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Libro Primo "Una strana amicizia" - Capitolo VIII - Parte I PDF Stampa E-mail


di Angelo De Silvestri 

Erano passate tre ore dal sorgere del sole e gli eserciti alleati avevano appena finito di prendere posizione. Ora uomini e draghi attendevano che anche il campo avverso si schierasse.
Mai la Terra aveva visto un’armata così potente e numerosa di coloro che vi erano nati, nonostante la perdurante assenza degli eserciti impegnati nella Sierra. File e file di uomini in pieno assetto da combattimento precedevano le armi a lunga gittata: grandi balestre, catapulte e mangani. Negli intervalli dei reggimenti di fanteria scalpitavano uomini e animali di quelli della cavalleria. I reparti di arcieri erano schierati alle spalle.
In tutto lo schieramento sembrava regnare quella calma apparente che nasconde sempre la tensione per la battaglia ormai prossima.
Il nemico ti è di fronte. Non c’è più il tempo per pensare, ma solo quello di lottare al meglio per salvare la tua vita, quella del commilitone al tuo fianco (amico per un giorno) se la sorte ti è propizia e per sperare di assaporare il gusto della vittoria a fine giornata se la stessa arriderà ai tuoi colori. Non è più il tempo di aver paura. I timori, quei timori che ognuno porta con sé sul campo di battaglia, ormai devono essere vinti come lo dovrà il tuo nemico nelle ore a venire.
Più dietro sulle alture, alle spalle dell’armata degli uomini, erano già schierate, ed in bella vista, le centurie dei draghi pronte a planare e a colpire. Non era più il tempo di nascondere alla tracotanza di chi aveva avuto l’ardire di sentirsi padrone in casa di altri che tutti quelli che erano i legittimi padroni della Terra erano schierati contro di lui. Pronti forse a morire, ma non a rinunciare a ciò che la sorte aveva dato loro e non agli altri.
Tra gli eserciti degli uomini schierati nella piana e le centurie dei draghi pronte all’azione sulle piccole alture dietro di essi vi erano le tende del Comando Supremo delle truppe alleate.

Per quanto sembrasse potente, l’esercito alleato era poca cosa, alla vista, rispetto a quello della Tenebra. Per esso si stavano schierando effettivi almeno sette volte superiori in numero. Orchi e principi demoni formavano le prime file con dietro stregoni e streghe, pronti a lanciare ogni tipo di diavoleria che la magia permettesse contro quei terrestri. Alle spalle di tutti, la grande tenda nera di comando del Signore dell’Orda, Nagash Principe Supremo del Caos.
Se il silenzio era il fattore dominante tra i terrestri, una frenesia vociante e gioiosa sembrava pervadere le truppe della Tenebra. Non sfuggiva a quei combattenti la disparità del numero delle forze schierate in campo. Assetati di sangue come al solito, orchi e principi demoni già pregustavano i banchetti di carne a cui avrebbero preso parte a fine battaglia. Perché la battaglia sarebbe stata vittoriosa, nessuno aveva dubbi al riguardo. Qualcuno più invasato si spingeva, tra le risa degli altri, fuori dalle linee per lanciare provocazioni o abbandonarsi a gesti osceni verso il nemico, quasi incoraggiato in questo dalle urla di incitamento degli altri compagni. I comandanti dell’Orda ridevano a queste guasconate dei loro soldati, pensando che non potevano che far del bene al morale delle truppe.



Nella tenda del Comando Alleato regnava una tensione profonda. Nessuno si nascondeva che la posta in palio era altissima. Tutti avevano ben in mente come dall’esito di quella battaglia dipendesse il destino dei popoli nativi della Terra. Tutti avevano ben in mente la disparità delle forze in campo. Tutti avevano ben in mente come, anche se perfettamente addestrato, il loro era un esercito di artigiani, di contadini, di operai o di gente di pensiero contro un esercito di individui addestrati solo ad uccidere per vincere. Inoltre la gestione di truppe così disparate per provenienza e, addirittura, razza poteva produrre incomprensioni o gelosie. Ed in effetti diverse volte i comandanti supremi, re Leandro e il consigliere Ydzz, erano dovuti intervenire per dirimere questioni tra i vari generali sia umani che dragoniani. Fortunatamente, però, non si erano creati mai gruppi di soli uomini o di soli draghi. Questo aveva, quindi, permesso di avere piena credibilità da parte dei due pacieri.
Il piano generale era stato concordato, non senza qualche fatica, ed ora Ydzz stava curando gli ultimi particolari nella riunione finale.

- Ho saputo che la visita notturna dei comandanti sul campo, il principe Augusto e il consigliere Xyfs, ha riscosso un enorme successo tra le truppe. Poiché i due sono qui fuori la tenda per ascoltare le ultime decisioni del Consiglio, propongo una ulteriore rivista con le truppe schierate al ritorno verso il loro comando davanti agli eserciti. –
- D’accordo, anche noi crediamo che sia cosa utile.


Il piccolo drappello stava rientrando e, come da ordini ricevuti, si apprestava a passare in rivista l’intera Armata schierata sul fronte di battaglia.
Davanti principe e consigliere, l’uno con una splendente corazza argentea con le bordature d’oro e al centro l’aquila simbolo della casa reale, sullo scudo riportava in campo di metallo argento un’aquila in metallo oro; l’altro con un solido scudo di cuoio fissato sul petto dove il suo corpo non era coperto (e quindi protetto) dalle scaglie naturali, sul fianco l’enorme ascia bipenne dei draghi.
Appena dietro i due, sul fianco del principe, Inge. Anche lei con una corazza argentea con al centro lo stemma del Weisswald, un fiordaliso colore bianco in campo colore verde. Lo scudo era colore verde con il fiordaliso bianco disegnato sul quarto superiore sinistro. Ancora dietro i due servitori del principe con le armature bianche della casa reale. Sul fianco del consigliere, Sirwilm nella stupenda armatura da Acuto delle Rocce, dietro di lui i due collaboratori del consigliere con la stessa armatura tipica per tutti i draghi, consigliere compreso.
Sirwilm aveva appena finito di farsi raccontare cosa mai avessero fatto delle Colonne Luminose i due e, sopra tutto, dove fosse posizionata la porta e le misure di spazio che ne avevano fatto saltare il collegamento. Dentro di sé, stava pensando alla genialità del drago che aveva al fianco e che aveva intuito tutto sulla teoria delle porte spazio-temporali, ma anche a come ormai lui e gli altri elfi fossero, almeno momentaneamente, intrappolati ed isolati in quel pianeta. Non che il fatto gli dispiacesse, e sicuramente il suo era il pensiero di tutti i suoi compagni, ma sapere che ti hanno tagliato i ponti verso il tuo mondo non è certo una cosa da rendere allegri.
Il gruppo stava uscendo dalla foresta che copriva il fianco sinistro dell’Armata.
- Vorrei solo sapere che senso ha fare questa passerella – sbuffò Xyfs – Neanche voglio immaginarmi quante miglia siano di fronte. Voi, belli e gaudenti, almeno siete a cavallo, io, invece, li dovrò fare a piedi. A meno che non vogliate assistere alla scena del sottoscritto che svolazza come un pollo. No, non credo proprio che sia dignitoso. –
- Ultimamente non fai che lamentarti. Io farei qualunque cosa per vincere – soggiunse tra sé il principe – Avanti, siamo arrivati. Xyfs non temere terremo i cavalli al passo. –
Usciti dalla foresta, sulla loro destra videro la lunga linea dei guerrieri. Superando l’attimo di smarrimento, misero i cavalli al passo e si avviarono per la rivista.

 
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