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di Angelo De Silvestri
Trenta anni erano passati dalla Grande Battaglia dei Due Fiumi. Molti di quelli che erano sopravvissuti alle stragi di quei giorni avevano dovuto soccombere all’inesorabile passare degli anni. I volti, anche dei più giovani di quei giorni, portavano i segni del tempo che era passato. Anche re Leandro era morto, gli sopravviveva una ormai spenta regina madre Vittoria, ancora regale nell’aspetto ma dallo sguardo divenuto normalmente triste. Quel giorno non lo era però. Accanto aveva i suoi adorati nipoti, ma sopra tutto vedeva finalmente l’inaugurazione del monumento per il quale re Leandro aveva speso gli ultimi anni del suo regno. La costruzione del Grande Sacrario degli Eroi della Guerra per la Libertà era completata e l’indomani ci sarebbe stata la solenne inaugurazione nella piana che vedeva la confluenza del Greenriver e del Tabro. Xyfs e re Augusto erano davanti alla colossale porta che immetteva nel mausoleo. Sull’archivolta era stata incisa, in caratteri giganteschi, minacciosa la frase: NEMO ME IMPUNE LACESSIT. “Nessuno mi ha mai colpito senza subire la mia vendetta” si ripeteva nella mente il sovrano, pensando a quanto comunque era costata quella vendetta. Sulla porta erano raffigurati tutti i momenti più salienti della battaglia in una serie di formelle di bronzo. Le cariche dei Paladini al comando del Corpo delle Guardie, gli atti di eroismo delle centurie dragoniane, l’impavida lotta dei montanari di Eagle’s Rock, l’avventarsi degli ascia-alabardieri dello Sturmland alle spalle del nemico, ad ogni formella era legato un episodio di una singola provincia o dei draghi o dei due capi terrestri, Leandro e Ydzz. Non mancavano la tragica scena dell’eccidio degli ultimi draghi e l’eroico sacrificio del venerabile Consigliere. Lo sguardo di Xyfs si soffermò sulla formella dedicata al valore del Weisswald. Loro tre erano raffigurati alla guida di un cuneo profondamente inserito nello schieramento avversario con ai piedi miriadi di nemici uccisi. Ricordava benissimo quell’episodio. Lo aveva impresso nella memoria. Si soffermò a pensare per un momento alle sensazioni di allora: a quella strana euforia che lo aveva preso durante la lotta; a quella bramosia di uccidere, di sentire l’odore del sangue delle sue vittime e di come se ne era inebriato. Rabbrividì al ricordo di quell’istinto animale primordiale che lo aveva completamente travolto e spersonalizzato. Si riprese e cercò con lo sguardo Augusto. Lo trovò alla sua sinistra che guardava come ipnotizzato la stessa formella. - Cosa fai? Pensi a quanto era bello essere giovani? – - No, Xyfs, a tutt’altro. A come ci avesse pienamente coinvolti il desiderio di uccidere il nemico. Stavamo ricordando che in quei momenti non pensavamo ad altro. – - Anche io, sai. Ora ne provo disgusto, forse. No, perché? Agivamo in piena legittima difesa. O noi o loro. Meglio loro, credi a me. – - Oh, questo certamente. Piuttosto hai saputo la notizia che a sole due settimane dal completamento dei lavori, ci ha lasciato l’ultimo dei Paladini ancora in vita? Ci hanno comunicato la notizia solo questa mattina – e nel dirlo guardò il drago. - Forse non aveva voglia di vedersi la cerimonia dal palco, ma di stare con gli altri suoi fratelli per vederla insieme… dal paradiso degli eroi, naturalmente – serio rispose al re. – Come dite voi homi? Destino. Già anche l’Acuto dei Fiumi si è arreso e ci ha lasciato. Ma dov’è Inge, maestà? - Non lo sappiamo; ma una idea l’avremmo. Entriamo. – Varcarono entrambi la soglia, seguiti dal codazzo della corte. Più d’uno tra i cortigiani si stava scandalizzando in cuor suo per i commenti davvero irriguardosi nei confronti dei Paladini che tanto avevano fatto in quei giorni. Laddove fosse stato possibile, o meglio se ne avessero avuto il coraggio, molti di quei signori avrebbero volentieri rimbrottato quei due ingrati…
L’ingresso del Mausoleo era imponente come l’esterno, ma il visitatore era catturato come da una atmosfera mistica. La prima sala era suddivisa da due file di colonne: sette per fila. Ognuna rappresentava una provincia e su ognuna erano incisi in oro zecchino i nomi dei caduti della stessa nella battaglia. Nella corsia centrale i nomi dei caduti della flotta erano incisi nei marmi del pavimento. Nelle due corsie laterali, molto più larghe, i caduti della Razza. In quella sinistra con la grafia propria della Razza, in quella di destra con la grafia umana. Xyfs aveva impiegato molto tempo a redigere l’elenco, anche perché molto spesso era stato preso da intensa commozione. Per quanto di sua conoscenza, nessuno era stato dimenticato. La seconda sala aveva al centro una grande lapide