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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo XIV - Parte I PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Consigliere, se non foste voi a darmi questa notizia, farei internare con i privi di mente chi me la portasse. Accidenti… il ritorno del grande Finarfin. Se da un lato sono esaltato dalla notizia, dall’altro non vi nego che, non riuscendo a capire questo ritorno a migliaia d’anni di distanza, la cosa mi mette in agitazione. Sento come un pericolo imminente sulle nostre teste. Non so perché, ma lo sento. –
Il Reggente Superiore Catalzuma passeggiava nervosamente all’interno della sua stanza di lavoro davanti a Xyfs che lo ascoltava pensieroso.
- Credo che il tuo pensiero si a nel giusto, figlio mio. Anche io ho pensato molto a cosa possa aver spinto quella leggenda vivente a tornare e ti assicuro che non sono riuscito a pensare a nulla di buono. –
- Consigliere, dimmi che non è così grave come la tua voce sembra indicare. –
- Suvvia, Catalzuma, stavo solo facendo un ragionamento a voce alta. Non ne so nulla più di quanto ti abbia detto. Credimi. Sei come tuo nonno, ogni volta che venivo da lui si metteva in testa che una disgrazia fosse in arrivo. In tutta onestà ti dico che non so di cosa si tratti, ma è anche vero che un arrivo di questo tipo mi mette in agitazione. Ma è solo una sensazione da vecchio, che come tutti i vecchi non ama le novità – e cercò di accompagnare la battuta con un sorriso.
Ebbe poco effetto però, perché l’uomo mai aveva visto il drago così teso.
- Convocherò tutti i membri della Società e saremo da voi di fronte alla spianata del Mausoleo in tempo utile per assistere all’atterraggio del veicolo spaziale – poi gli si rivolse con un tono grave. – Sono pronto a tutto, consigliere. –
- E a tutto devi essere pronto tu e tutta l’Umanità che guidi. Anche se il ricordo è ormai sbiadito nel tempo e lontano dalle menti, ho come la sensazione che il problema possa essere ricondotto alla vittoriosa guerra che homi e sauri combatterono contro la Tenebra – non era certo un discorso da calmare gli animi quello, ma il drago era troppo teso di suo conto per pensare alla tensione degli altri.
Catalzuma, letteralmente terrorizzato, si precipitò alla porta per chiamare i suoi servitori e a dare gli ordini necessari alla convocazione della Società.
Di là rimase Xyfs che si posò a terra e cominciò a pensare.
“Calma, sono un sauro non sono un homo. In più ho una invidiabile esperienza. Dunque cosa può aver mai spinto un elfo di altissimo rango a precipitarsi e da solo su questo pianeta per il loro Impero della Luce insulso? Inutile che mi sforzi, quando tra non più di ventiquattro ore sarà lo stesso Finarfin a spiegarcene il motivo forse ne rideremo tutti” fu la sua conclusione a cui si ancorò con ferrea volontà, ma un tarlo lo rodeva “Perché?”


Il Reggente Superiore era arrivato in anticipo sui tempi insieme agli altri componenti la Società del Segreto. Non erano ancora arrivati il consigliere e i dodici.
I membri della Società erano tutti logicamente eccitati all’idea di incontrare il mito. Molti avevano fatto ricorso alla memoria scolastica per ricordare chi fosse esattamente Finarfin. Al pensiero di quanto tempo fosse passato molti avevano rabbrividito. Al pensiero di chi mai andassero ad incontrare in gran segreto, molti si erano sentiti veramente importanti. Nessuno dava a vedere di essere preoccupato in qualche maniera del perché di quel ritorno.
“Già, forse anche io avrei avuto le stesse reazioni, se non avessi visto Xyfs e sentito la sua voce preoccupata. No, il consigliere non riesce a fare finta di niente se c’è qualcosa che lo preoccupa. Accidenti, perché non è ancora qui. Lui e i dodici. Dalle facce dei dodici capirei qualcosa in più. Se anche loro mostrassero preoccupazione, allora è veramente grave la situazione.” Catalzuma era agitatissimo.
La scena che gli si presentava davanti acuiva la sua agitazione e gli metteva addosso un grosso senso di colpa
Il grande monumento dominava una vallata di sterpi. Solo un piccolo viottolo, appena percettibile dall’alto e nascosto a livello terra, attraversava la sterpaglia, anzi si faceva a fatica largo tra di essa per arrivare sino al Mausoleo. Le grandiose mura delle pareti esterne sembravano intatte da lontano; avvicinandosi, chi mostrava maggiormente i segni del tempo era senza alcun dubbio il maestoso portale. I bassorilievi delle formelle avevano pagato un forte pegno all’usura del tempo e alla mancanza di manutenzione degli uomini. Molte figure erano incomprensibili, qualcuna addirittura mutilata. La scritta sull’architrave era completamente sbiadita e molte lettere erano solo intuibili e non leggibili.
Mentre si faceva largo tra le erbacce, Catalzuma si vergognava sempre più di sé stesso. Una sola volta nella sua vita era venuto qui e neppure di sua volontà. Quando, come compito, Xyfs lo aveva spedito a leggere direttamente dai muri interni la cronistoria di quelle grandiose giornate. Mentre avanzava, ricordava come quella visita lo avesse oppresso. Era sicuramente molto giovane, allora, ma che lui ricordasse non aveva mai avuto paura del buio. Eppure, quella volta, mentre imprimeva velocemente nella sua giovane mente episodi e nomi, non vedeva l’ora di tornare all’esterno dove il veleggiante di rappresentanza di suo padre lo stava attendendo. E il timore della eventuale ramanzina del drago doveva essere ben forte, se, ancora oggi, più che cinquantenne, ricordava dettagliatamente tutti i nomi e gli episodi. Ma perché il vecchio maestro non aveva mai insistito con i suoi predecessori o con lui stesso, affinché il ricordo di quegli eroi fosse più degnamente rispettato? In quel momento portava su di sé la vergogna dell’intera Umanità… e accidenti se pesava! Se l’Umanità era ancora libera, se la Terra era ancora un pianeta libero, lo si doveva a quegli Eroi. Ed essi erano stati dimenticati! Se la razza umana poteva ora solcare i cieli e i mari di quale pianeta chiamato Terra, se generazioni di pensatori filosofici e tecnologici avevano potuto far sì che la Terra fosse quel meraviglioso mondo di bellezza e di concordia di cui lui tanto si vantava, se generazioni di uomini e donne avevano potuto amarsi e generare uomini e donne come lui aveva potuto con la sua dolce Ikebana, se ancora oggi su quel pianeta regnavano gli ideali di Giustizia e Onore, lo si doveva a quegli Eroi. Ed essi erano stati dimenticati. Se, forse, oggi una oscura minaccia era incombente sulla Terra, ancora loro e solo loro, i reduci di quella battaglia, i difensori della Terra potevano aiutare quel pianeta di per sé tanto debole, ma che aveva ispirato siffatti individui. E gli uomini, di cui lui era il capo, li avevano dimenticati. Quanti padri tramandavano oggi ai figli il ricordo di quegli Eroi? Forse nessuno… e se non ci fosse stato Xyfs, neppure lui, il Reggente Superiore, avrebbe saputo di cosa si stesse parlando.


