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Guerre stellari - presentazione gioco
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Il giovane Kraios intravide uno strano luccichio provenire da un punto imprecisato del caldo deserto di Tatooine, un bagliore insolito per la desolazione di quel luogo. Nella monotonia della sua vita di contadino anche una piccola stranezza rappresentava la più eccitante delle novità e senza indugiare o porsi troppe domande si diresse istintivamente verso l’origine di quella luce.
Uno strano oggetto metallico brillò tra sue mani, che lo rigirarono più volte per intuirne i segreti nascosti. Dopo vari tentativi Kraios si accorse di aver ottenuto qualche risultato e un fascio di luce azzurra, proveniente dal centro di quella scatola di metallo, si proiettò nell’aria fino ad assumere una forma più nitida, ben riconoscibile nella figura di uno strano personaggio, con barba e capelli bianchi, avvolto e incappucciato in un manto marrone scuro.
Nonostante lo stupore e un pizzico di timore, Kraios avvicinò il capo all’immagine tridimensionale per scrutarla meglio. Quando una voce uscì da quella scatola metallica il contadino trasalì lasciandola cadere sulla sabbia e interrompendo in tal modo suoni e immagini.
Scappò verso casa ma, dopo pochi passi, una strana e piacevole sensazione sussurrò al suo cuore che non correva alcun pericolo. In pochi secondi quella sensazione lo avvolse completamente infondendogli un insolito vigore e un coraggio mai avuto prima di allora.
Kraios ritornò allora sui suoi passi, raccolse nuovamente l‘oggetto e, dopo averlo nascosto nella tasca del suo mantello, si diresse verso un luogo tranquillo dove poterne scrutare al meglio i segreti: la sua stanza.
“Sono rientrato zio, sono un po’ stanco e se non ti dispiace andrò a riposare un po’”.
Senza attendere risposta il ragazzo filò dritto in camera sua.
Rapito dall’eccitazione della nuova scoperta, Kraios si rifugiò sotto le coperte, ribaltò la scatola parlante e, dopo qualche tentativo, come poco prima la luce azzurra scaturì, prese ancora la forma di quel vecchio e finalmente iniziò a parlare.


Dall’archivio Jedi, anno 198 dalla battaglia di Yavin - Memorie della Galassia

La Galassia dei nostri antichi maestri è ormai un lontano ricordo. La Repubblica vive in un uno stato di calma apparente, numerosi sistemi dell’Orlo Esterno rappresentano una minaccia senza precedenti per l’intera razza umana. Fanatismo religioso, manie di conquista e rivendicazioni politiche hanno fatto breccia nei cuori degli alieni che, riuniti sotto la bandiera dell’Egemonia, si sono organizzati per annientare ogni traccia di umanità dalla galassia.
L’Impero sta affrontando il problema direttamente sul campo di battaglia: le sue navi sono schierate contro quelle del nemico alieno. Tuttavia anche l’attuale Impero non è che una parvenza di quello di un tempo; le continue lotte intestine, le diaspore interne e l’intromissione dei Signori Oscuri dei Sith lo hanno ridimensionato considerevolmente, sia in potenza che in efficienza. L’attuale Imperatore è alla guida di un ordinamento rattoppato e postumo delle fresche ferite causate dagli ultimi avvenimenti ma la sua opera di riorganizzazione sta iniziando a dare i suoi frutti e la vittoria non è un obiettivo da scartare con troppa leggerezza.
I Sith sono dispersi, il loro ultimo signore, Darth Krayt, è stato sconfitto e ucciso dai Jedi e ora, senza una guida forte, di essi nella Galassia non c’è traccia evidente. Ma io, noi, gli Jedi rimasti, percepiamo la loro oscura e temibile presenza. Sono ancora numerosi e ansiosi di sottomettere al loro crudele giogo tutti i sistemi della Galassia conosciuta. Il Lato Oscuro è assopito in attesa del momento più opportuno per manifestarsi in tutta la sua violenza.
Noi Cavalieri Jedi siamo stati costretti ancora una volta a celare la nostra presenza agli umani poiché essi non hanno saputo e voluto capire il nostro operato. Guardiamo al di là delle razze, al di là della politica, il nostro unico scopo è riunire la Galassia sotto la bandiera comune della pace.


Il messaggio non era finito ma si interruppe in uno strano fruscio, evidente segno che la scatola parlante doveva essersi guastata. Ma cos’era quella scatola? Un giocattolo? Una storia per bambini? Il volto grave dell’ologramma e il tono della voce, triste e preoccupata, non davano sostegno a quell’ipotesi. Qualcosa di quanto Kraios aveva appena udito doveva essere vera ed in cuor suo il ragazzo ne aveva un’inspiegabile certezza. Inspiegabile come la consapevolezza che quella scatola non era giunta per caso tra le sue mani e che ben presto Tatooine non sarebbe più stato la sua casa.

 
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