Chiariamo subito una cosa. Chi crede che rivedere un defunto sia un’esperienza all’acqua di rose (in questo caso sarebbe più corretto dire crisantemi), sbaglia di grosso e ha visto troppe soap opera. Se qualcuno di voi rivedesse un conoscente scomparso anni prima cosa farebbe? Ve lo dico io. Gli sparerebbe in testa (soluzione antizombies alla Dylan Dog) oppure si farebbe prendere un coccolone seduta stante. Armand, invece, optò per una terza soluzione: svenire. Il problema è che svenne una decina di volte prima di riprendere definitivamente conoscenza: ogni volta che apriva gli occhi e si trovava di fronte il suo vecchio capo sepolto anni prima (una storia tragica omessa nella prima parte del racconto per non immalinconirvi), perdeva immediatamente i sensi.
L’undicesima volta fu la quella buona. Per distrarlo dal trauma e farlo rinvenire, Maxime (questo il nome del suo vecchio caposervizio) architetto uno stratagemma. Gli fece trovare in stanza un’elfa di 170 cm con misure da pinup. In realtà l’elfa era un ex elfo oscuro travestito da femmina da Maxime: grazie ai lunghi capelli biondi, le forme avvenenti (rese tali con un bra e adeguati slip rinforzati nella parte posteriore) e il favore dell’oscurità, il trucco funzionò.
Ridestatosi per l’undicesima volta, Armand si trovò di fronte la bellissima donna e non Maxime. Il giornalista era stato adagiato su un letto a due piazze con lenzuola di seta blu con ricami a forma di stella e un baldacchino ricoperto da vischio (che vi aspettavate in casa di Babbo Natale? Anzi che non gli avevano messo le pantofole a forma di renna). La stanza da letto era molto buia, rischiarata solo da una piccola candela posta sul comodino adiacente il giaciglio di Armand. Quando il giovane si svegliò vide l’elfa in piedi accanto a lui nella penombra. Iniziarono a parlare. Apprendere da quella bellezza che aveva qualcosa di androgino (un eufemismo, ve lo garantisce uno che ha visto un elfo sotto una doccia) che si trovava in casa di Babbo Natale fu meno traumatico delle volte precedenti.
Altrettanto non si può dire di quando l’elfa si avvicinò troppo alla luce rivelando una barba da nano spalatore di carbone mal tagliata: dopo gli svenimenti fu la volta dei conati di vomito. Piegato sulla tazza del bagno e aiutato da Maxime a rimettere, Armand riconobbe nella mano che gli teneva la fronte quella del suo vecchio capo che tante volte lo aveva aiutato sulla Terra allo stesso modo quando le sbronze del dopo lavoro passavano al fegato a riscuotere. Misteriose sono le vie in cui si manifesta il tema dell’agnizione.
I due vecchi colleghi non si riabbracciarono preferendo una vigorosa stretta di mano carica d’affetto (lo avreste fatto anche voi se la persona davanti a voi avesse avuto una camicia lordata da una cena “riciclata” a base di specialità altoatesine).
Finalmente arrivò il momento delle domande e delle risposte.
«Come è possibile che tu sia ancora vivo?» chiese Armand
«Che fai ricominci?»
«No, intendevo come è possibile che tu mi stia parlando»
«Nonostante i passi avanti della telefonia mobile e della comunicazione fatti sulla Terra negli ultimi anni, dal punto di vista delle sedute spiritiche siete ancora indietro. Per questo motivo ho messo in pratica il difficilissimo esercizio della convocazione al contrario. Si tratta di…»
«Aspetta» lo interruppe Armand «Avevo intuito di non essere stato io ad evocarti. Quello che mi interessa non è la parte tecnica ma quella pratica: come è possibile che io e te si parli insieme se tu sei morto»
«Se tu avessi fatto il praticantato all’Osservatore Romano anziché a al nostro giornale dove ti divertivi a fare tu l’osservatore (ma dal buco delle serrature dei bagni delle donne), avresti imparato due o tre cosette sull’immortalità dell’anima»
«Questo vuol dire che sei puro spirito?»
«Esatto, ma non cercare di aspirarmi con una cannuccia per sentire che sapore ho. Non sono quel tipo di spirito»
«Se è per questo non sei neanche spiritoso…»
«Bando alle ciance. Quando sono passato a miglior vita mi sono trovato di fronte ad un bivio. Nell’aldilà non puoi stare con le mani in mano, devi renderti utile. Come sai ho sempre fatto il giornalista ma da questa parte è peggio che da voi»
«Ossia?» lo interruppe Armand incuriosito
«Tutti i padri del giornalismo che hanno liberato posti da voi, li hanno occupati da noi. Ti puoi immaginare la concorrenza: c’è più disoccupazione qui che sulla Terra. Così per sbarcare il lunario ho deciso di fare un lavoro di ufficio stampa»
«Ufficio stampa nell’aldilà?»
«Secondo te perché sulla Terra si parla ancora di Attila dopo 2000 anni? Perché ha un opinion maker con le palle che fa ancora parlare di lui. E gli atlantidi? Scomparsi millenni prima di noi ma ogni mese c’è uno speciale in televisione su di loro. Così, visto che anche in questo settore i posti migliori erano quasi tutti occupati, ho deciso di curare la comunicazione al personaggio più conosciuto di tutti i tempi: Santa Claus»
«Ma non esiste, è un invenzione letteraria!»
