topleft
topright
Prologo - I parte PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri
 

Pesante era stato il fardello.
Non era stato facile vedere morire nella lotta contro il Male prima il padre, poi il fratellastro ed infine il fratello. Struggente l’addio alla adorata Earwen, la dolce figlia di Olwe; ma, questo si sa, il richiamo del mare supera ogni elfico sentimento. Doloroso apprendere della morte di tanti nelle guerra contro Colui che aveva preso il posto del Primo nella lotta infinita; e tanti (quanti?) ne dovranno ancora morire prima che nell’ultima battaglia intervenga il Creatore a porre fine alla minaccia. Maledetto Melkor, maledetto Sauron, maledetti tutti coloro che ne sono stati e ne sono ancora oggi servi; maledetti tutti coloro che lo avevano privato delle soavi canzoni d’amore e di pace e che lo avevano costretto ad ascoltare tanti canti di morte in memoria di gloriosi caduti.
Pesante era stato il fardello di essere l’erede dei Principi Noldor e trovarsi lì, confinato quasi, nella Grande Torre di Guardia. Perché sinché il Male fosse stato una minaccia, seppur larvata, per il frutto del lavoro di Eru (e qui, pur nei suoi pensieri, non dimenticò di chinare il capo alla magnificenza del Creatore), lui, Finarfin della stirpe di Noldor era stato, era nel presente e sempre sarà il baluardo a difesa del Bene.
Quest’ultima considerazione produsse in lui come un effetto benefico. Ad un attento osservatore, laddove ce ne fosse stato uno in quella stanza appena raggiunta dai primi raggi della stella, non sarebbe sfuggito, appena rialzata la testa dal segno di rispetto verso il Supremo Signore, quel perdere l’aria stanca e sperduta del primo risveglio, quel riacquistare, in tutta la sua magnificenza, l’alterigia di un Principe elfo.
Passò davanti allo specchio e guardò quanto riflesso. Un sorriso velò la bocca. Dove erano quei meravigliosi lucenti capelli biondi eredità di sua madre, sostituiti pur nella loro dignità da quella massa bianca spenta? Dove era quella luce d’impeto negli occhi di colui che con sprezzo di ogni pericolo aveva affrontato Melkor e i suoi servi? Poteva quella oscura sensazione di saggezza che emanavano sostituirla?
E quella veste nera? Negazione di quella luce che dai suoi abiti si diffondeva in ogni dove?
Troppi, sì troppi anni erano passati. Troppi anche per mantenere intatta la infinita giovinezza di un Elfo.
Innumerevoli generazioni di quegli esseri destinati ad essere gli unici padroni della creazione di Eru erano nate e morte… già gli uomini. Piccoli esseri mortali, dotati di tanta bramosia di potere ma di scarso senso dell’onore. Oh, non che tutti fossero uguali… tutt’altro ma… già persino i migliori valevano poco a fronte della magnificenza degli Elfi. Ma quanti ormai di loro erano ancora da questa parte del mondo? Forse era lui l’ultimo rimasto?
- Principe, una delle sentinelle del mondo porta novità dai regni lontani… -
L’ingresso del segretario lo distrasse un attimo dai suoi pensieri.
- Arrivo mio buon Creos; come tuo padre e tuo nonno prima di te hai il potere di riportarmi alla realtà sempre… - e il fedele Creos uscì dalla stanza onorato di aver attirato la benevolenza del suo Signore - …già la realtà, ma quanti Elfi saranno rimasti in questa parte del mondo? –