con incisi i nomi dei caduti del Corpo della Guardia. Lungo le pareti erano le statue a grandezza naturale dei Paladini con davanti a loro posizionate all’interno di lampade le spade di luce, posizionate su una bassissima intensità. Nonostante questo la stanza era come illuminata da un chiarore intensissimo dovuto al loro brillare. Le statue degli Acuti erano posizionate su piedistalli di pietra scelta ognuna del colore del loro protettorato. Quando i due che ne erano in testa si fermarono di fronte alla statua che riproduceva Sirwilm, l’intero gruppo dei cortigiani si fermò con loro. Ambedue andarono indietro con la memoria al primo incontro con quell’elfo. Era stato grazie alla sua opera, oltre ovviamente a quella del consigliere Ydzz, che si era potuta cementare l’alleanza tra uomini e draghi che aveva portato alla vittoriosa conclusione della guerra. “Abbastanza somigliante per essere una statua, bisognerà chiedere cosa mai ne pensi lui stesso. Le nuove identità che hanno assunto gli elfi, legate al mondo scientifico, saranno molto più utili in un mondo di pace per l’Umanità” questo il pensiero, inesprimibile ad alta voce, che Xyfs andava facendo nella sua mente. “Vorrei proprio sapere da dove si gusteranno la loro commemorazione…” “Dal palco riservato ai membri dell’Accademia delle Scienze, e dove altrimenti…” il pensiero di Sirwilm giunse improvviso nella mente del drago “…signor Primo Consigliere del Regno!” insieme ad esso arrivarono distintamente tutta una serie di risatine come di contorno. “Ma… come… come faccio a sentire le vostre voci nella mia mente?” l’espressione di Xyfs, che si era improvvisamente fermato, attrasse l’attenzione di Augusto che il drago cercò subito di tranquillizzare. - Un ricordo triste, Augusto. Niente di cui preoccuparsi. Solo un ricordo triste – mentì più per dare una spiegazione plausibile al seguito di quegli inutili cortigiani che per rassicurare l’amico. – Poi, ti spiego a cosa pensassi. - “Diciamo che molte delle tue facoltà ti sono ancora ignote, ma che sarà anche tempo che tu ne prenda conoscenza” il pensiero di Sirwilm era più squillante di una voce. “E allora quando finirà questa cerimonia di inaugurazione, verrò da voi con Augusto” “Da solo, Xyfs. Sarà meglio che tu venga da solo.” Il pensiero dell’elfo s’era fatto più serio e la stessa aria di severità si era diffusa nelle menti silenziose che sentiva però chiaramente presenti in quello strano contatto sensoriale. - Sai, amico mio, che ancora abbiamo vivido il ricordo della prima volta che lo incontrammo a palazzo…- - Grande homo. Stavo proprio pensando alla prima volta che lo conobbi. Ho come una vaga visione di una notte appena antecedente la grande alleanza in cui mi si presentò improvvisamente senza armi e senza paura. Non immaginavo all’epoca chi fosse ed il suo coraggio mi colse di sorpresa, ma mi fidai subito di lui. – - Capiamo cosa intendi. Ancora ricordiamo i suoi insegnamenti nelle sale del palazzo o lungo i viali dei giardini…- Restarono ancora alcuni istanti immersi nei loro pensieri, che erano per ambedue incentrati su quell’Acuto delle Rocce che non esisteva più come tale; ma se per uno il pensiero era al ricordo di cose ormai lontane nel tempo, per l’altro era, e non poteva essere altrimenti, legato a quella voce che era risuonata nella mente, solo pochi istanti prima. Entrarono nella terza grande sala. Le statue di re Leandro e del Consigliere Ydzz occupavano la parete di fronte all’ingresso. Le altre pareti erano completamente coperte da iscrizioni riportanti la cronistoria della Grande Battaglia. Al centro della sala, in una sorta di triangolo della memoria, erano stati sistemati i tre simboli dell’antica alleanza. Una mappa della Terra con la raffigurazione delle quattordici provincie fungeva da vertice superiore, sotto di essa, come a sostegno della stessa, si trovavano la grande pietra opalescente del Cerchio, rappresentante la Giustizia, e la grande fiamma della sala del consiglio della Razza, rappresentante la Ragione. Li aveva voluti, così come erano stati disposti, lo stesso re Augusto affinché ricordassero a quelli che sarebbero venuti dopo di loro quali erano le basi di un potere giusto. Drago e elfi lo avevano aiutato fornendogli le indicazioni per ritrovare sia la fiamma della ragione che la pietra della giustizia nelle loro antiche sedi della sala del consiglio della Razza e di quella del Cerchio. Ora il re rimirava il frutto del suo impegno e ne era visibilmente soddisfatto. Volse lo sguardo verso il suo consigliere e lo vide assorto e come ipnotizzato di fronte a quei simboli. Ne fu felice, perché li interpretò come un muto plauso alla sua idea.
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