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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo XI - Parte III PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Un falco messaggero ha portato questo plico. Era scortato da due aquile, principe – disse il soldato del Weisswald inchinandosi di fronte a lui.
- Cose importanti sicuramente, allora, altrimenti non avrebbe avuto simile scorta – sentenziò il giovane aprendo il plico e cercando subito l’eventuale presenza della firma del padre. “Non c’è neppure questa volta. Possibile che non senta la necessità di farmi sapere almeno per vie informali come stia. Se e quando gli chiederò sicuramente spiegazioni. Non temo per la sua vita, perché se gli fosse capitato qualcosa lo avremmo certamente saputo… figurarsi… l’intera linea avrebbe fatto da cassa di risonanza, ma… non pensa che anche gli altri sono preoccupati per lui? Non credo che ci siano così tante cose da fare da impedirgli di mandare al figlio almeno un cenno. Tant’è, vediamo cosa ci manda a dire il consigliere Ydzz”. Si mise a leggere il contenuto della missiva.
- Xyfs, è l’ora. Il tuo consigliere da ordine che gli sputafuoco siano spostati in gran segreto attraverso i boschi nelle immediate vicinanze del fronte. Aggiunge di non usarli sino ad un suo ordine che sarà dato con l’accensione di un grande fuoco di fronte alla tenda comando, oppure, se il nemico attaccherà con i vortici, ovunque sia, e solo lì, subito dopo il passaggio tra le nostre schiere degli stessi. Dice inoltre di accelerare i tempi per chiudere il nemico nella morsa. -
- Accelerare i tempi? – meditò Xyfs, ancor più perplesso dello stesso Augusto. – Conoscendo il mio capo, una nuova minaccia della Tenebra ci sta per piombare addosso e… sempre conoscendo il suo modo di pensare e procedere… deve essere decine di volte più pericolosa di questi fantomatici vortici. Speriamo bene, ma ho come una strana sensazione… -
- Taci! Non fare l’uccellaccio del malaugurio e fai avanzare gli sputafuoco sino ai margini del bosco, quando saranno arrivati. Quando si presenterà e se si presenterà la nuova minaccia, le faremo fronte. Vedrai poi che Ydzz si inventerà qualche altra diavoleria per annullare il pericolo. –
- Vorrei avere la tua sicurezza. –



- Fratello Sirwilm, dal movimento delle sue schiere credo che il nemico stia per lanciare i vortici – nel chiarore dell’alba Gundramin, l’Acuto delle Foreste, aveva avvicinato quello delle Rocce per dare l’allarme.
- Lo penso anch’io, fratello Gundramin; da il segnale a fratello Hittelin che lo comunichi anche agli altri e avvisa di tenersi pronti i tuoi – mentre l’altro si allontanava, il Paladino si volse. – Ehi, di dietro! Pronti al mio ordine per l’azione diversiva, sono in arrivo i vortici. –
- Ecco i vortici – si udì alle sue spalle, ripetuto sempre più in lontananza.

Calcolato che la nuova strana arma della Tenebra non li avrebbe colpiti, Sirwilm fece cenno ai suoi di tenersi larghi per permettere ad altri di inserirsi negli spazi creati. Fu obbedito immediatamente.
Mentre proprio Gundramin si affiancava all’Acuto delle Rocce, un turbinio spaventoso, che sradicava anche gli alberi sul suo cammino, invase uno spazio appena liberato dagli squadroni della Guardia d’Onore.
- Ancora una volta i draghi non hanno sbagliato i loro calcoli – fu il laconico commento dell’Acuto delle Foreste.
- E allora sotto con la seconda parte del piano. Quelle luci che si vedono sulle nostre ali indicano che gli sputafuoco sono entrati in azione. E’ il momento di far seguire luce a luce, fratello – e senza aggiungere una parola alzò l’impugnatura della lama di luce e la fece sprigionare in tutta la sua potenza di apportatrice di morte.
L’altro, riposizionandosi nello spazio ormai percorribile senza pericolo, imitò il suo gesto e si accinse a guidare la carica della Guardia per esigere dal nemico un nuovo tributo di sangue.
Tutta la Guardia era pronta a caricare e caricò.


