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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo X - Parte IV PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Maestà, come vi stiamo servendo? –
- Abbiamo sempre saputo che i soldati di Eagle’s Rock erano tra i più valorosi. Combatterci fianco a fianco, oggi, ci riempie di orgoglio. – re Leandro non mentiva ai suoi. Non aveva mai avuto modo di vederli in azione prima di questa battaglia, ed ora era sinceramente impressionato.

 

Le famiglie formavano dei quadrati naturali. I più giovani uscivano dai ranghi per gettare lance ed asce contro il nemico, poi velocemente rientravano nel quadrato che sosteneva compatto l’urto successivo delle truppe avversarie. L’eventuale caduto o ferito veniva trasportato dai più giovani nel centro dello schieramento e sostituito dai più vecchi tra quelli abili ancora a disposizione. In alcune famiglie l’essere combattente di prima linea era equiparato alla maggiorità. Come in un gioco ad incastri altre famiglie, ovvero altri quadrati, andavano ad occupare gli spazi liberi. Normalmente erano più avanzati di quelli occupati dalle famiglie che le avevano precedute. In questa battaglia, invece risultavano essere leggermente più arretrati. Le famiglie, la cui posizione era stata rilevata, arretravano di quel tanto che permetteva loro di portare feriti gravi e morti nelle retrovie, di ricompattare nei ranghi i feriti leggeri rimessi in piedi dalle medicazioni dei cerusici operanti nel centro dei quadrati. Finite queste operazioni erano di nuovo pronte per il nemico.
Re Leandro volse lo sguardo verso le postazioni di Pianofelice. La loro classica posizione difensiva della “tartaruga” li avrebbe favoriti in questa battaglia. Le compagnie erano schierate racchiuse all’interno della protezione formata dai loro scudi posti in difesa in ogni lato e sull’alto. Se qualcuno avesse guardato dall’alto, avrebbe potuto pensare ad una scatola nel vedere la formazione. Improvvisamente in questo blocco compatto si aprivano porte, alzando gli scudi, che permettevano il lancio di proiettili vari contro le linee avversarie o la sortita di gruppi armati per colpirle di sorpresa. Tutto questo mentre la battaglia infuriava e la formazione avanzava, o come in questo caso arretrava, a seconda dell anecessità. Mai come in questa battaglia la tattica si era dimostrata all’altezza della situazione.
“Si procede al meglio” si ritrovò a pensare re Leandro. “La tattica del consigliere Ydzz sembra funzionare alla perfezione. Il nemico sta inesorabilmente cadendo nel tranello. Signore che da lassù guardi l’intera Umanità, proteggi i tuoi figli e accompagnali alla vittoria.”


- Signore dell’Orda, le macchine sono in posizione. Vi abbiamo subito avvisato come desideravate e come ci avete ordinato. –
- Bravo, esegui sempre il tuo dovere e non sarai dimenticato. Dunque… bene… bene… il nemico sta iniziando a cedere. I marchingegni per creare il panico nei suoi reggimenti sono in posizione. Tutto come da me previsto… tutto come da me previsto. – disse Nagash e pensò tra sé se fosse opportuno a questo punto mischiarsi alle truppe. Quale sarebbe stato il titolo migliore con cui presentarsi all’Imperatore? Nagash il Temerario, vincitore della Grande Battaglia oppure Nagash lo Stratega, conquistatore di Terraqua? Forse il primo, anzi certamente il primo perché uno che sapesse pensare poteva essere considerato con cattivo occhio presso quei parassiti di corte che circondavano l’Imperatore stesso… e potevano influenzarlo… ah, se potevano. Tanto quale pericolo c’era per la sua persona a questo punto? Quei pezzenti erano praticamente battuti e non ci sarebbe stato pericolo ormai nel farsi vedere tra i soldati. Solo qualche precauzione da prendere, nulla più. D’altronde perché rischiare che qualche infido luogotenente più ambizioso si mettesse a fare l’eroe comandando l’ultima carica? No, doveva andare. – Fai circolare la notizia che il grande Nagash, Signore dell’Orda, si degnerà di scendere tra i comuni soldati per bere anche lui del sangue dei miserabili nemici. Vai! –
- Questo li riempirà di gioia, Signore dell’Orda – e corse via non senza pensare che sarebbe stato il massimo se qualche luogotenente ambizioso gli avesse spaccato la testa con un colpo d’ascia nella mischia o una freccia terrestre lo avesse colpito in piena fronte. E ridacchiò all’idea “Eh, eh vorrei vederlo mentre muore il grande Signore dell’Orda e Supremo Principe del Caos. Vorrei vedere dove andrebbe a finire tutta quella spocchia che si porta dietro. Tutti così i capi, mandano gli altri a morire per la loro vanagloria e chi vince veramente le battaglie, noi soldati di linea, se se la cava in battaglia dovrà poi continuare a combattere per la sopravvivenza quotidiana. Che l’occhio del Grande Creatore possa posarsi sui miei commilitoni e abbandonare per un momento… un solo momento, quello fatale… quell’infame borioso. Ah, perché i desiderata di un umile tuo servo non vengono mai esauditi?”



