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di Angelo De Silvestri
- Capicenturie, la Razza è consapevole? – - Sì, consigliere. – - Nessun parere discorde? – - Nessuno. – - Bene! Manca meno di mezza ora di volo; se non ho mal calcolato, tra meno di dieci minuti dovremo cominciare le azioni eversive per evitare i fulmini del nemico. – - Il nostro parere è concorde con il tuo, consigliere. –
- Fratelli Paladini, un ultimo sforzo! E’ un po’ di tempo che sembrano come sbandati, non diamo loro il tempo di riorganizzarsi di nuovo! Forza fintantoché non arrivano più fulmini dal cielo! Approfittiamo ora che si è creato un varco! – Gli elfi del Cerchio si incitavano a vicenda. - Avanti la Guardia, il nemico è sconfitto; facciamo che non possa più nuocere – i comandanti di squadrone incitavano i loro uomini.
- Dobbiamo assolutamente supportare da terra gli attacchi dal cielo – Ydzz teneva consiglio con i suoi capicenturia. – Da sopra procuriamo solo danni limitati e stiamo comunque pagando un prezzo troppo alto per i danni che procuriamo – le macchine sparafulmini si erano dimostrate oltremodo versatili, al di là dell’immaginazione degli stessi draghi. Colpivano anche in volo le centurie che attaccavano creando grossi vuoti. – Dividiamo le forze. Un terzo delle centurie continui con le azioni aeree in maniera di impegnare le macchine contro di noi e non farli tirare contro gli homi. Il resto delle centurie prenda terra e attacchi all’arma bianca. I rinforzi non sembrano formati da veterani e, quindi, non dovremmo penare molto per arrivare alle macchine stesse. Bisogna distruggerli e, soprattutto, distruggerle a colpi d’ascia – un lungo sibilo di approvazione arrivò dai capicenturia. – Inutile, compagni che vi rammenti che dobbiamo vincere costi quel che costi – un ulteriore sibilo lo accertò che il suo era il pensiero di tutti.
Il rapporto di forze in campo si era letteralmente ribaltato a favore degli eserciti umani. Ormai solo gli ultimi reggimenti dell’Orda della Tenebra resistevano facendosi scudo dei loro commilitoni morti. Anche se la resistenza era forte, ormai non c’era più scampo per loro. Morti quasi tutti i comandanti, distrutte le forze magiche, era solo una questione di tempo ed anche loro sarebbero stati eliminati. Si battevano con coraggio indomito, certamente, e, in altra situazione, re Leandro avrebbe ricevuto richiesta dai suoi stessi comandanti di concedere tregua e la stessa vita a quei valorosi soldati, ma non era questo il tempo di essere magnanimi. Era l’ultima battaglia. E che fosse l’ultima lo testimoniava lo spettacolo che forniva l’ampia vallata. Terrificante! I due fiumi avevano colorato le proprie acque di rosso. La terra, che si intravedeva a malapena sotto i cumuli dei cadaveri, era anch’essa intrisa di sangue, là dove non risultava bruciata dai fulmini che l’avevano colpita. Non un albero era rimasto in piedi, era come se una immensa falce li avesse abbattuti tutti. Lo stesso terreno sembrava essere stato dissodato da un immenso aratro. E sul terreno insieme ai resti delle piante, insieme alle pietre divelte, giacevano i corpi dei soldati che avevano dato quanto di più prezioso avessero in quel giorno: la vita. Tra i cadaveri dei soldati delle razze che si stavano ancora scontrando, si potevano trovare le insegne, i gonfaloni, gli orifiamma dei distrutti reggimenti dell’Orda, che solo un paio di giorni prima avevano invaso orgogliosamente quella stessa vallata nella presunzione della loro vittoria definitiva. C’era consapevolezza nei combattenti. Gli uomini non avrebbero avuto pietà, né orchi e principi demoni speravano in essa. La lotta era senza quartiere sì, ma la lotta era ormai all’epilogo.
