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di Angelo De Silvestri
Tutto il fronte terrestre rimaneva comunque sotto pressione. Le truppe di linea umane non cedevano di un solo millimetro di terreno alla Tenebra, mentre le centurie dragoniane continuavano a mietere vittime bombardando dall’alto il nemico con fuoco ed acidi. - Maestà, gli uomini dell’Eagle’s Rock non vogliono ritirarsi di fronte al nemico. Questo mette in difficoltà la manovra dei Paladini e delle Guardie. Inoltre i reggimenti degli eserciti di Gran Salto e Pianofelice sembrano esserne stati contagiati, specialmente i primi – l’aiutante stava leggendo il messaggio portato dal falco. - Eroici testardi! Li capiamo, però – disse re Leandro. – Abituati come erano ad essere la punta di diamante dello schieramento… - - Grandi imbecilli! Idioti patentanti ecco cosa sono invece! – esplose Ydzz. – Caro mio, tu che puoi cerca di farli ragionare in qualche modo. – - Consigliere, i falchi messaggeri sono attaccati da stormi di pipistrelli. – avvisò un aiutante drago che, stando sulla porta, seguiva e riferiva le varie fasi della battaglia. – - Che si alzino in volo le aquile – ordinò re Leandro e poi rivolto a Ydzz – C’è un solo modo di farli ragionare, credi a me. Aiutante, preparate il nostro cavallo. Obbediranno sicuramente al loro re. – - Questo non mi piace. Per far ragionare quei montanari, sei costretto ad esporti quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno. Oltretutto mi lasci solo a decidere. – - Primo, a noi fa piacere essere con i nostri uomini quando questi rischiano. Secondo, la tua mente vale più della nostra nelle alchimie tattiche. – Detto questo, re Leandro uscì dalla tenda comando e, montato a cavallo, galoppò verso le truppe dell’Eagle’s Rock. “Non è poi tutto questo dramma in fin dei conti. No, direi proprio di no. Senza volerlo hanno perfezionato uno stratagemma.” Ydzz stava ripensando alla situazione. “Non era credibile… neppure al più grosso degli imbecilli… che truppe da sempre cardine di ogni vittoria ripiegassero così facilmente al primo contatto. Bene, bene questo avvalorerà ancor più nel nemico l’idea di essere veramente molto forte questa volta e di poterci facilmente sconfiggere alla fine della giornata. Venite… venite a cadere nella trappola del vecchio Ydzz ignobili invasori… venite, venite ed infine Thera sarà vendicata. Avanti… non sapete cosa vi attende.” Passò velocemente il luogo dove erano state sistemate le armi a lunga gittata di Eagle’s Rock e arrivò alle spalle del comando dei reggimenti della provincia montana in un momento di pausa dei combattimenti. - Sire, l’onore che ci fate è dei più graditi – dissero i generali abbassando le teste in segno di omaggio. - Veniamo a porre rimedio alla vostra imbecillità – tuonò re Leandro con voce molto irritata. – Radunate subito i capifamiglia. – I corni risuonarono immediatamente per il rapporto dei capi. E, con una rapidità che denotava una disciplina esemplare, questi si presentarono in breve tempo. - Maestà, siamo tutti presenti. – - Fratelli d’arme, perché ci avete tradito? – Lo sbigottimento era generale. – Perché non avete obbedito ai nostri ordini? Come si può chiamare in guerra chi non esegue il proprio dovere? – Re Leandro proseguiva inesorabile. – Chi poteva immaginare che proprio le nostre fedeli sentinelle dei confini occidentali, i veterani di tante battaglie, proprio coloro che meno di quindici giorni fa ci hanno colmato d’orgoglio, oggi ci facessero vergognare? Come giustificheremo presso i nostri alleati draghi il loro comportamento? Diremo loro che ci eravamo sbagliati? Che non erano fedeli sentinelle, ma imbecilli? Che non erano veterani, ma bambini capricciosi? – - Maestà, perché ci offendete? – - Perché non obbedite? – - I soldati di Eagle’s Rock non sono mai arretrati. Sono caduti sul posto, ma non sono mai venuti meno al loro dovere! – - Stupidi! Oggi sì! Oggi il vostro dovere è quello di far cadere il nemico in una trappola. Veterani di Eagle’s Rock è perché conosciamo la vostra lealtà, la vostra perizia nelle armi, il vostro onore, che vi abbiamo scelto per questo delicatissimo compito insieme alla Guardia d’Onore e ai fedelissimi