- Consigliere, gli esploratori avvisano che dalla ricognizione dall’alto hanno potuto appurare che le forze magiche della tenebra stanno portando avanti macchine enormi. Più d’uno è convinto di aver capito che si tratti di macchinari per la creazione di fortissimi vortici di vento. Le macchine saranno in posizione in meno di un’ora. –
- Vortici di vento? – Ydzz cominciò a meditare e contemporaneamente fece cenno ad alcuni aiutanti draghi che sibilavano tra di loro in tono abbastanza calmo di avvicinarsi – Avete capito? –
- Sì, consigliere. Ma il nemico sta sprecando il suo tempo a parer nostro. Le loro macchine non possono creare eccessivi danni né alle centurie, né agli eserciti degli homi – rispose quello che sembrava essere il più anziano.
- Mi sfugge il perché, mio saggio Zzys. Spiegatevi meglio. –


- Acuto, alcuni uomini hanno bisogno del tuo aiuto. Hanno ferite lievi alle braccia e alle gambe. Occorre la tua opera per risanarle e permettere loro di tornare in linea per la prossima carica. –
- Arriviamo subito, alfiere. Fratello Kalamin, non pensavo mai di essere impegnato così duramente come mai nella mia pur lunga esistenza. Sono praticamente tre settimane che siamo continuamente sotto pressione. E lo sto facendo con gioia, questo apre in me un dubbio ossia… –
- Perilfin, non ti lamentare, sei il più giovane. E poi non dimentichiamo che è la nostra missione. Anche se siamo tagliati fuori dal mondo della Luce, non dobbiamo dimenticare di farne parte e di essere l’ultimo baluardo di esso contro l’impero della Tenebra. Combattiamo per la Terra, ma anche per il nostro Imperatore. –
- Acuto, i feriti! – richiamò l’alfiere.
- Sono subito da voi. – rispose Kalamin; poi rivolto al suo compagno - Non pensare alla fatica, Perilfin, vedrai che essa peserà meno. –
- Vengo anche io, così farai prima a risanare i combattenti umani. Comunque non era assolutamente alla fatica che intendevo alludere. Parliamo a lavoro finito… – e insieme iniziarono l’opera di cicatrizzazione delle ferite lievi e dell’annullamento del dolore nei feriti più gravi. La gran parte dei cavalieri della Guardia d’Onore fu messa in grado di riprendere il proprio posto tra le linee prima dell’attacco successivo.

- Parli di servire ancora l’Imperatore, Kalamin. E lo farei senza problemi, ma un dubbio mi assale ogni volta che penso all’argomento. Possiamo ancora definirci uomini dell’Impero della Luce, fratello? L’Imperatore, o chi per lui, sa se ancora esistiamo? Pur non avendo ricevuto l’abominevole condizionamento che ebbe Finarfin, credi che l’averci abbandonato per millenni su questo pianeta senza mai una volta crearsi il problema di sapere se fossimo ancora vivi… se fossimo ancora vivi, Kalamin… non sia stato delittuoso? Io, in tutta verità, credo di essermi affrancato dal vincolo d’onore che mi legava all’Impero. Io, oggi, anche se profondamente diverso da loro, mi sento semplicemente un umano. Io oggi, fratello, non combatto per un Imperatore che non ricordo neppure come sia fatto, io combatto per gli stessi ideali che sostengono lo sforzo di questi uomini che mettono in gioco quei pochi anni di vita che la Natura ha riservato loro. Io combatto per la Terra che al momento considero la mia unica vera Patria… -

- Taci, Perilfin, taci… pensi che ognuno di noi non stia pensando la stessa identica cosa? Pensi che l’affetto che portiamo verso questa gente non pesi sulle nostre coscienze se messo in contrapposizione al giuramento che facemmo di fedeltà all’Impero della Luce? Ognuno di noi… ne sono sicuro, Perilfin… è nelle tue stesse condizioni. Non credere che certi sentimenti non alberghino nei cuori dei fratelli. -

 
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