Strani carri di legno, rafforzati da leggere piastre di ferro sul davanti e sui lati, avanzavano dalle file del Weisswald e del Puy des Gemmes seminando morte. In ognuno un uomo seduto su una torretta gridava ordini agli altri posizionati nell’interno. Dentro uno governava la direzione del carro, altri tre muovevano dei marchingegni a ruota per farlo muovere ed infine due armeggiavano con dei contenitori che emettevano due gas differenti. I gas si miscelavano in un lungo tubo ed uscivano rombando. Nell’uscire, a contatto con l’aria, la miscela si infiammava e la colonna di fiamme lunga almeno venti metri si riversava sulla truppa dell’Orda, creando all’istante torce viventi dei malcapitati colpiti. Ai lati dei carri, ad ulteriore protezione, le ruote dei carri portavano delle lame simili a falci, taglientissime che avrebbero segato qualunque incauto fosse passato vicino ad esse.
Dietro i carri compagnie di arcieri lanciavano dardi in continuazione con lo scopo, se ce ne fosse stato bisogno, di creare ulteriore panico nell’Orda. Anche le centurie sorvolavano, non senza qualche difficoltà a causa del surriscaldamento dell’aria e quindi alquanto più in alto del solito, le truppe della Tenebra e le bombardavano con palle di fuoco esplosivo.
Questo diluvio di fuoco non poté che ottenere l’effetto desiderato. I soldati dell’Orda non ressero nonostante gli incitamenti dei capi, il suono dei corni e le minacce delle peggiori punizioni. Neppure la pressione delle truppe alle spalle riuscì ad impedire che si rigirassero e rinculassero verso il centro dello schieramento.
La mossa non fece che aumentare le loro perdite e creare oltretutto confusione nelle retrovie. I soldati delle due provincie, mentre i carri tendevano a piegare verso l’esterno dello schieramento, si gettarono sui nemici in fuga creando vuoti spaventosi. Spade, asce e lance celebrarono la loro canzone di morte.


- E’ il momento, nostri eroici montanari. Non dobbiamo più arretrare, è arrivata l’ora della nostra rivincita. Per un giorno intero abbiamo fatto finta di cedere a quegli spregevoli esseri. Ora facciamo loro vedere quale sia il nostro vero valore. –
Un vociare assordante seguì le parole di re Leandro. La gente di Eagle’s Rock non voleva parole, ma fatti. Aveva ubbidito al re; era stata costretta a cedeere terreno all’avversario. Ora con relativa calma affilava le armi, controllava gli scudi, si apprestava insomma a prendersi la sua brava rivalsa.
- Vortici! – qualcuno gettò l’allarme per tutto lo schieramento.
Con una manovra che sembrava frutto di anni di addestramento, ordinatamente le truppe si disposero gli uni alle spalle degli altri che combattevano vicino. Passato il pericolo, ripresero all’istante lo schieramento originario e simultaneamente attaccarono.
- Per la Terra! Per la gloria di Eagle’s Rock! Per l’onore della famiglia! –



- Signore dell’Orda, le macchine degli stregoni non hanno sortito l’effetto desiderato. Le truppe terrestri hanno facilmente evitato i vortici con manovre diversive e le nostre valorose milizie stanno trovando una accanita resistenza. Devo anche segnalare che la nostra manovra di sfondamento se non riuscirà ci porterà in una situazione a dir poco critica. Infatti il nemico sta cercando di aggirarci sulle ali usufruendo anche di nuove macchine che lanciano liquido incendiario. Le nostre truppe di linea stanno eroicamente e a prezzo di molte vite resistendo, ma al momento rinculano verso il centro progressivamente. Lentamente, ma progressivamente e senza sosta. Signore, mi scuso per quanto devo riferirti, ma il rischio di accerchiamento è purtroppo concreto. –
- Tradimento! Gli stregoni pagheranno cara questa loro inefficienza che rasenta il tradimento. Fermate immediatamente l’azione di sfondamento. Ogni sforzo sia teso a mantenere aperta la via alle spalle dell’Orda. Inviate immediatamente alle nostre truppe in arrivo l’ordine di operare con le nuove macchine. In fin dei conti hanno cominciato loro ad usare armi di tecnologia superiore e siamo nel pieno diritto di far loro capire che non si scherza con il fuoco. Questa volta non ammetto scuse. Devono funzionare a dovere e dare i risultati che ci attendiamo. Per quanto riguarda stregoni e streghe che hanno fallito qui… anzi tradito… le mura di Ur’ql, quando vi torneremo, avranno una serie di ornamenti supplementari. Per il momento arrestateli tutti, ma non fate loro nulla. Ci sarà tempo per divertirsi, in seguito. – Nagash era furioso perché pensava, perché sapeva pensare… “Non è possibile. Da non credere. Per colpa dell’inefficienza di questi quattro scienziati da strapazzo il grande Nagash rischia di perdere una battaglia già vinta, ma soprattutto la faccia di fronte all’Imperatore. Come mi presenterò a lui per dire che quattro straccioni mi hanno battuto? Come mitigare la sua ira, ma sopra ogni altra considerazione come ripararmi dalle malignità dei suoi cortigiani? Che disastro… che disastro!”
- Ogni vostro ordine sarà eseguito immediatamente, Signore dell’Orda. –
- Sarà meglio per tutti. Non accetterò più fallimenti. –
Allontanandosi dal suo superiore, il sottoposto godeva all’idea di vedere quei saccenti degli stregoni squartati ed impalati sulle mura degli acquartieramenti e quelle smorfiose delle streghe a far compagnia alle unità di intrattenimento per il sollazzo delle truppe nei postriboli. Eh, eh, chissà se avrebbe avuto l’opportunità di approfittarne… quella formosetta del secondo comando magico aveva sempre attirato la sua attenzione e anche altro. Però la situazione era veramente critica; i terraqui senza ali stavano aggirando l’Orda e, fortunatamente quel presuntuoso di Nagash se n’era reso conto e poneva riparo… sperando che non fosse troppo tardi.

 
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