|
di Monja "Data" Ciceri Io sono Nessuno. Esatto: Nessuno… così mi chiamo; non è che non abbia un nome, anzi, ne ho uno che incute paura quando viene pronunciato, ma io, quando sono solo, nel mio pensiero, sono Nessuno. Avevo un nome, un nome bellissimo, dolce, soprattutto quando a chiamarmi con quel nome era la mia amata, ma adesso non viene più usato. Dimenticato, o meglio, rimosso. Il mio vecchio nome, quello che mi diede mia madre quando nacqui, è associato ad un eroe della guerra, ad uno sterminatore di nemici, ad un potente guerriero, ma chi conosce la mia storia e sa chi sono io, ormai pochi sopravvissuti, sa anche che sono un traditore e un assassino. Il mio nuovo nome, quello che mi è stato dato da mio padre, incute timore e quando viene pronunciato è sussurrato, come se io potessi sentire chiunque osi chiamarmi. In tutto questo c’è una macabra ironia: ora che sono così potente da far paura ovunque, mi rendo conto di non aver nessuno con cui condividere questo potere e nessuno da poter amare come ho amato la mia stupenda donna e nessuno ama me, per colpa di quello che sono diventato. Nessuno è una parola che ricorre spesso nei miei pensieri, come spesso ricordo con dolcezza il modo con cui lei mi guardava. Ho perso tutto, ecco perché sono Nessuno. Ogni essere vivente si identifica in ciò che ha di più caro ed io ero amato, ero un marito ed un futuro padre, ma ora non ho niente, se non questo sterile potere, che non mi scalda mai, nemmeno quando posso usarlo per uccidere. Come ho potuto ridurmi così? Perché? Non so come ho fatto… o meglio, lo so, ma preferirei non saperlo. Ho combattuto una guerra e sono un reduce, il mio corpo è pesante e coperto di ferite, l’unica cosa che mi è rimasta sono i ricordi che non mi danno tregua. La mia guerra era una guerra giusta. Così credevo e così mi hanno indotto a credere, ma non era vero, era una guerra civile e non c’è niente di più ingiusto di una guerra civile. Quando mi sono reso conto di essere stato usato era ormai troppo tardi per tornare indietro e così sono andato avanti, nel silenzio e nel dolore, mentre mio padre, l'uomo che mi ha reso così, ha guadagnato talmente tanto potere da avermi reso suo schiavo: ricordo ancora il giorno del nostro colloquio, quando lui mi ha detto ciò che volevo sentirmi dire, mettendomi contro i miei vecchi amici e compagni e contro la mia amata. Lei era bellissima, l’ho incontrata quando ero ancora molto giovane e me ne sono perdutamente innamorato e quando ho potuto vederla di nuovo, dopo molti anni, scoprire che anche lei era innamorata di me è stata la mia gioia più grande. Ci siamo sposati e il mio amore esplodeva, volevo gridarlo a chiunque, ma non potevo, dovevamo tenerlo nascosto, segreto, i nostri impegni ci tenevano lontani. Eppure abbiamo continuato ad amarci e a incontrarci fugacemente. Poi, dopo due anni al fronte, dopo due anni di brevi visite, sono tornato a casa e lei era lì, ad aspettarmi, lieta e raggiante. Quando mi disse che era incinta è stato il momento migliore della mia vita, avrei avuto dei figli e me li avrebbe dati lei. Poi l’ho uccisa, guidato dalla gelosia e dalla paura di perdere anche lei, come mia madre, e con lei sono morti i miei figli. Mio padre, colui che mi ha reso come sono, mi ha indotto a credere che stavo agendo per il meglio, perché lei sarebbe stata per sempre mia, ma quando mi sono reso conto dell’errore lei era già morta e non ho potuto fare altro che contemplare questo sterile, freddo potere. Ed ora sono Nessuno, senza nulla, non posso che rimanere in contemplazione della mia vita e dei miei errori senza poter fare niente. Ecco, mio padre mi sta chiamando, devo andare da lui, da colui che mi ha dato questo mio nuovo nome e che tanto fa paura a tutti quelli che mi stanno intorno: Darth Vader.
|