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Prologo - II parte PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Ciò che Tu dici, o nostro Signore, ci lascia sconcertati. Mai negli anni che annovera il Sapere Umano, una cosa del genere si è verificata. Mai sentimmo parlare né leggemmo nei libri che vengono tramandati come la casa del Sapere, di una fonte di luce, né tantomeno che scaturissero da essa forme di una qualche vita. Ciò che conosciamo noi uomini della vita è che essa nasce dal rapporto di due persone di sesso diverso in periodo di fecondità, mai che essa esca spontanea da non si sa quale parte di un deserto o di una città stessa. Guardiano, noi tutti siamo estremamente interessati alla visione di una meraviglia del genere. Eccoci qui tutti pronti ed ansiosi di trasferirci dove Tu hai avuto la benevolenza di ordinarci di andare. Tra di noi sono stati, comunque estratti a sorte dieci di ogni disciplina. Permetti che siano solo loro quelli che potranno prendere visione di quanto da Te indicatoci. Gli altri tutti faccia la tua benevolenza in modo che restino qui in città a preparare difese adeguate a questa nuova minaccia. Nuova, o Signore, non solo nell’elenco dei tentativi del Male, ma nuova anche nei confini della sua potenza… perché pur nella ignoranza, capiamo essere assai potente, o Signore -
La richiesta di quei saggi non era affatto disprezzabile. Certamente non avevano tirato a sorte, ma avevano scelto con cura chi potesse essere più utile nella scoperta e analisi della minaccia che scaturiva da quella fonte di luce e chi per la difesa della città. Per un solo attimo aveva avuto il desiderio di mostrare a quei mortali come l’immortalità desse anche poteri di sintesi e analisi dei comportamenti personali superiore alla loro, ma era troppo esperto per non capire che a volte i sottoposti, gli inferiori in genere, ricevevano una spinta superiore se mai pensassero di aver gabbato il loro superiore. Celando con grande peripezia una smorfia di compatimento, espresse soltanto la sua adesione alla loro richiesta con un benevolo cenno del capo. D’altro canto qualunque marchingegno, per quanto effimero potesse essere, sarebbe stato di sicuro utile all’intera popolazione della Terra. Non solo Tirion doveva essere protetta durante questa nuova minaccia, ma ogni città e il lavoro dei saggi di Tirion sarebbe stato di grande aiuto a tutti gli altri. Si accinse finalmente a parlare e sentì nell’aria l’attesa degli uomini. Qualunque cosa avrebbe detto loro, sarebbe stato obbedito in toto. Questo si richiedeva ad un capo: essere obbedito. Ma l’obbedienza degli uomini dipendeva dalla maniera in cui li si invitava ad obbedire. L’esperienza di tutto il suo essere Guardiano gli aveva insegnato che l’ordine doveva essere dato con estrema fermezza ma con gentilezza. Il ricevere un ordine in maniera tirannica portava la rabbia di chi lo riceveva a ragionare su cosa significasse; il riceverlo in maniera gentile induceva al contrario ad eseguirlo, se non altro per gratitudine, senza analizzarlo;... gli anni non passano invano. Si decise finalmente ad emettere gli ordini.
- Signori, il sentire il vostro entusiasmo mi conforta e mi gratifica di essere stato nel giusto per non aver mai dubitato della vostra lealtà nei confronti della causa per cui questa città fu creata: Tirion sentinella contro il Male. Credo di essere nel giusto quando penso che in questa città vi sia il più ampio numero di uomini fedeli al Bene e di una intelligenza superiore a quella di qualsiasi altra città della Terra… sia di razza umana che altra… - quel loro gonfiare i petti mostrava tutto il loro orgoglio ed era il segno che li avrebbe sempre avuti al suo fianco - … Uomini di Tirion è stata mia cura contattare tutti i nobili Elfi presenti sulla Terra per rinnovare l’antica Alleanza… - questa era una pietosa bugia, ma l’entusiasmo che vedeva negli occhi dei presenti dimostrava quanto questa notizia, ancorché falsa, li avesse fatti più forti e avrebbe fatto il giro della città in meno di un attimo raddoppiando gli sforzi di tutti - …con il loro aiuto e con la benevolenza di Eru… - tutti erano con la testa china in segno di onore e nessuno, quindi, carpì quel lampo di dubbio nei suoi occhi - …voi e noi distruggeremo la nuova minaccia –
L’applauso, che seguì, gli diede il tempo di organizzare ulteriormente i suoi uomini.
