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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo XII - Parte I PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Avanti, gente del Weisswald. Avanti è l’ora di non avere pietà, non ne avrebbero per noi. Non è il momento di avere paura di morire, il destino della Terra è nelle nostre armi. Inge, attenta alla tua sinistra. -
La battaglia era al culmine. Il principe Augusto aveva costituito una compagnia particolare. Aveva preso con sé, oltre a Xyfs ed Inge, i quattro servitori aiutanti, un carro sputafuoco e un centinaio di guerrieri che comandava. Aveva posto il carro sulla punta avanzata di una ipotetica formazione a rombo. Sulle due punte laterali aveva posto da una parte Xyfs e dall’altra si era piazzato lui stesso con Inge. Con questo schieramento, una sorta di cuneo, si inseriva nelle file avversarie spezzandole. Nel fronte, così spezzato, si inseriva la compagnia più vicina che liberava il cuneo per una nuova azione e proseguiva ricacciando gli avversari ancora più indietro. Finita la manovra di rottura, il cuneo, svincolatosi, era pronto per provare una azione simile più avanti sulla linea del fronte.
- Avanti, avanti senza soste. Non date tregua. Colpite, non provate a finire il nemico, dietro c’è chi penserà a questo. Avanti! –


- Maestà, dobbiamo rallentare la nostra foga. Gli altri eserciti non hanno il nostro passo. Rischiamo di rimanere isolati in avanti e di pagarne le conseguenze – l’aiutante del re controllava preoccupato i fianchi dei quadrati esterni che si erano pericolosamente scoperti. Neppure le Guardie con i Paladini riuscivano a penetrare lo schieramento avverso tanto profondamente come facevano i quadrati delle famiglie di Eagle’s Rock.
- Avete ragione, sarà opportuno rallentare. Grazie, conte Bruno, come al solito un fedele e prezioso amico. – re Leandro, coperto dal sangue dei nemici, era in piena tranche da combattimento. Come non giustificarlo: per anni aveva sognato quel giorno in cui avrebbe potuto vendicarsi di chi aveva ucciso suo padre. – Fate suonare i corni per avvisare le famiglie del pericolo – e si rigettò nella mischia come un semplice soldato delle sue truppe. Questo non fece che aumentare la considerazione e l’amore dei suoi sudditi.


- Paladino, Eagle’s Rock è troppo avanti rispetto allo schieramento… rischia sui fianchi. Acceleriamo per coprire il divario. Il re potrebbe essere in pericolo – l’ufficiale della Guardia si era rivolto a Sirwilm con tono quasi angosciato. Il suo pensiero andava certamente a colui, tra questi commilitoni, che ammirava di più; colui che si stava esponendo anche se non necessario; colui per il quale aveva giurato di morire se necessario.
- Calma! La tua fedeltà ti rende forse cieco? – l’elfo creava vuoti impressionanti con la lama di luce, tagliando di netto qualsiasi cosa si trovasse sul suo cammino, e per questo, quando possibile in quella calca, si creavano strani vuoti di fronte ai dodici. – Tutti siamo coscienti del pericolo per le loro maestà, ma sono almeno quindici minuti che le famiglie hanno rallentato la foga dei loro attacchi per permettere il ricongiungimento. Ma anche se hanno compreso il pericolo, cerchiamo lo stesso di raggiungerli il prima possibile. –
Gli elfi, i comandanti di squadrone della Guardia e gli ufficiali superiori di Gran Salto, anche se non lo davano a vedere, erano anch’essi angosciati dalla situazione. Sin dal tardo pomeriggio si erano resi conto che la velocità di penetrazione dei quadrati era superiore a quella di chi li affiancava. Qualunque sforzo facessero non riuscivano mai a sanare la frattura che anzi aumentava progressivamente. Ora, però, anche i montanari si erano accorti del pericolo. Avevano sentito chiaramente i segnali, lanciati in precedenza, che invitavano al rallentamento. L’angoscia di prima si era ora tramutata nella fretta di chiudere il divario creatosi.