di Pianofelice. – I capifamiglia non osavano più guardare il loro re; stavano capendo di aver commesso qualcosa di grave normalmente, di una gravità assoluta in guerra: un peccato d’orgoglio. Quegli uomini dall’orgoglio infinito si sentivano come bambini sorpresi a fare qualcosa di veramente puerile. Le loro facce erano sinceramente addolorate e piene di vergogna. Dopo qualche attimo per permettere loro di digerire la verità e rendersi conto della grave mancanza commessa, re Leandro rivolse a loro la domanda che speravano di udire. - Siete voi pronti a seguire da ora in poi gli ordini del vostro re? – Un urlo convinto di assenso fu la risposta. – E allora seguirete anche il vostro re, perché rimarremo con voi per controllarvi meglio. – Un boato di gioia accompagnò queste parole. Impossibile descrivere la soddisfazione sui volti dei capi che tornavano alle famiglie e la loro nuova determinazione. - Il re combatterà con noi! – - Il re guiderà Eagle’s Rock! – - Il re sarà a capo delle famiglie! – L’entusiasmo era alle stelle. I soldati alla notizia furono come contagiati da una folle frenesia. Per un attimo, le linee dell’Orda furono come travolte dalla furia degli umani. Dei varchi paurosi si aprirono tra orchi e principi demoni. Poi, questa volta obbedienti agli ordini, i capi cominciarono a riassestare le linee per procedere con il piano originario. Ma l'entusiasmo di quel breve momento, che aveva captato nelle voci dei suoi sudditi, fece tenerezza allo stesso re, che per un attimo si chiese anche lui perché quegli uomini dovessero retrocedere. Ma fu un solo attimo, perché un re non può farsi guidare dal cuore ma lo deve dalla ragione. Sul campo ancora rimbalzavano le voci dei capi. - Il re è con noi, facciamogli vedere come sanno combattere ed obbedire gli uomini e le donne di Eagle’s Rock! – Anche Ydzz si era affacciato sul davanti della tenda comando per vedere come si comportassero quegli stupidi di fronte all’ordine diretto del loro sovrano. Le grida di gioia giunsero fino alla tenda e, in tutta onestà, non riusciva a decifrarne il significato. Per un attimo si spaventò al vedere la furia con cui quei pazzi si gettarono sul nemico, con cui lo costrinsero ad arretrare. “Questi, per orgoglio, non obbediscono neppure al loro re” si trovò a pensare terrorizzato sulle conseguenze. Ma, poi, visto il ripiegamento e la chiara intenzione di assumere una posizione solo difensiva, si rasserenò. - Le aquile hanno fatto strage di pipistrelli e i montanari stanno eseguendo a meraviglia il vostro piano, consigliere – l’aiutante di Ydzz stava facendo rapporto. – Le nostre centurie continuano con successo le loro azioni. Il lancio dei contenitori di acido sta creando complicazioni inimmaginabili tra i reparti dell’Orda. Sembra che ancora non abbiano capito di cosa si possa trattare e quindi ancora non possono porvi rimedio. Il ripiegamento tattico dei reggimenti degli eserciti centrali umani avviene con una progressione minima e senza confusione. Sembra del tutto naturale sotto la spinta di forze almeno cinque o sei volte più numerose. Il nemico non solo sembra non aver capito assolutamente alcunché della manovra, ma è talmente teso a cercare di sfondare sul centro che sta da solo accelerando la sua disfatta. – - Oh, finalmente buone notizie. – Sembrò respirare Ydzz. – nessuna reazione delle cosi dette forze magiche dell’Orda? – - Al momento ancora nulla, consigliere. Alcuni nostri esploratori dall’alto ci informano però che c’è comunque fermento nelle retrovie, come se stessero preparando qualcosa di importante. – - Sono pronti gli sputafuoco? La loro azione sarà fondamentale nel proseguo della battaglia. Il numero del nemico è addirittura superiore a quanto ci si poteva immaginare. Credo che sia almeno sette se non otto a uno. – - Consigliere, non è il numero delle spade, bensì quello dei polsi validi a vincere una mischia. – uno degli aiutanti umani si permise di intervenire nella conversazione di Ydzz con i suoi. - Non sempre, non sempre. Attendiamoci comunque qualche diavoleria dei loro stregoni, perché di teste pensanti ne hanno fin troppe per i miei gusti. –
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