«Ti ricordi quella scatola di costruzione che chiedesti a Babbo Natale quando avevi 4 anni»
«Certo, non la ricevetti mai. Mio padre tirò fuori la scusa che il vicino di casa aveva sparato a Babbo Natale»
«Non era una scusa ma neanche la verità»
«Come? E tu cosa ne sai?» esclamò Armand
«Quella vigilia tuo padre stava preparando i fuochi d’artificio per capodanno con un suo amico napoletano, tale Gennaro Delfino detto “tricchetracche”, un ex artificiere diventato venditore ambulante di petardi illegali. Uno dei razzi che avevano comprato partì erroneamente colpendo la slitta di Babbo Natale»
«E’ uno scherzo?»
«Assolutamente no. Quella che vedi» Maxime gli porse un foglio «è il CID fatto quella sera. Il razzo colpi la slitta distruggendola. L’assicurazione di tuo padre, però, si rifiutò di pagare le spese perché non copriva quel tipo di incidenti»
«Un CID con Babbo Natale?»
«Tu correresti senza assicurazione su una slitta volante con i regali per tutti i bambini del mondo come carico sporgente trainato da un branco di renne? Una polizza assicurativa è fondamentale in questo lavoro, credimi»
«Ancora non capisco cosa c’entro io in tutto questo»
«Vedi, tu sei un giornalista di grido, un professionista affermato conosciuto per le sue posizioni contro la beneficenza indiscriminata»
«Senti, la favoletta dei tre spiriti del Natale già la conosco. Non sarai venuto a dirmi che tu sei il mio ex collega tornato dall’aldilà per avvertirmi che la mia esistenza nel regno dell’oltretomba è in pericolo per come mi sto comportando sulla Terra e che la vigilia di Natale verranno a trovarmi 3 spiriti?»
«Assolutamente no. Quella dei 3 spiriti è una pratica caduta in disuso verso la fine della Prima Guerra Mondiale, oggi usiamo mezzi differenti. Dall’osservazione del genere umano abbiamo capito che i mezzi coercitivi funzionano meglio. Ti comporti male? Non rispetti il Natale? Noi ti mandiamo a casa degli elfi con trascorsi nel settore delle riscossioni crediti che ti convinceranno a cambiare stile di vita. Ma non è di questo che stavamo parlando. Discutevamo di un certo CID»
«Scusa non mi hai chiamato per cambiare la mia vita?»
«Fai regolarmente i regali di Natale, sei uno dei pochi in Italia che ancora paga il canone Rai e non hai mai chiesto rimborsi spese fasulli. Tu sei il perfetto cherubino. Il problema è che rompi un po’ le scatole»
«Ma se hai detto che sono un angelo»
«Nella vita privata ma con il giornale ci stati rovinando gli affari. Negli ultimi due anni la mancata pubblicazione di articoli riguardanti manifestazioni sportive benefiche sul tuo giornali ci è costata una perdita del 4% delle nostre entrate»
«Entrate? E cosa ci fate se nella fabbrica di Babbo Natale viene fatto tutto per magia?»
«Ragazzo mio, quanto credi che costi la manodopera di un elfo giocattolaio? E quella di un piccolo assistente di Babbo Natale? Senza considerare la biada che mangiano quelle renne! Almeno potessimo farle correre agli ippodromi per rientrare delle spese: con quelle corna neanche una corsa clandestina possiamo farci! Magia? E’ un miracolo se l’arrivo dell’euro non ci ha mandato in bancarotta!»
«Ancora non capisco il mio ruolo»
«Facile. Tu fai scrivere articoli sulle nostre manifestazioni benefiche che ti segnalerò con un comunicato stampa e noi dimenticheremo i danni che tuo padre dovrebbe risarcirci»
«Ma questo è un ricatto!»
«Dimenticavo, oltre al debito cancellato avrai in omaggio regali di Natale per 4 anni»
«Oltraggioso»
«Vabbé, facciamo 5»
«Mi rifiuto»
«Preferisci gli elfi esattori?»
«Ci accordiamo per 7 anni più un abbonamento alla televisione satellitare?»
«Solo canali sportivi, niente cinema»
«Sento che lo spirito del Natale mi sta già pervadendo»
«Posso offrirti un dolce natalizio prima del tuo ritorno sulla Terra o magari preferisci un brindisi? Sai mi sono fatto una discreta cantina»
«Ti pagano bene?»
«Abbastanza ma il lavoro non mi lascia tempo»
«Una mano potrebbe farti comodo?»
«Magari una collaborazione a progetto ben retribuita?»
«Pensavo proprio a questo»
«Possiamo parlarne, accennami qualcosa»
«Senti, ora che il Natale è salvo, bisogna pensare alla concorrenza. Perché non facciamo una campagna contro il coniglio pasquale. Il mercato delle uova di Pasqua è vergognoso, ti rubano i soldi per cioccolata scadente e sorprese di plasticaccia…»
E fu così che due amici si ritrovarono e il Natale fu salvato.
Ehm, un consiglio.
Le uova di cioccolata fanno male allo stomaco, meglio il panettone. Me lo ha detto un gruppo di elfi tanto simpatici…