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di John Hunt Erano oramai trascorsi diversi anni da quando la guerra era finita e lei aspettava ancora che il suo uomo ritornasse a casa: aveva avuto notizia che la sua nave era stata affondata del nemico, ma il suo corpo non era mai stato ritrovato e la speranza quindi non la aveva ancora abbandonata. Così ogni giorno si recava sul bordo della spiaggia, la spiaggia ruvida e selvaggia della Carolina del Sud, e guardava il mare, quei flutti azzurri che forse lo avevano inghiottito, e trascorreva lì in contemplazione le ore, circondata solo dallo stridere dei gabbiani in cielo, e dal ritmico e dolce muoversi delle onde. Oramai tutti nella cittadina la consideravano mezza pazza, vedova inconsolabile che non accettava di definirsi tale. Aveva preso l’abitudine di parlare di suo marito come se lo aspettasse da un momento all’altro e questo l'aveva fatta allontanare ulteriormente dalla popolazione composta in prevalenza da orfani e vedove di guerra: nessuno voleva ricordare gli orrori e le sofferenze patite in una guerra perduta e la sua stupida ottusità di perseverare nel ricordare, nello sperare in un suo assurdo ritorno, dava molto fastidio alla gente comune. Nonostante questo, era incurante delle occhiate colme di rabbia che le cadevano addosso come folgori, sapeva ciò che pensava la gente di lei, ma non le importava, erano altre le cose che le stavano a cuore e sapeva che lei aveva qualcosa in piu rispetto a tutte le altre persone presenti nella cittadina, un qualcosa che forse non la faceva rinunciare alla vita, qualcosa senza cui il mondo sarebbe nullo: la speranza, speranza che si era fisicamente incarnata nel marito scomparso, ma che era speranza in un futuro migliore, sogni e pensieri che la guerra avevano cancellato in molte persone, ma che in lei vivevano ancora. Quel giorno il vento era forte e i capelli sciolti danzavano illuminati dai raggi del sole intrecciando arabeschi d’ombra sulla sabbia. Anche le pieghe del vestito volteggiavano come bandiere, aderendo al suo corpo e facendo risaltare forme che in condizioni normali sarebbero state accuratamente celate. Chiuse gli occhi rivolgendo il viso verso il vento e aspirò profondamente l’odore del mare. La dolce brezza le accarezzava la pelle e lei immaginò che fossero le dita del marito che le scorrevano lente e dolci sul viso, lo immaginava stringerle il corpo facendola aderire al suo; e poi i suoi pensieri andarono oltre. Aprì gli occhi e guardò il mare, l’azzurra immensità era agitata e le onde si alzavano bianche a perdita d’occhio; ogni tanto un gabbiano si calava in picchiata sul mare per riemergere immediatamente con il pasto nel becco e poi sparire nel cielo diretto verso il proprio nido. Tutto era in pace e naturale, nessun turbamento, tutto era placido come sempre. Fece per tornare a casa; quando un ombra in lontananza sulla spiaggia attirò il suo sguardo si fermò a guardarla, vide l’ombra ingrandirsi mentre il suo cuore batteva sempre più forte, la mente accesa da un folle pensiero. L’ombra si avvicinò rivelando i contorni di un uomo; il volto era celato da un logoro cappello, i vestiti strappati in più punti e una folta barba gli scendeva sul petto: sembrava un mendicante eppure qualcosa le face sussultare il cuore; il suo passo, il rumore ritmico e ansante del suo respiro. L’uomo fece ancora alcuni passi poi disse: "Beth…" Nel sentire queste parole il volto di lei si rigò di lacrime.
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