La stanza di Finarfin era la più alta dell’antichissimo edificio centrale della città di Tirion. Scendendo con passo agile le scale che portavano alla Sala delle Udienze, il Guardiano si soffermò a guardare dalla finestra che dava sulla Piazza del Mercato proprio davanti alla sua residenza.
“Ecco qualcosa di immutabile come me; la frenesia dell’apertura mattutina del mercato. Cambiano i protagonisti, ma non cambierà mai l’atmosfera. Concitazione, speranza, ansia, cupidigia, desiderio, necessità… tutto si uniforma in una sola parola: mercato” Liberando un sospiro, riprese la discesa e arrivò velocemente là dove lo attendeva, insieme al fido Creos, un umano dalla pelle chiara in atteggiamento ossequioso.
- Salute a te, o figlio. Chi sei, da dove vieni, quali notizie ti hanno condotto a questa casa. -
- Nobile Finarfin, io ti saluto. Il mio nome è Saganto, sentinella figlio di sentinella del nobile Guardiano da innumeri generazioni. Arrivo dalle lande del Danuir e reco una notizia incredibile - disse il giovane senza alzare mai il capo.
- Avanti - l’atteggiamento del messaggero aveva attirato non poco la curiosità del Noldor.
- Nobile Guardiano, erano ormai quattro giorni, quando partii, che un’incredibile fonte di luce si era creata a poco più di un’ora di cavallo dalla città di Karias - l’esitazione della voce nascondeva altro.
- Avanti… continua… non esitare… -
- Guardiano, quando la luce apparve in pieno giorno destò la curiosità degli uomini, ma tutti credettero ad un fenomeno ottico… un miraggio, per dire. Come se la sabbia della distesa del Danuir riflettesse una fonte luminosa da distanza considerevole… -
- …cosa che può verificarsi di certo e con non rara casualità… ma… -
- …ma questa fonte luminosa resistette per l’intero percorso della stella e del suo satellite. Indusse prima timore, ma poi improvvisamente terrore quando da essa cominciarono… come dal nulla… a crearsi incredibili moltitudini di esseri che sembravano somigliare a quelle tramandateci dalle leggende e dalle pitture quali goblin, mannari, orchi e urukai… e oltre all’apparenza, lo erano, Guardiano. Era come se Eru (e tutti chinarono il capo) ci volesse punire per chissà quale malvagità da noi commessa. Immediatamente l’esercito uscì a difendere Karias e i suoi cittadini, ma venne sopraffatto dalle interminabili orde del nemico che continuavano a fuoriuscire dalla fonte di luce. Quando venni da Te cominciavano ad assediare la città. Guardiano, aiutaci… cosa mai possiamo fare?
- Lo sguardo di Finarfin si fece gelido. Quanto riferitogli da quel povero mortale era di una gravità incredibile. Cosa mai stava accadendo? Quali strani esseri potevano mi essere quelli a cui si riferiva la sentinella? Non erano forse state completamente sterminate sotto il Regno di Aragorn e della dolce Arwen quelle razze maledette? Quale ulteriore forma del Male aveva preso Melkor o Sauron o chi si era sostituito a loro? Eru (e chinò la testa) come mai stava permettendo tutto ciò? Cosa significava tutto questo!

Con un cenno imperioso indicò ai due umani di lasciare la stanza e di rientrare solo se chiamati. I due si allontanarono con diverso stato d’animo. Sorpreso e preoccupato Creos, che non aveva mai visto il suo Signore preda del dubbio. Speranzoso di una positiva e rapida risposta ai suoi enigmi Saganto. Solo l’esperienza da grande servitore del primo impedì che le certezze del secondo si dissolvessero nel terrore… perché lui aveva visto oltre che riferito.