- Tutti coloro che saranno impegnati nelle fasi di controllo delle mosse del nemico dovranno portarsi alla fine della loro missione presso Imladris ossia Gran Burrone. Lì si terrà una Assemblea generale delle razze per fare fronte comune contro il nemico. Ora andate e accelerate la vostra partenza per quanto possibile, vi voglio a Gran Burrone prima della prossima luna. Essendo oggi il ventesimo giorno della luna, tutti a Gran Burrone entro trentasei giorni. Ora via tutti e buon lavoro –

Accompagnò questa ultima esortazione agli uomini con un sorriso, ma quando dette loro le spalle il suo volto divenne estremamente serio. Era preoccupato… molto preoccupato.

Trentasei giorni erano passati e da quel balcone si dominava l’intera vallata di Gran Burrone. La stretta valle faceva da cornice al Bruinen e Finarfin ancora una volta capiva il perché Elrond avesse deciso di rifugiarvisi insieme a tutti i suoi figli. Lungo le rupi su un terreno incredibilmente fertile sopravvivevano ancora i rigogliosi alberi gelaidh, che erano stati la dimora dei Mezzi-Elfi. Tra i vari gelaidh, sia che sorgessero sulla stessa sponda del Bruinen sia che fossero su lati opposti si erano venuti a creare con elfica precisione (e questo la diceva lunga su chi ne avesse guidato lo sviluppo) una serie innumerevole di camminamenti e di ponti coperti, tutto creato rigorosamente dalle loro ramificazioni. Lui sapeva il perché di questo. Quelli non erano alberi comuni, ma creature senzienti e dotate di una intelligenza: le Entesse! Ecco che fine avevano fatto, erano dove mai le avrebbe potute scovare quel simpatico brontolone di Fangorn. Protette dal potere di Elrond e del terzo anello elfico. Il ricordo dell’ilarità che gli sollevò il segreto di cui Celeborn, il marito della sua adorata Galadriel, lo fece partecipe durante una delle sue rare visite, era ancora vivo in lui. Per secoli e secoli aveva potuto ridere… ebbene sì ridere, anche se non era stato sicuramente elegante… dell’affannosa ricerca di quei rozzi… nei modi s’intende… vegetali senzienti. La colpa era senza alcun dubbio dei maschi della specie e della assurda abitudine, di cui non conosceva simile in altre razze, per la quale nel rito dell’accoppiamento alle femmine veniva strappata parte del loro corpo, per la precisione tutte le foglie che adornavano loro la corona. Si era sempre chiesto se quegli energumeni lo facessero per gelosia, per senso del possesso o per un improvviso raptus da godimento. Certo non ne aveva chiesto mai spiegazione ad alcun Ent maschio che avesse incontrato. Temeva di non poter nascondere la sua ilarità a quegli esseri che per quanto rozzi non erano certo stupidi… anzi!
L’intrecciarsi delle strutture create dalle Entesse impediva l’immediato dissolversi del vapore acqueo che veniva prodotto dalle acque del fiume che nel suo rapido corso (gli uomini lo chiamavano non a caso Rombirivo) si infrangeva spesso contro le rocce che accompagnavano il suo corso o ne erano ostacolo all’interno dello stesso. Questa umidità che non superava la barriera dei ponti e dei camminamenti, e che ovviamente non poteva marcire un legno vivo, manteneva costante la temperatura nel corso del giro della Terra intorno alla Stella. Al contrario di Tirion, Imladris era sempre nella stagione del risveglio dei fiori. I fiori, già… ecco coa manteneva simile ad un sogno quel posto. Fiori di ogni tipo, di ogni dimensione, di ogni colore dell’iride. Qualcosa di inimmaginabilmente bello.
E tutto questo doveva finire? No! Si sarebbe opposto con tutta la sua forza… forza… forza della disperazione se le notizie che avevano riportato i suoi occhi (le gwith partite da Tirion) fossero vere… e non poteva dubitare di quegli uomini.
Ma perché disperazione? Le notizie potevano essere lette anche in chiave ottimistica… e allora? Allora era sua… solo sua… tutta intera la disperazione! … migliaia e migliaia di anni… mah… ma bando alla “sua” disperazione… c’era da salvare la Terra da qualcosa di veramente osceno. Certo, se la situazione fosse stata diversa, avrebbe avuto ben ragione di gioire dell’efficienza dei suoi di Tirion. Ma come si faceva a gioirre di simili notizie! Basta… basta… basta… era il Guardiano.