Le guardie per la sicurezza di Catalzuma stavano aprendo a fatica il portale. Nulla era cambiato. Tutto come allora, il ricordo era più che nitido. La stessa sensazione di oppressione; no, ora poteva definirla meglio, non era più un ragazzo pauroso e insofferente: la stessa sensazione di solennità. Era la muta testimonianza dell’Onore e del Valore; e il silenzio può opprimere più del rumore. Sì, specialmente se all’oppressione del silenzio si aggiunge la vergogna dell’abbandono materiale e ancor più grave della dimenticanza. Ora, a distanza di anni e con una superiore esperienza di vita, finalmente capiva cosa lo avesse spinto a fuggirsene in fretta da quel posto: l’inconscia consapevolezza del non ricordo. Sì, doveva essere proprio così.
- Uomini, mi ripeto, non fate altro che controllare se qualche particolare dell’architettura interna sia caduto o sia pericolante a colpa della nostra incuria. Eliminate immediatamente ogni fonte di disordine o pericolo per l’incolumità degli ospiti Poi andatevene via. Tutti prenderete i veleggianti ad esclusione di quelli del gruppo che è arrivato qui con me e sparite, e letteralmente sparirete. Nessuno, e ribadisco nessuno, deve essere qui o nelle vicinanze sino a mio personale nuovo ordine. Non transigo su ciò. Sarà il Primo Consigliere a richiamarvi, se e quando deciderò. Nessuna cosa possa accadere nei regni può far sì che si questo mio ordine sia trasgredito, ricordatevi nessuna! Procedete nel compito a voi assegnato e prima di abbandonare il luogo, inviate un pensiero a chi viene commemorato in queste sale. Tutti gli Eroi della Grande Battaglia per la Libertà; tutti noi dobbiamo farlo. –
Non c’era bisogno di dire altro, quella era gente abituata ad obbedire. L’atteggiamento di grande rispetto che stavano tenendo, faceva intuire che non c’era bisogno di dire altro. Qualunque cosa avesse aggiunto sarebbe stata superflua. Stavano bisbigliando tra loro; sicuramente si stavano chiedendo cosa mai avesse spinto il reggente a riaprire quel Mausoleo, dimenticato da tutti. Ma alle domande non sapevano dare risposta e allora tutto si faceva più misterioso, più pericoloso, più eccitante. E l’eccitazione si poteva quasi toccare nell’aria per quanto fosse tangibile. Gli sguardi si erano fatti da curiosi a critici, indagatori, pronti a cogliere il minimo indizio per capire. Le formelle della porta erano state attentamente esaminate. Tutti si erano fatti premura di indicarsi a vicenda la figura di Xyfs e degli altri draghi; tutti stavano commentando su quelle due altre specie di combattenti, che per la prima volta vedevano raffigurate avendone avuto sino al momento solo una conoscenza derivante dai racconti; tutti, ahinoi, si stavano chiedendo a chi corrispondessero quelle due stupende figure giovanili, un uomo e una donna, che parevano essere i protagonisti della storia raffigurata insieme al consigliere. E l’eccitazione saliva quando si credeva di riconoscere in uno di quei volti uno di quei nomi tramandati dalla memorie; quando si credeva di riconoscere le insegne della provincia di cui loro stessi erano originari; quando si capiva dal bassorilievo quale mai atto di eroismo si fosse voluto rappresentare.
Quando i primi oltrepassarono il portale si fermarono al centro della prima sala a leggere con religioso rispetto a leggere i nomi di quegli eroi sconosciuti; ed esattamente come in un rito religioso, tutti, ma proprio tutti, ripeterono esattamente le stesse azioni.
Mentre gli ultimi delle squadre entravano per procedere nel loro compito, Catalzuma si voltò a riguardare la vallata. La posizione sopraelevata gli permise di vedere alcune zone della stessa in cui la sterpaglia non aveva attecchito. Era terreno estremamente brullo. Un brivido percorse la sua schiena. A migliaia di anni di distanza, i segni delle palle di fuoco erano ancora tristemente visibili.

 
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