- E’ fatta, ormai possono fare a meno di noi – Augusto si rivolse ai comandanti di reggimento che lo attorniavano. – Ora tutti ai veleggianti per andare in aiuto agli alleati. Forza uomini, non dobbiamo perdere tempo. Chiedete al consigliere Xyfs come posizionare al meglio i mezzi aerei sulle alture per salire subito in volo. Avanti, avanti non poltrite. Guerrieri del Weisswald, l’Umanità vi chiede un altro favore. Essa deve pagare un debito d’onore alle centurie dragoniane che impediscono i fulmini nemici. Voi siete stati chiamati a saldare il dovuto. Siatene orgogliosi, uomini del Weisswald. – Mentre risaliva, con l’ansia della fretta, la collina più vicina, Inge si volse verso il campo di battaglia e un pensiero le venne alla mente. Lo stava per esternare, quando la mano del suo principe le strinse il braccio. - Non è il tempo della pietà, mia adorata – lo sguardo sorpreso di lei confessò senza parole che proprio quella era l’idea che voleva esprimere. – Non dobbiamo averne alcuna. Non solo non ce ne avrebbero data, ma neppure la chiedono. Sono consapevoli, quanto lo siamo noi. Ma ora pensiamo a fare in fretta. Sono sicuro che laggiù c’è un urgente bisogno di noi. E lo è anche Xyfs. Non l’ho mai visto così preoccupato. Forza, forza non abbandoniamo i draghi. –
La Razza stava pagando un tributo di sangue enorme, ma le centurie a terra erano finalmente giunte sul loro obiettivo. Poche decine di passi dividevano ormai le avanguardie dragoniane dai cannoni laser. I nemici avevano tentato di tutto per fermarli. Lame di luce avevano fatto vuoti sensibilissimi, lanciati ad altezza zero contro amici ed avversari pur di fermare i sauri. Le macchine emettevano, appunto, dei fasci di luce paragonabili ad enormi spade e come tali si comportavano, tagliando in due qualunque cosa si parasse loro davanti. Poi, a breve distanza dalle macchine stesse, si arrotolavano sul proprio asse e assumevano una forma sferica e, come se ricevessero una ulteriore spinta, si dirigevano a velocità inaudita verso il bersaglio. I draghi stavano sperimentando le due maniere di uccidere dei cannoni laser: a terra come lame di luce, in aria come sfere. E non solo i draghi, perché, dimostrando ancora una volta una sprezzante noncuranza della vita degli stessi compagni d’armi, le forze magiche della Tenebra stavano uccidendo chiunque all’intorno, avversari ed alleati. Non era però una tattica vincente, perché, se era vero che il nemico cadeva, cadevano con lui copiosi anche i reparti che erano preposti alla difesa a terra dei cannoni stessi. “Una tattica suicida la loro. Senza volerlo ci stanno facilitando il compito di distruggerli. I miei draghi nonostante la mole sono più agili dei loro e, quindi, sono proprio loro che pagano il prezzo più elevato” stava pensando Ydzz. - Consigliere, arrivano i veleggianti con i rinforzi degli homi. La Grande Battaglia è vinta. – - Il Supremo sia lodato! Avvisate il consigliere Xyfs di farli veleggiare molto bassi per evitare i fulmini e fate scendere gli homi dietro le alture. Comunque non servono più, anche qui è finita. Informate i sauri che il nemico è distrutto, non c’è che questa formalità ormai. Terminate voi il lavoro, mentre vado ad accoglierli. – Ydzz si avviò verso il punto dove aveva ordinato che atterrassero i veleggianti, mentre i superstiti delle centurie che avevano combattuto dall’aria passavano sopra la sua testa per l’ennesimo attacco.
- Il consigliere avvisa di veleggiare molto bassi e di scendere al di là delle alture per evitare i fulmini. – - D’accordo; voi, passate parola. Xyfs, i timori erano infondati. Come vedi i tuoi hanno spazzato il pericolo prima del nostro arrivo. – - Vedo anche che la Razza ha pagato ancora un duro prezzo. – - Pronti a scendere, in fretta ma ordinati. Credo proprio che per fortuna non ci sia più bisogno di noi – il giovane principe si rivolse ai suoi uomini con voce calma, anche se si poteva avvertire un timbro di voce trionfante.
- Benvenuti ai vincitori della Grande Battaglia – Ydzz salutò i tre compagni che scendevano. - Bentrovato, vincitore della Grande Guerra per la Libertà – i tre lo salutarono allegramente. - Senza di te, consigliere Ydzz – continuò Augusto – non ci sarebbe stata vittoria. Le tue tattiche hanno distrutto il nemico. Così come… attenzione tutti a terra! – - L’urlo del principe salvò la vita a molti. Abituati dalla disciplina militare ad obbedire, i guerrieri umani e i due draghi si gettarono a terra, mentre lame di fuoco passavano sulle loro teste. Gli ultimi veleggianti che erano in fase di atterraggio vennero o colpiti o lanciati verso l’alto; qualcuno di quelli a terra vebbe incenerito e distrutto.
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