Era ora… era giunta l’ora di rendere tutti i convenuti partecipi delle novità scoperte. Scoperte… già una pila era stata scoperchiata e l’acqua che vi bolliva era tanta e tumultuosa.

- Creos, sono tutti pronti? -
- Come Tu hai comandato, Guardiano. I rappresentanti delle squadre scientifiche, i rappresentanti delle gwith di Tirion che abbiamo mandato in ricognizione, quelli dell’esercito di Karias e delle gwith del Popolo dei cavalli. Loro e le prove di ciò che diranno sono in attesa di un Tuo ordine -
Un sorriso increspò le labbra dell’antico Elfo quando il suo uomo disse “abbiamo mandato”. Peccato di vanità? No, molto più probabilmente anzi sicuramente compartecipazione della situazione. Bene se un uomo schivo e misurato come Creos aveva sentito la necessità di mandare quel segnale… perché era sicuro che di questo si trattava, allora non poteva dubitare degli esseri che affollavano la sala al di là della porta. Entrò e come un sol essere tutti si alzarono in piedi in segno di rispetto, ma anche di eccitazione. Un attimo lo dedicò alla visione di simile splendore, le Entesse avevano messo il meglio di loro stesse nel creare, sospeso sul Bruinen, quell’emiciclo. Rami solidi nonché comodi circondavano la semicirconferenza centrale a mo’ di un anfiteatro, il tetto era formato da un intreccio di rami che lasciavano passare una minima quantità di luce comunque ampiamente sufficiente all’illuminazione del tutto.
Dette uno sguardo nella sala e rimase anche lui sorpreso dalle presenze. Dove erano le razze che ricordava? Lì c’erano solo Uomini e Draghi. Dove erano i Nani, dove gli Ent, dove i mezziuomini di Bilbo e Frodo? E gli uomini delle paludi? Solo Uomini e Draghi. Si rivolse con lo sguardo a Saganto.
Questi, come se lo sguardo significasse un invito a parlare, si portò al centro dell’anfiteatro e con voce ferma fece il suo rapporto.
- Nobile Finarfin, Guardiano della Torre di Guardia, Signore di Tirion, obbedendo al Tuo ordine ho radunato in questa sala tutte le razze senzienti al momento presenti in questa nostra Terra ad eccezione ovviamente di quelle che la stanno invadendo -
Un mormorio di sorpresa accompagnò le parole della sentinella, subito zittito da un cenno della mano di Finarfin.
- Bene, non dubito che tu abbia fatto il tuo dovere fino in fondo. Questo mi conferma della assenza su questa parte della Terra degli Elfi, e con sorpresa constato anche io l’assenza di Nani, Ent e dei Mezziuomini del mai abbastanza compianto Frodo Baggins della Contea - per un attimo che sembrò eterno tutta la sala tremò tra lo stupore dei presenti. Finarfin non lo fu… si era aspettato quella reazione da parte delle Entesse alla notizia dell’avvenuta scomparsa dei maschi della specie. Pochi percepirono il lamento, nessuno riuscì a capire che cosa stava succedendo.
- Ma se le notizie che verranno riferite a momenti corrispondono a verità, come non dubito, quanto prima rivedremo al nostro fianco gli antichi alleati - Un mormorio di soddisfazione, o forse di gioia per non essere soli nella lotta, pervase la sala.
- Comincerei con l’invitare il rappresentante dell’esercito di Karias che ci fornirà notizie sull’attacco alla sua città -
- Draghi e Signori convenuti, la città di Karias è ancora saldamente in mano alla sua gente che l’ha difesa vittoriosamente dall’assalto delle truppe della nuova minaccia. Forse non saremmo qui a darVi con estrema soddisfazione questa notizia se le gwith degli Eorlingas non avessero preso alle spalle insieme alle forze di Tirion l’esercito invasore –
Un applauso e qualche sibilo contento dei Draghi accolse queste parole.
- Le truppe nemiche si sono ritirate ed insieme ad altri ingenti rinforzi si stanno riorganizzando ad alcune ore di cavallo dalla nostra città per invadere altri territori. E’ stata vinta una battaglia non certo l’intera guerrra -
Il rappresentante di Karias si ritirò tra la soddisfazione generale.