- Signore dell’Orda, non resisteremo a lungo in questa situazione! Le truppe hanno capito che non avranno scampo e il morale è completamente perduto. –
- E allora combattano per sopravvivere. Date ordine che gli ufficiali organizzino gruppi di effettivi alle spalle delle prime linee e che tutti quelli che abbandonano il fronte siano immediatamente passati per le armi. Se non per l’onore combattano per il terrore. Comunque la battaglia non è affatto perduta. Quando entreranno in azione le nuove macchine da guerra, la situazione tornerà a nostro favore. Luogotenente, fai avanzare quel reggimento sulla destra, dobbiamo tamponare quella falla! Rilasciate le unità di magia che erano state segregate, che espiino la loro inefficienza andando a morire in prima linea. Per il divertimento c'è tempo. Ci serve resistere per poco tempo ancora e poi ribalteremo la situazione. –
Nagash si muoveva inquieto al centro delle sue truppe. Malediceva il momento in cui aveva ceduto al desiderio di apparire ed era sceso dalla sua tenda di comando. Da lì avrebbe senza alcun dubbio capito prima quale fosse la piega che stava prendendo la battaglia. Da lì avrebbe guidato al meglio l’azione delle nuove macchine da guerra che stavano entrando in posizione. Da lì, come minimo, sarebbe potuto scappare facilmente verso il Portale Oscuro. Davanti all’Imperatore sapeva lui come scaricare le colpe su qualche subalterno. Ora, invece, doveva sperare solo che le nuove macchine svolgessero al meglio il loro compito per salvarsi; certo non per vincere. La rabbia salì dentro di lui e la sfogò spaccando la testa ad un soldato orco che passava vicino a lui con l’atteggiamento di chi ha perduto la sua unità.
- Tutti quelli che non avranno un giustificato motivo per essere lontani dalle proprie unità faranno questa fine – stava un po’ meglio. – Capito!?. –
- Giusto Signore dell’Orda. Perfettamente d’accordo con te – si affrettò a dire chi era intorno a lui, ma in cuor suo pensava “Maledetto, morirai prima di me!”



- Consigliere, hanno capito il pericolo. Hanno rallentato l’attacco e la Guardia e quelli di Gran Salto hanno recuperato la posizione. –
- Era ora. Come faccio ad avvisarlo, se continua a comportarsi da avventato come i suoi montanari. E pensare che era andato a calmarli – questo, ora che si era fermato, poteva dirlo scherzosamente, ma aveva veramente temuto per lui. – Comunque, che gran combattenti! –
- Consigliere! Rapporto urgente dagli esploratori. Le truppe di rinforzo de nemico si sono fermate e gli stregoni stanno montando le quattro nuove macchine. Nessuno continua a capire di cosa si tratti. Al momento sono però a più di un giorno di cammino da qui. –
- Perché hanno rallentato? Sanno che il loro aiuto è indispensabile. Non mi fido… non mi fido. Possiamo dire tutto di loro meno che siano dei codardi. A cosa servono quelle macchine? –


- Xyfs, è il terzo giorno che si lotta senza soste. Gli uomini stanno in piedi solo per pura forza di volontà e d’orgoglio. –
- Anche noi, Augusto. Anche noi. Io non sento neppure più la fatica. La tua Inge tra poco crollerà a dormire sulla sella. Di te non dico niente, ma vorrei che ti specchiassi. Tra fango, polvere e sangue nemico, assomigli più ad un incubo che ad un uomo. –
Allontanatisi dalla prima linea per leggere un messaggio privato portato dai falchi, erano poggiati sulle loro armi, esausti.
Guardando il campo di battaglia, non poterono non pensare con orgoglio che le orde della Tenebra avevano ormai le ore contate. Completamente chiusa nella morsa, gli eserciti nemici agonizzavano dopo che l’azione congiunta dei veterani dello Sturmland e degli effettivi della Flotta aveva cancellato dal campo le forze magiche avversarie, rimesse in campo dalla disperazione di Nagash e che avevano compiuto un tentativo disperato, tanto encomiabile quanto inutile, di sfondare le linee umane per permettere una ritirata.
Era solo questione di ore e poche!
Dal nulla una palla di luce folgorante, simile a quella emessa dalle lame di luce degli elfi ma cento volte più potente, si abbatté sulla loro destra. Ne furono colpiti indistintamente umani e avversari e fu una strage per entrambi gli schieramenti. Il boato che seguì fu spaventoso, ma fu nulla rispetto all’orribile odore di carne bruciata che si avvertì nell’aria subito dopo.
- Cos’è? – chiesero contemporaneamente i due, voltando la testa da ogni parte alla ricerca della causa di tanto orrore. Inge che si stava veramente addormentando per la fatica sul suo cavallo, si risvegliò atterrita. Non parlò… non riusciva a profferire parola… ma il volto sbiancato tradiva ciò che stava pensando in quel momento.

 
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