Cosa mai… cosa mai poteva essere successo!
Finarfin, nervosamente, torceva le affusolate mani con una spasmodica violenza che l’avrebbe detta lunga a chi si fosse trovato in quella sala. Occhi di ghiaccio, volto che non tradiva la benché minima emozione, sguardo fisso verso il fuori di quella ampia finestra bifora, ma le mani… eh, sì le mani quelle sì che tradivano il suo tormento interno. Cercava di capire e non poteva controllare ogni parte del suo corpo.
Questa novità superava ogni sua esperienza. Questa notizia minava tremendamente le sue certezze. Un dubbio maledetto saliva alla sua mente e non voleva andarsene… no, non voleva proprio andar via. Chi, cosa, come, perché, ma…? E ciò che più lo confondeva era sicuramente quella blasfema domanda… quel dubbio maledetto. “No, che non sia che io Finarfin, ultimo Principe dei Noldor, abbia speso invano la mia vita all’interno di questa Torre di Guardia; che mi sia negato un’intera esistenza al fianco della mia amata Earwen; che non abbia potuto godere dell’affetto dei figli; che non abbia goduto appieno dell’orgoglio di crescere la meravigliosa Galadriel; che abbia visto morire tanti dei miei cari. Per cosa? Per quale ragione, se oggi è evidente la messa in dubbio della stessa esistenza di Eru ( e qui, per la prima volta nella sua vita e dopo innumerevoli eoni, si sorprese a mirare il suo volto riflesso nell’ampia vetrata eretto al pronunciare il nome del Creatore). Potevo sopportare che fosse anche l’artefice del Male, ma non posso pensare che questi non esista!”
Questo pensiero talmente doloroso lo riscosse violentemente dai suoi pensieri. Si guardò intorno come se una moltitudine di quegli esseri mortali avesse potuto sentire la sua voce profferire quella bestemmia in quella sala vuota, piena solo della sua disperazione. Porto le mani al volto in segno di contrizione, gli occhi assunsero un aspetto di smarrimento, chinò la testa e silenziosamente urlò il suo pentimento.
“Eru, perdona questo essere che non sa sopportare dopo tanto tempo il peso di una notizia sconvolgente. Perdona di aver mai potuto dubitare di Te, o Creatore di tutto quello che mi circonda in questo mondo. Perdona un Guardiano che oggi ha perso il diritto di chiamarsi tale. Perdona”.
Non rialzava più la testa perché sentiva anche nel suo pensiero di contrizione che quella sottile linea di dubbio era rimasta in lui. Sconvolto cominciò a percorrere avanti ed indietro quella sala come ormai da tempo immemore più non faceva. La conosceva fin troppo bene 27 passi nella lunghezza e 14 nella larghezza. Uno scanno… il suo scanno… lo scanno del Guardiano (oh ma perché era roso da quel dubbio) dava una solennità a quella sala arredata molto sobriamente che nessuno che non l’avesse vista, avrebbe potuto immaginare. E lui andava su e giù… su e giù.
L’antico elfo non riusciva a dare un senso a quella storia, eppure l’esperienza non gli mancava. Aveva avuto un momento in cui aveva pensato (anzi ad essere del tutto onesti aveva sperato) che la storia fosse opera di un visionario, che la sentinella fosse colta da un raptus di follia. Una fonte di luce che vomitava gli esseri più immondi di quella Terra… pazzesco… incredibile… no purtroppo, fin troppo incredibile e pazzesco… doveva essere vero per forza. Poi quell’umano lui lo aveva scrutato negli occhi… era stato sincero ancorché terrorizzato. Non erano gli occhi vacui della pazzia, era lo sguardo di chi riviveva nel racconto momenti vissuti, momenti di puro terrore. Il Male, quindi, si era di nuovo fatto minaccioso sulla Terra. Ancora una volta i Noldor dovevano schierarsi per combatterlo. Un ghigno salì alle sue labbra… i Noldor!… Quali?… chi oltre a lui era rimasto al di qua delle Acque? Era solo… solo contro la nuova minaccia… o forse no. Quanto mai erano diventati affidabili gli uomini?… potevano sostenere da soli … già da soli … una lotta che si era dimostrata improba ai tempi delle Alleanze Elfi – Uomini? Quanti sarebbero corsi a servire il nuovo padrone?
La sua testa si stava pian piano liberando dalla girandola delle emozioni che la notizia aveva prodotto e cominciava lucidamente a fornire soluzioni.
“Chiamare a raccolta tutte le razze che popolano la Terra; unirle nella lotta al nuovo pericolo; sì, questa è la prima cosa da fare. Ma contemporaneamente devo dotarmi di occhi che vedano al mio posto, che cerchino di dare una spiegazione logica del fenomeno della fonte di luce; bisogna catturare vivi alcuni elementi delle forze nemiche, possibilmente qualche comandante superiore, per estorcere loro informazioni sulla identità del loro capo e sulle sue vere intenzioni. Sì, questo devo fare… e subito. "
- CREOS… SAGANTO -
Quasi immediatamente la sua chiamata ebbe risposta e i due umani entrarono nella stanza con il volto preoccupato. Aveva forse lasciato tradire la sua emozione? O, più probabilmente, anche il fido Creos si era reso conto della pericolosità della situazione. In cuor suo optò per la seconda risposta e con una voce calma, quasi impassibile cominciò a dare i suoi ordini.
- Saganto, a te il compito di far sì che le razze che popolano questa terra siano chiamate tutte a raccolta… ricorda ho detto tutte… a… a… come si chiamava quel posto dove viveva Elrond con i suoi mezzi-Elfi nel meandro del fiume Bruinen alle pendici degli Hithaeglir. … ah sì, Imladris, che voi uomini chiamate Gran Burrone o Forraspaccata. -
- Sarai ubbidito, Guardiano! -
- Va… immediatamente… non c’è un attimo da perdere. Sii più veloce del fulmine, figlio mio -
- Vado -
Mentre la sentinella usciva rasserenata (perché colui a cui si era rivolto dava segno di voler prendere provvedimenti alla minaccia) ma conscia del suo dovere, Finarfin rivolse la sua attenzione al suo servitore. - Creos, raduna tutti gli uomini che puoi ma principalmente artieri, maniscalchi, medici, architetti chiunque insomma che abbia a che fare con le Arti della Scienza. Fai venire tutti questi in questa sala appena possibile, gli altri uomini organizzali in centurie e equipaggiali di qualsiasi cosa abbiano bisogno per una lunga campagna militare. Creos, la Terra ha ancora bisogno della gente di Tirion… anzi forse mai come questa volta - e questa ultima frase la disse quasi a sé stesso. Ma l’uomo che aveva davanti era tutto meno che uno sprovveduto e uno sguardo fiero e consapevole accompagnò la sua uscita dalla sala. Non aveva salutato il suo Signore, non ne aveva bisogno lui… quando mai si saluta sé stessi. E lui era una parte del suo Signore.

 
Pros. >
biblioteca


I personaggi dei giochi

veelerend.jpg

Sondaggi

Che gioco preferisci?
 

Siti Affiliati

L
La tua passaporta per Hogwarts
Yavin 4 - Fanclub italiano di Star Wars, del fantastico e della fantascienza
Sito Italiano di supporto a Joomla!
il Portale sul mondo fantasy
Star Trek LCars - Gioco di Ruolo
U.S.S. TYCO gioco di ruolo (GDR) tramite pagine Chat.
Il Podcast italiano su Harry Potter
Stories Of Youngs Hogwarts
Starfleet Italy - Simulazioni Italiane di Star Trek PBEM
Next Game Generation
I Giochi di Qwein
The Sword of Mystiria
Terre Lontane
Joomla Template by joomlaskin
Joomla Templates by joomlaskin