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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo VIII - Parte II PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

- Così quello stupido del principe Slaanesh è caduto in una trappola che non avrebbe ingannato neppure un bambino – tuonò il Signore dell’Orda.
I suoi luogotenenti tacevano ben conoscendo l’irascibilità del loro capo, ma nelle loro menti non erano affatto convinti di quanto stesse dicendo il principe Nagash. Contraddirlo avrebbe potuto significare essere squartati e appesi alle mura di Ur’ql e allora dicesse quello che gli piaceva, tanto Slaanesh era già morto. Che gli abitanti di questo pianeta fossero degli imbecilli a loro, che avevano avuto a che farne almeno una volta, non sembrava affatto, ma credesse anche questo tanto l’enorme disparità numerica delle truppe avrebbe sopperito a qualunque sottovalutazione di quel fanatico del loro comandante. Troppo più forte l’Orda per preoccuparsi di qualunque cosa.
- Voleva sicuramente la vittoria tutta per sé – riprese a pensare ad alta voce ad uso dei suoi subalterni il comandante dell’Orda – Voleva essere ricordato in eterno, lo stupido. E lo sarà come “Slaanesh il Cretino” responsabile della più cocente sconfitta dell’Impero della Tenebra, una macchia che non sarà mai cancellata nel tempo. L’Imperatore cancellerà il suo nome da quello della nobiltà dell’Universo Oscuro, la sua famiglia sarà privata di ogni bene e i singoli individui venduti come schiavi o peggio come carne da macello se giovani e grassi abbastanza. Meditate su questo e sulla stupidità di prendere inutili iniziative personali più tardi nel corso della battaglia. Non tollererò ulteriori comportamenti individualistici nella campagna, che rischiano di essere solo nei nella vittoria finale che ci arriderà. Il mio nome dovrà risplendere di una fama immacolata alla fine di questa operazione di bonifica del pianeta: Nagash, principe demone del Caos, vincitore della grande battaglia che portò all’acquisizione di Terraqua all’Impero della Tenebra. –
Ripensandoci bene, nessuno dei presenti ebbe a ridire alcunché, perché il pensiero del Signore dell’Orda era anche il loro e non aveva avuto punti deboli. Tutti si erano resi conto che la vanagloria era stata la causa della disfatta del principe Slaanesh e del massacro delle loro forze; tutti erano coscienti che ogni parola pronunciata da Nagash aveva colpito nel segno. E poi, lui era il capo, investito dall’Imperatore; a lui tutti gli onori di una vittoria, anche se se ne sarebbe stato ben bene al sicuro all’interno della grande tenda nera.
- Non credo che ci sia il tempo, oggi, per mettere fine a questa battaglia che reputo una mera formalità. Impegneremo il nemico solo in una serie di scaramucce per tenerlo impegnato e metterlo di fronte all’evidenza che ogni nostra mossa sarà letale per lui. Quando lo scoramento sarà massimo e dopo una notte per loro insonne sotto la pressione delle nostre truppe, domani attaccheremo per l’assalto finale. E per domani, un solo ordine categorico: “sterminateli tutti, senza pietà”. Dopo aver distrutto questi miserabili pezzenti, umani o sauri che siano, sarà solo un gioco da cuccioli assoggettare quello che rimane di queste razze e farlo schiavo, affinché servano al nostro svago e ci liberino dai problemi meschini di conduzione del pianeta. Ho studiato profondamente le battaglie trascorse avvenute qui su Terraqua e credo proprio di aver capito quale sia la tattica degli eserciti terrestri. Lo schieramento che stanno ponendo in atto conferma pienamente quanto da me previsto. Oltretutto non hanno più neppure l’appoggio di quelle miserabili schiere dei soldati della Luce da noi così magistralmente battuti. – un discreto e servile coro di approvazione e di ammirazione sottolineò tra le file dei comandanti queste parole. Facendo finta di non capire la falsità dello stesso, Nagash proseguì. – Grazie, ma è solo il dovere di un Signore dell’Orda essere al di sopra intellettivamente dei suoi inferiori subordinati. Ritornando al facile compito che ci attende, dicevo che la vittoria nella battaglia sarà solo un gioco da cuccioli da svezzare. Alla fine della campagna, anche se il vostro apporto sarà minimo, la magnificenza dell’Imperatore sarà prodiga nei vostri confronti. Saranno sicuramente assegnati territori su Terraqua che voi dovrete far fruttare per il guadagno dell’Imperatore e vostro personale. Siccome… sapete bene… l’Imperatore nella sua grande democraticità imporrà tributi uguali per tutti i territori e, innanzi tutto, chiederà al futuro Coordinatore del Pianeta, cioè a me, a chi assegnare i vari territori, sarà opportuno che domani mettiate in mostra tutto il coraggio che avete, ma sopra tutto la sollecitudine di obbedire ai miei ordini. Capito?! – urlò, mentre i luogotenenti abbassavano servilmente il capo – Premierò con i principati migliori in cui il tributo sarà una minima parte del ricavabile chi mi obbedirà meglio; punirò con quelli che a fatica riusciranno a racimolare il dovuto chi vorrà fare il furbo o di testa sua. E ora andate tra le vostre truppe, attendete ordini, caricatele di odio per la battaglia ma ricordate: il mio occhio sarà puntato su ognuno di voi e guai a chi mi disobbedirà. Per la maggior gloria dell’Imperatore. – Per la maggior gloria dell’Imperatore, al servizio del Signore dell’Orda Nagash Principe Supremo del Caos. – i luogotenenti si inchinarono profondamente al loro Signore e tornarono alle loro truppe.



- Per la Terra! – la fanteria dell’esercito del Puy des Gemmes alzò alto al cielo il nuovo grido di battaglia.

Gli elmi da combattimento a tesa larga non nascondevano le dure espressioni dei guerrieri. Armati di spade corte da corpo a corpo portavano al braccio uno scudo tondo di dimensioni più piccole del solito. Sullo scudo era rappresentato lo stemma della provincia: un grande diamante circondato da un cerchio formato da rubini e zaffiri. Vestivano casacche e pantaloni di color marrone sotto cui portavano cotte di maglia di ferro per ulteriore protezione nel combattimento. Negli occhi degli uomini e delle donne in armi c’era segnata la determinazione che albergava nei loro cuori.
Quando le prime file scorsero i fazzoletti da collo sulle braccia dei due giovani, l’urlo divenne boato e i guerrieri si levarono l’elmo in segno di augurio ed esultanza: il loro futuro re aveva trovato la compagna della sua vita. Tra le braccia che si levavano al cielo non poche portavano anche loro simboli d’amore e fedeltà identici.
I cavalieri erranti comandanti le compagnie vestivano, come i confratelli delle altre provincie, per l’occasione i colori della provincia di appartenenza così come ne portavano su scudi e corazze lo stemma. Per il Puy des Gemmes erano gli unici armati montati a cavallo. La maggior parte di quella popolazione era abituata a vivere sottoterra, lungo i cunicoli delle gallerie scavate nelle miniere. I cavalli per correre all’aria aperta tra patri e boschi erano per loro null’altro che un lusso a cui si poteva tranquillamente fare a meno.

 
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