creature aliene; alcune erano per gli Uomini amichevoli, altre ostili, altre assumevano di volta in volta atteggiamenti diversi. La Terra era, come non mai, un mondo di frontiera una vera e propria “Terra di Mezzo” tra l’Impero della Luce Eterna (che gli Uomini avevano deciso di chiamare Paradiso da due antiche parole Pairi, giardino, e Daeza, costruttori; probabilmente in omaggio alle facoltà di uno dei più importanti popoli che ne facevano parte: quello degli Elfi) e l’Impero della Tenebra Eterna (che gli Uomini chiamavano Inferno, probabilmente da Infer, che sta sotto, probabilmente perché gli Elfi della Luce preferivano vivere sugli alberi e gli altri ovviamente sotto). Su di essa si combattevano devastandola le forze dei due Imperi. Le razze che popolavano la Terra subivano, combattevano e si alleavano con le une o con le altre. Al momento le forze Umane erano alleate di quelle della Luce formate da Elfi, Nani, Maghi e Fate. Si contrapponevano a loro alleati dei Draghi quelle della Tenebra formate da orchi, stregoni, streghe e i temibilissimi principi demoni. I due popoli senzienti originari della Terra erano in questo periodo due: gli Uomini appunto (specie più elevata degli animali a sangue caldo) e i Draghi (specie più elevata degli animali a sangue freddo). Le leggi che governavano le due razze erano pressoché identiche ed erano quelle naturali: a) non uccidere elementi della propria razza; b) non rubare ad elementi della propria razza; c) non dire il falso ad elementi della propria razza; d) ubbidisci e non offendere l’Essere Supremo. Entrambi i popoli credevano infatti in un Essere Supremo solo che gli Uomini lo chiamavano “Signore” o “Dio” e i Draghi “Supremo” o “Grande Sauro”. Il Signore degli Uomini viveva nel cielo, ma non era un essere ben definito; era qualcosa di immateriale, fatto di puro spirito, che governava nella sua immensa bontà e giustizia. Il Supremo dei Draghi viveva anche lui nel cielo ed era ben visibile sopra la Terra (gli uomini in spregio dicevano che era una Costellazione); era estremamente severo ed incuteva tanto timore che i draghi solo in rarissime occasioni osavano uscire dalle grotte sotterranee in cui risiedevano. Umanità e Universalità Dragoniana avevano risposto in maniera diversa nel corso dei secoli. Si erano create addirittura fragmentazioni all’interno delle razze (facilmente prevedibile per gli uomini, meno per la ferrea disciplina dei draghi). Ma la gran parte dell’Umanità parteggiava per la Luce, e, al momento, gran parte dell’Universalità Dragoniana per la Tenebra. Questo no era stato sempre così, nel corso dei secoli le alleanze si erano più volte ribaltate perché la guerra di confine era costata molto alla Terra sia in termini di vite che di risorse (gli eserciti invasori avevano, come sempre in questi casi, largamente saccheggiato e distrutto). Non era stato così neppure riguardo alle credenze religiose. Nessuno più aveva memoria storica, ma all’inizio della guerra la situazione era stata ben diversa e questa storia avrebbe dovuto essere ricordata perché avrebbe evitato tante incomprensioni tra uomini e draghi. Entrambe le civiltà terrestri avevano nei secoli capito una cosa: l’unica maniera per vincere (ma sopra tutto per sopravvivere!) era quella sì di fare fronte comune, ma fondamentalmente quella di avere un centro decisionale unico. All’inizio, ormai più di diecimila anni terrestri, quando le forze della Tenebra invasero per l’ennesima volta e all’improvviso la Terra, queste avevano ricevuto una risposta pronta ed univoca grazie ad un solo uomo anzi ad un solo elfo, Finarfin, Guardiano di Tirion. Lasciato solo ed inconsapevole di cosa fosse l’Universo al di fuori di quel minuscolo, seppur strategico, Paese, l’elfo aveva raggiunto una incredibile saggezza negli eoni che avevano già visto in precedenza due sanguinosissime guerre tra la Luce e la Tenebra. Accanto a lui avevano operato reggimenti e comandanti dei Popoli dell’Impero della Luce, tra cui il famosissimo eroe comandante Olorin o Mithrandir o Gandalf, come lo chiamavano le sue truppe su questo pianeta. Tra i pochi se non l’unico cosciente di cosa stesse veramente in gioco tra le truppe della Luce spedite lì a combattere. Infatti per impedire che la nostalgia del verde e magnifico Paese d’origine prendesse le truppe, una speciale droga veniva somministrata alla partenza che rendeva le truppe inconsapevoli di cosa lì li avesse spediti e per quale vera ragione combattessero. Quegli individui, spediti in quel misero (rispetto al loro) pianeta assimilavano l’idea di esservi nati e di doverne difendere l‘indipendenza dal Nemico, che a sua volta manovrava truppe non coscienti di quanto stesse succedendo. Quando gli uni o gli altri cominciavano a perdere gli effetti della potente droga, venivano come presi da un’insana volontà di allontanarsi da quella Terra che stavano difendendo sino ad un attimo prima a costo delle loro vite e, chi come gli elfi con il desiderio di rivedere il mare, come i nani le profondità delle rocce, come le aquile dell’alto cielo, come gli orchi delle forre spinose, come dei mannari le grotte oscure e altri simili incomprensibili desideri, venivano instradati verso i punti di raccolta dove i mezzi interplanetari dei due Imperi li rimandavano sui pianeti d’origine per poi riutilizzarli in altri scenari di battaglia. Finarfin aveva ricevuto, forse unico, un condizionamento perfetto e aveva vissuto un periodo senza fine in quella Terra, senza mai chiedersi chi fosse e cosa stesse a fare lì. Aveva creduto fermamente e solamente alla sua missione di bloccare l’odiato nemico … un soldato perfetto, che aveva sempre creduto ciecamente e altrettanto ciecamente obbedito. Ma come tutti coloro che vengono beffati, il suo rancore verso chi fosse reo della beffa fu spietato e mise seriamente in crisi l’intero apparato della Luce, anche se continuò a combattere con immenso valore contro la Tenebra. Finarfin spazzò l’antica credenza di un Creatore a nome Eru, che svelò essere null’altro che il nome degli Imperatori della Luce. Al suo posto, perché ben sapeva che le due razze non avrebbero saputo reggere il peso della mancanza di un Essere Superiore creò la figura del Signore per gli uomini e del Supremo per i draghi. Organizzò al meglio le truppe del pianeta e sconfisse con esse ambedue gli eserciti che si stavano fronteggiando approfittando della loro belligeranza. Ma dopo mille anni di glorioso comando di intere generazioni terrestri, quello che era ormai considerato pericoloso forse più dalla Luce che dalla Tenebra venne rapito e trasportato al suo pianeta di origine. Qui ricondizionato e le sue indubbie qualità di comando riutilizzate presso altri scenari di guerra. Sulla Terra dopo il primo momento di forzato proseguimento della politica finarfiniana, le incomprensioni tra le due razze si erano fatte vieppiù pesanti e pur mantenendo nell’ambito della propria razza gli insegnamenti dell’antico elfo, i due popoli si erano dati due comandi distinti che avevano portato alla ricerca di alleanze diverse e addirittura contrapposte a seconda delle necessità delle singole etnie.
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