- Signori, mai parole furono più appropriate e adesso capirete perché. Si facciano avanti i rappresentanti della spedizione scientifica inviata da Tirion… -
- Draghi e Signori, quanto Vi stiamo per spiegare ora ha dell’incredibile anche per noi che l’abbiamo comunque potuto verificare in prima persona e che vi assicuriamo lo abbiamo controllato e ricontrollato - la sala si agitò improvvisamente, l’attesa di quanto potevano dire quegli esimi scienziati era fremente. - Convenuti, gli eserciti invasori non sono di questo mondo… - la sala ribollì dalla sorpresa - … calmi… calmi per favore… dicevo che le truppe di invasione non sono di questo mondo. Esse sono arrivate meno di due lune fa sulla Terra attraverso una porta spazio-temporale ossia una porta che collega mondi lontani infinito spazio e infinito tempo contemporaneamente. Diciamo un sistema di percorrere distanze impossibili a velocità inimmaginabili - la sala era nel caos più totale - Calmi Convenuti… calmi per carità… già chi sta parlando ha difficoltà di esprimere simili contenuti non confondetelo ulteriormente… grazie - la sala si era di nuovo fatta silenziosa. Panico, dubbio, incredulità forse ma non idiozia tra quella gente - Dicevo così come sono di un’altra Terra le gwith di Orchi, Mannari, Goblin, Urukai che ci hanno invaso ora e tanto tempo fà così lo sono quelle di Elfi, Nani, Aquile e Mezziuomini insieme ai quali combattemmo allora il pericolo che veniva da fuori di Noi. Essi non sono altro che i rappresentanti dei due enormi Imperi che si stanno contendendo l’Universo: quello della Luce e quello dell’Oscurità. - La sala si era fatta silenziosa e attenta, non più il minimo accenno ad altro che non fosse l’interesse completo alla relazione degli scienziati di Tirion. - La Terra, la nostra Terra è da tempo immemorabile come l’elemento di separazione tra questi due Imperi. In essa già diverse volte si sono svolte battaglie importantissime tra i due schieramenti. La nuova invasione dell’Impero dell’Oscurità porterà su questa Terra di nuovo truppe elfiche, nanesche e quant’altro l’Impero della Luce metterà in campo affinché questa Terra chiave non cada nelle mani del nemico. Vi chiederete come mai in così poco tempo Noi poveri scienziati di una Terra… ebbene sì diciamolo, primitiva abbiamo scoperto tutto questo. Prima di ogni cosa dobbiamo alla saggezza del Guardiano l’averci radunato in un gruppo di studio, poi dobbiamo alla forza e al coraggio delle gwith degli Eorlingas e di Tirion l’aver catturato alcuni capi dell’esercito invasore ai quali abbiamo estorto… e per questo misero ed ignobile compito non c’è un grande bisogno di sapienza scientifica… le informazioni che Vi stiamo fornendo. Prepariamoci tutti ad una lunga, lunghissima guerra di cui sicuramente nessuno di noi potrà vedere la fine. Una guerra come quelle che si tramandano come contro Melkor o Sauron, ma che ora conosciamo come fasi di un duello infinito giocato sopra le nostre teste da gente che non è della Terra, gente che delle nostre vite non sa che farsene se non come possibili avversari o alleati - la sala era nel silenzio più assoluto, come sarebbe potuto essere altrimenti?

Un solo cervello era sintonizzato su un altro argomento. “Usato come un oggetto… io che credevo essere l’essere superiore immortale, che guardavo con commiserazione alla vita di tutti questi umanuncoli… ah, ah, ah, io il primo idiota di questa Terra… in cosa sono migliore di questa gente Uomini o Draghi?… Tu con l’immenso compito di essere il guardiano di un mondo… ma cosa mai andavo credendo… eccomi Finarfin guardiano del gregge, anzi no oggi guardiano di un branco perché questi Umani e quei rappresentanti dei Draghi hanno aperto gli occhi e saranno duri da controllare”
Un urlo lo sorprese nelle sue amare meditazioni
- FINARFIN, FINARFIN -
Si volse sconcertato - Sì? -
- Nobile Signore, Nobile Guardiano ciò che sei stato per ignoranza restalo per consapevolezza! I rappresentanti della Terra qui riuniti fanno di Te l’Unico, Tu hai già dimostrato di poter essere il nostro capo! -
Creos parlava a nome dell’Assemblea e lo capì quando giratosi verso le gradinate dell’Anfiteatro vide l’immensa adunanza inginocchiata che gli mostrava l’elsa delle spade e le punte delle code.

 
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